Pillole di Bit

By Francesco Tucci

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Category: Technology

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Description

Tutti i giorni utilizziamo dispositivi digitali, ma come sono fatti dentro? Come fanno a fornirci tutti i loro servizi? E' (quasi) tutto merito dei bit! In ogni puntata 10 minuti di lente di ingrandimento su queste piccolissime entità poco conosciute.

Episode Date
#261 – Comunicare male
11:19

C'è un guasto grosso sulla rete di TIM e in contemporanea esce un lancio di agenzia su un attacco hacker relativo a una vulnerabilità di due anni fa che viene sfruttata da 3 giorni su sistemi esposti non aggiornati. No, non si comunica la tecnologia e la sicurezza informatica in questo modo.

Feb 06, 2023
#260 – Servizio cloud o a casa
11:16

I recenti attacchi a servizi cloud con il furto di dati hanno portato in molti a pensare che tenere le cose "sul computer di qualcun altro" forse non è un'idea così saggia. Sono abbastanza smart da potermi fare il mio server a casa ed è tutto più sicuro. Ecco, sei davvero convinto di questa cosa?

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

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Jan 30, 2023
#259 – Impianto elettrico
19:32

Dalla generazione dalla corrente, alla cabina di trasformazione si arriva al quadro di casa e poi alla presa elettrica dove si collega l'elettrodomestico o all'interruttore per accendere e spengere la luce. L'impianto elettrico di casa o dell'ufficio è composto da varie parti semplici o più complesse e da fili. La cosa più importante di tutte è che la corrente è pericolosa e non si devono mettere le mani dove non si deve.

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Jan 23, 2023
#258 – Tastiera
18:56

Il primo dispositivo che ci permette di comunicare direttamente con un computer è la tastiera, senza il mouse riusciamo a usare un computer, senza tastiera no. Anche se adesso possiamo interagire in mille altri modi. E se la tastiera è bella e ha una bella risposta tattile, le nostre dita sono più felici.

Attenzione: rischio elevato di mettere mano al portafogli

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Jan 16, 2023
#257 – Domotica
23:20

A cosa serve avere delle automazioni in casa, come si configurano, come deve essere fatta la rete e cosa posso controllare. Un'infarinatura per chi vuole iniziare e non vuole avventurarsi al buio

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Jan 09, 2023
#256 – Chi mi traccia
18:25

Mi soffermo per l'ultima volta sulla faccenda stucchevole del POS, per ricordare che tra tutte le cose che facciamo nella giornata è quella che lascia meno tracce in giro. E soprattutto queste tracce restano tra te e la banca.

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Dec 19, 2022
#255 – Passkey
11:16

Esiste un modo per accedere ai servizi senza mettere la password, ed è più sicuro del modo attuale dove mettiamo una password. Pare incredibile, ma è davvero così

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Dec 12, 2022
#254 – Il Social non è casa tua
14:37

Spesso si crede che tutto quello che mettiamo sulle piattaforme social sia sempre disponibile, per sempre. Ma non è affatto così, può succedere che per molti motivi perdiamo tutto, di punto in bianco. Siamo pronti a sostenere questa perdita, soprattutto se l'essere sui social network è fonte di reddito?

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Dec 05, 2022
#253 – Starlink
18:23

Accedere ad Internet passando dai satelliti, senza dover raggiungere i lontanissimi satelliti geostazionari (la luce è veloce, ma non istantanea) si può fare, ma con dei satelliti che girano sopra la testa e non stanno fermi la cosa non è affatto banale

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Nov 28, 2022
#252 – Realtà virtuale e aumentata
16:08

Cosa è reale, cosa è virtuale e cosa è reale, ma aumentato digitalmente. L'ultimo a me piace molto di più. Perché si vomita con il caschetto in testa e perché, secondo me, l'idea di Mark finirà male, malissimo.

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Nov 21, 2022
#251 – TOTP
16:43

Come fanno le app che usiamo per la 2FA a generare sempre il numero corretto che ci permette di accedere ai vari siti? Cos'è un seme? Posso avere lo stesso codice su più app? Queste e molte altre risposte, come sempre, in modo facile e alla portata di tutti

Ci sono i nuovi gadget!

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Nov 14, 2022
#250 – Navigare in incognito
14:11

Un nome che dà una falsa idea di riservatezza. La navigazione in incognito non nasconde niente della nostra navigazione se non per i file che sono salvati all'interno del browser. Oppure pensavate fosse una cosa di privacy totale?

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Oct 31, 2022
#249 – Mettere le cose in cloud
22:40

Cos'è il cloud? Dov'è il cloud? Come funziona il cloud? Chi fa funzionare il cloud? Vi accorgerete che forse non sapete proprio in modo preciso la risposta a tutte queste domande.

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Oct 24, 2022
#248 – NFC
9:10

Fratello di RFID, NFC fa cose diverse, ma usa la stessa tecnologia per attivare il chip passivo. Lo usiamo ogni volta che avviciniamo una carta bancomat o il telefono a un dispositivo, è quotidianamente presente nelle nostre vite.

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Oct 17, 2022
#247 – Linux Day 2022
12:41

Come ogni anno a ottobre c'è una giornata dedicata a Linux, solitamente a fine mese, quest'anno è sabato 22 ottobre. In molte città ci sono eventi e c'è anche una versione online. Il Linux Day è un evento per venire a scoprire cos'è Linux e cosa comprende tutto il movimento Open Source che ci gira intorno. È un momento molto istruttivo, secondo me.

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Oct 10, 2022
#246 – RFID
13:51

Un piccolo tag, economico, senza batteria, usato per identificare ogni cosa, anche a distanza. Pare magia, come al solito, ma è solo tecnologia. Non è NFC, di cui parlerò più avanti

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Oct 03, 2022
#245 – Risparmiare corrente
24:22

Tempi difficili con la bolletta elettrica che sale sempre di più. Ho cercato di darvi qualche consiglio semplice per cercare di limitare di danni, usando in modo più attento gli elettrodomestici più comuni.

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Sep 26, 2022
#244 – Lo swap della memoria
10:07

La memoria RAM è sempre troppo poca. Quando finisce è necessario gestire lo spostamento della parte non utilizzata o meno utilizzata su un supporto più capiente, più lento e meno costoso: il disco. Quando succede si dice che si fa swap. E il sistema rallenta

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Sep 19, 2022
#243 – Power over Ethernet
11:53

È possibile alimentare un dispositivo di rete come un Access Point, una videocamera IP e molti altri, usando solo il cavo di rete collegato ad uno switch adatto o con un power injector in mezzo. La cosa interessante è che sugli stessi fili passa l'alimentazione e in contemporanea i dati. (ho sbagliato a dare il link a fine puntata, scusate. È 243 e non 242)

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Sep 12, 2022
#242 – L’auto radiocomandata
12:05

Sono giocattoli, ma anche qualcosa di più, e hanno molta tecnologia al loro interno, soprattutto nella parte di trasmissione e ricezione comandi per velocità e direzione.

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Sep 05, 2022
#241 – Il WiFi Mesh
10:35

Il modo meno invasivo e più efficace per espandere la rete wifi a casa o in un piccolo ufficio con buone prestazioni e senza dover passare cavi di rete.

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Aug 29, 2022
#240 – Lo stack ISO-OSI
13:39

Le reti sono complesse, i protocolli sono tanti e il sistema di comunicazione non è per niente banale. Dividere tutto il sistema in 7 livelli, indipendenti tra di loro che comunicano sempre nello stesso modo anche quando uno di questi cambia o viene aggiornato.

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Aug 22, 2022
#239 – Una semplice calcolatrice
17:30

Dopo aver scoperto come funzionano i numeri in binario nei circuiti elettronici e digitali, oggi vediamo come una semplice calcolatrice prende due numeri binari e li somma, usando solo circuiti elettronici e transistor. È solo una somma, ma vi assicuro che non è assolutamente banale.

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Aug 08, 2022
#238 – L’Elettronica digitale
18:18

In questa puntata ci sono le basi di tutto quello che abbiamo tra le mani o davanti agli occhi, l'elettronica digitale, come funzionano i bit, come si memorizzano, che tipo di operazioni si possono fare su di essi e con che circuiti. Questa puntata è propedeutica ad altre, dovreste tenervela lì, pronta da riascoltare, nel caso in cui dovesse servirvi.

  • Le foto del telescopio spaziale Webb

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Aug 01, 2022
#237 – La tecnologia in vacanza 2022
22:49

Dopo un po' di problemi causa pandemia siamo tornati a viaggiare. Nei viaggi si può decidere se portarsi o meno la tecnologia, in questa puntata vi riassumo cosa potrebbe servirvi, per evitare di arrivare in un posto ameno e dover passare del tempo a cercare qualcosa che a casa avreste trovato facilmente e a un prezzo minore.

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Jul 25, 2022
#236 – Pronti alle auto elettriche?
22:14

Dal 2035 si potranno vendere solo auto nuove elettriche. Siamo pronti? Adesso direi di no. Lo saremo tra 13 anni? Troppo lontano per dirlo, ma ho tante domande che mi frullano per la testa. Magari a voi non sono venute in mente o avete già le risposte.

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Jul 04, 2022
#235 – Il condizionatore
17:05

Fa caldo, vorremmo il fresco, ma lui consuma e ci hanno detto che se lo accendiamo siamo favorevoli alla guerra. Mentre pensate a cosa fare, vi piego come funziona. Giugno è il mese del Pride e, guarda caso è un mese di merda per i diritti delle minoranze e delle donne, al posto del tip ho voluto fare qualche riflessione.

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Jun 27, 2022
#234 – Le rotte
21:16

Servono per instradare i pacchetti IP verso il giusto gateway, senza le rotte i pacchetti si perderebbero inesorabilmente, sono i cartelli stradali delle nostre reti.

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Jun 20, 2022
#233 – Il Bluetooth
13:51

Fa parte della nostra vita, lo usiamo per ogni dispositivo che si collega al telefono senza fili, ha caratteristiche interessanti, qualche limite ed è nato molti anni fa, prima di quando voi possiate immaginare.

(sono tutti link Amazon sponsorizzati)

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Jun 13, 2022
#232 – Mastodon reprise
10:45

Ho usato Mastodon per un po' e ho capito ancora un po' di cose, alcune tristi, altre un po' meno, il resoconto finale è che non è il sostituto di Twitter, anche se alla fine Elon Musk si comprerà Twitter.

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Jun 06, 2022
#231 – L’hardware immutabile
12:02

Vendere computer i cui componenti sono tutti saldati sulla scheda madre, secondo me, non è una buona idea, per il nostro portafogli e per il nostro pianeta.

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May 30, 2022
#230 – Ciao, iPod
10:35

Presentato nel 2001, prima dell'iPhone, è il dispositivo che ha cambiato la storia della musica, ne ha stravolto il mercato facendo il passo intermedio dal supporto fisico allo streaming. Dopo 450 milioni di pezzi venduti e quasi 22 anni di storia ed evoluzioni, Apple ha cessato la produzione poche settimane fa.

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May 23, 2022
#229 – Non è più gratis
10:02

Aver visto che i documenti Google iniziano davvero ad occupare spazio su Google Drive mi ha fatto fare un po' di ragionamenti su quanto ci sia di sbagliato nel pensiero "se è su Internet è gratis" o, generalizzando "se è digitale è gratis", perché non è fisico o perché c'è la pubblicità.

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May 16, 2022
#228 – Il blackout
19:51

Quando manca corrente in una sala server o in un datacenter, ci sono sistemi che permettono ai sistemi di non spegnersi e di rimanere accesi a lungo, perché recuperare sa uno spegnimento è una procedura lunga e faticosa.

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May 09, 2022
#227 – Il phishing
14:14

Siamo tutti pesci nel grande mare di Internet, ci sono molto pescatori che gettano ami, e quando abbocchiamo sono dolori

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May 02, 2022
#226 – Mastodon e il Fediverso
15:42

Una realtà alternativa a Twitter (e agli altri social network mainstream) esiste, è open e ha un struttura molto interessante. Si chiama Mastodon e ha anche una vivace comunità che non fa rimpiangere Twitter.

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Apr 25, 2022
#225 – Il DHCP server
11:43

Colleghi un dispositivo alla rete e questo accede e naviga, quasi come per magia. Il mago non è Merlino, ma si chiama DHCP Server e assegna gli indirizzi IP ai dispositivi di una rete che glielo chiedono, se non ne hanno uno

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Apr 11, 2022
#224 – I rischi del computer
12:06

Nell'epoca moderna non basta avere l'antivirus sul computer, per vivere sereni, gli attacchi possono essere di tipo diverso e spesso lo stare attenti non è sufficiente.

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Apr 04, 2022
#223 – Le eSIM
10:25

Avere la SIM del telefono senza possedere fisicamente una SIM di plastica nel telefono? Esatto, si può fare.

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Mar 28, 2022
#222 – VPN sicure e Tailscale
10:37

Alcuni assunti di base. Il sistema operativo sicuro non esiste. La VPN non sostituisce l'antivirus. Esiste una VPN gratuita, facile da usare e che funziona bene per le esigenze base di chiunque, senza dover conoscere le reti, la shell di Linux e senza dover comprare un Raspberry.

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Mar 21, 2022
#221 – Quando ti chiudono Internet
13:31

Se un Paese democratico mina la sicurezza delle comunicazioni su Internet, non se ne accorge nessuno, tanto cosa vuoi che succeda. Se quel paese, ad un certo punto, non è più democratico, ma diventa autoritario, le attività di distruzione della sicurezza sulle comunicazioni porteranno certamente a problemi, censura e rischio di avere a che fare con le autorità. Ed è quello che sta succedendo in Russia in questo periodo molto buio

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Mar 14, 2022
#220 – 10 anni di RPi e Diet Pi
10:06

Il Raspberry Pi compie 10 anni, dopo tanti anni e tante evoluzioni della famosa sche da siamo ancora qui a parlarne e soprattutto ad usarlo. Per usarlo al meglio, non usate la loro distribuzione ufficiale, ma provate Diet Pi, che va molto molto meglio.

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Mar 07, 2022
#219 – Reflex e Mirrorless
14:28

La strada delle reflex pare si avvii verso il tramonto, è il tempo delle mirrorless, ma vale la pena comprarle e abbandonare le care vecchie reflex? Io alle reflex ci sono affezionato.

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Feb 21, 2022
#218 – La fibra a 5Gbps
17:40

Iliad ha lanciato la sua offerta a 5Gbps a 16€ al mese. Il prezzo è davvero interessante, ma nessuno riuscirà mai a usarla tutta, per alcuni vincoli tecnologici.

Errata corrige: l'offerta costa 16€ anche con modem libero, non nome ho detto all'inizio che se non volete il loro modem costa 24€. Scusate

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Feb 14, 2022
#217 – La stampante 3D
13:04

Creare oggetti di quasi ogni tipo, partendo dal modello 3D, senza sfrido e senza dover avere un'intera officine meccanica a casa. Si può fare!

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Feb 07, 2022
#216 – Il voto elettronico
20:49

La risposta breve è NO, per la risposta lunga ci sono più di 20 minuti di chiacchiere nel player qui sopra.

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Jan 31, 2022
#215 – Il giradischi
10:44

Dopo aver parlato del grammofono, non potevo esimermi del parlare del giradischi, visto che è tornato tanto di monda negli ultimi anni.

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Jan 24, 2022
#214 – Il grammofono
12:55

All'inizio i dischi di vinile giravano 78 giri, non c'erano gli amplificatori a valvole o a transistor, il movimento del piatto era meccanico e si doveva caricare la molla. Mio papà ne ha ricostruito uno del 1930 e ho visto come funziona all'interno, perché sono curioso come una scimmia.

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Jan 17, 2022
#213 – Annuo nuovo, password nuove
16:09

Cambiare le password obbligatoriamente rende le password più sicure? Se le password sono gestite bene, no. Ma voi le gestite bene? Forse è il caso di iniziare a gestire bene tutte le nostre password

Jan 10, 2022
#212 – La domotica nel cloud
11:19

Ormai abbiamo decine di dispositivi che gestiscono casa nostra, i dati che generano dove vanno? Chi li potrebbe usare?

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Dec 20, 2021
#211 – Alimentare a batterie
13:25

Scegliere un alimentatore è sicuramente più complesso, ma destreggiarsi tra tutti i tipi di batterie in commercio non è certamente facile.

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Dec 13, 2021
#210 – Programmare by Alex Raccuglia
22:06

Alex mi ha mandato un audio in risposta alla puntata 202 dove mi lamentavo dei programmi poco ottimizzati sui dispositivi mobili. L'audio è un trattato sulla programmazione che dovrebbe essere ascoltato da tutti, chi programma, chi no e chi vorrebbe programmare. Per questo motivo la puntata do oggi è praticamente solo sua.

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Nov 29, 2021
#209 – Il disco crittografato
11:57

Avere il disco del proprio PC, soprattutto se portatile, non crittografato, non è una scelta saggia. Se ve lo portano via possono accedere a tutto quel che c'è dentro, nel peggiore dei casi anche a tutti i vostri account. Questo è male.

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Nov 22, 2021
#208 – Il giusto alimentatore
13:05

Posso alimentare un dispositivo 12V 4A con un alimentatore 14V 8A? Non collegare i fili, ascolta la puntata e poi compra l'alimentatore giusto, che è meglio.

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Nov 15, 2021
#207 – Non saper fare la fiera
9:44

Chi va in fiera ci va con l'intento di spendere. Perché alcuni espositori ci vanno con la precisa scelta di non voler vendere?

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Nov 08, 2021
#206 – Il digitale terrestre
16:50

No, la TV non è da cambiare. Detto questo, con una simpatica similitudine tra camion, treni e sacchetti sotto vuoto cerchiamo di chiarire perché ci sono tutti questi aggiornamenti tra i modi di trasmettere il segnale televisivo e perché non c'è da aver paura del 5G.

Retrobigini, attenzione al portafogli

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Oct 25, 2021
#205 – La casella di posta elettronica professionale
12:06

Quando si lavora, è bene avere una casella di posta seria e non una gratuita. Grazie alla domanda di un ascoltatore, ho fatto una rapida carrellata di alcuni servizi tra cui iniziare a muoversi.

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Oct 18, 2021
#204 – Tenere al sicuro il NAS
10:41

Dopo che mi è arrivata una nuova richiesta di aiuto per un NAS crittografato, ho ritenuto necessario riprendere l'argomento NAS e dare qualche dritta in più per tenerlo in sicurezza, perché sul NAS ci sono i dati e i dati vanno sempre tenuti con cura

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Oct 11, 2021
#203 – SQL Injection
12:46

Come funziona l'attacco SQL Injection per rubare dati o distruggere un sito? Come ci si protegge? Don't try this at home. Fare un tentativo di attacco di questo tipo è un reato penale

  • Farsi un server Apache, PHP, MySQL facile a casa: XAMPP
  • Microsoft PowerToys

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Oct 04, 2021
#202 – Troppo silicio
16:16

Ha senso cambiare dispositivi elettronici ogni tre per due solo perché sono un po' più belli o perché una parte di essi è diventata obsoleta? Viviamo in un periodo di grande richiesta di chip e batterie, nel nostri piccolo possiamo far qualcosa per incidere di meno su questo tipo di inquinamento del mondo?

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Sep 27, 2021
#201 – Lo streaming live
19:08

Non sono un fan del campionato trasmesso solo il streaming, ma questa cosa mi ha dato modo di farci quattro chiacchiere su

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Sep 20, 2021
#200 – I siti in https
17:23

Quando i giornalisti pestano una cacca, so che è il momento giusto per fare una puntata. A cosa serve, come funziona e come viene gestito il certificato SSL sui siti https.

Sep 13, 2021
#199 – La Regione Lazio
16:06

Ad acque calme è giunto il momento di parlare di quello che non ha funzionato nell'attacco alla Regione Lazio, soprattutto a livello di comunicazione, perché di quel che è successo davvero nessuno saprà mai la verità

Il podcast La storia del cinema

Sep 06, 2021
#198 – Le ultime stampanti
8:28

Ultima puntata estiva sulle stampanti, con il plotter, la stampante a sublimazione, la stampante a getto di cinchiostro a larghezza piena e la stampante termica

Aug 30, 2021
#197 – La stampante laser
7:32

In ogni ufficio ce n'è almeno una, tutti ci siamo sporcati le mani e tutti abbiamo dovuto togliere un foglio inceppato accorgendoci che se ci passavamo un dito sopra, l'immagine stampata veniva via.

Aug 23, 2021
#196 – La stampante a getto di inchiostro
7:22

Finalmente una stampante silenziosa, ma il silenzio si paga a peso d'oro, vito quanto costa l'inchiostro al litro.

Aug 16, 2021
#195 – La stampante ad aghi
7:36

Seconda puntata della serie estiva. Stampanti ad impatto, ma capaci di fare anche grafica. Rumore, un carrello che va su e giù e un nastro inchiostrato.

Aug 09, 2021
#194 – La stampante a margherita
4:15

Evoluzione delle macchine da scrivere automatiche, è uno dei primi tipi di stampanti per computer messi in commercio

Aug 02, 2021
#193 – Lasciare le cose a posto
8:51

L'ultimo giorno su questa terra capita, non si torna indietro. Se non si sono lasciate le cose a posto (documentazione, password, accessi), per chi resta c'è un problema in più di cui occuparsi. Sarebbe bene pensarci prima

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Jul 19, 2021
#192 – Il TPM
8:04

Windows 11 non potrà essere installato senza il terribile e temibile chip TPM. Questo chip non ruba la primogenita di ogni famiglia, rende il PC più sicuro e più chiuso.

  • L'app per recuperare i pezzi spaiati dei LEGO

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Jul 05, 2021
#191 – I Signori dei Cavilli
9:23

Dovrebbero essere quelli che impediscono di fare quel che ti pare con i dati dei cittadini. Per fortuna che ci sono, aggiungo.

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Jun 21, 2021
#190 – Mr Robot
15:08

La serie TV migliore sotto il punto di vista dell'approccio alla tecnologia. La potete rivedere tutta su Amazon Prime Video

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Jun 14, 2021
#189 – Lo schermo CRT
8:23

Prima dello schermo LCD e OLED c'era lo schermo CRT, grosso, pesante, con una diagonale inferiore agli schermi attuali.

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Jun 07, 2021
#188 – Le VLAN
13:46

Sezionare la rete senza usare tanti piccoli Switch, ma uno solo gestito

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May 31, 2021
#187 – I dispositivi in rete
12:49

Collegare un dispositivo che crea e gestisce la rete pare facile, ma ce ne sono talmente tanti che è bene sapere cosa fanno e a cosa servono

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May 24, 2021
#186 – Le licenze software
10:13

Sono mille, sono complicate, di solito limitano la nostra libertà nell'utilizzo dei software, anche se sono Open Source. Sì, è un mondo difficile

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May 17, 2021
#185 – 10 leggende metropolitane informatiche
16:00

Sfatiamo un po' di fesserie che si sentono in giro, spesso che sembrano far ridere ma no, fanno solo arrabbiare.

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May 10, 2021
#184 – Il NAS
16:44

Avere un NAS a casa per metterci i propri dati è importante. Anche avere un disco su cui farci il backup o un secondo NAS da qualche altra parete per fare una replica in remoto. Forse sto esagerando, ma poi, una volta che i dati sono persi, nessuno ve li recupera più.

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May 03, 2021
#183 – Enigma
12:10

La macchina che crittografava i messaggi dell'esercito tedesco che è poi stata craccata da Alan Turing. Come era fatta, e come è stata attaccata.

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Apr 26, 2021
#182 – La rete Tor
15:36

Tutti parlano del Dark Web come luogo di illegalità e perdizione. Inutile dire che non è così, In questa puntata si scopre come funziona la crittografia e la sicurezza della navigazione all'interno della rete Tor e di come si raggiungono i server all'interno del Dark Web. Ovviamente anche che non c'è solo roba illegale e che serve, in determinati contesti per salvarsi la vita.

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Apr 19, 2021
#181 – Facebook data leak
11:59

Un database di 530 milioni di utenti di Facebook è disponibile gratis per tutti e facilmente ottenibile. E' un problema? E' pericoloso? Cosa posso fare?

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Apr 12, 2021
#180 – Il drift degli stick
8:12

I pad di tutte le console dono affette da un bug hardware che non può essere evitato e che porta ad accorciare la vita del pad. Perché?

Come far funzionare i tasti Home e Fine sul Mac in modo che corrispondano al funzionamento in Windows

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Apr 05, 2021
#179 – il DNS dinamico
7:45

Mettere un server a casa propria quando si ha una connessione con IP dinamico è possibile, basta usare un servizio di DNS dinamico come DuckDNS (è gratis)

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Mar 29, 2021
#178 – Dati a fuoco
10:50

OVH ha preso fuoco e molte persone hanno perso i loro dati perché pensavano che una volta messi in cloud questo fossero indistruttibili. MALE.

  • Daisy Disk, il tool, per vedere quanto spazio libero c'è sul disco del tuo Mac

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Mar 22, 2021
#177 – La rete di casa
16:38

Prendo spunto dalla richiesta di un ascoltatore e vi lascio qualche consiglio su come configurare la rete di casa per un utilizzo sicuro e consapevole, senza entrare troppo nel tecnicismo, ma con cose molto pratiche.

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 177 e io sono, come sempre, Francesco. Tramite il form dei contatti del sito, uno dei vari modi che si possono usare per contattarmi, un ascoltatore mi ha chiesto un libro da leggere per poter configurare in modo corretto la propria rete di casa, senza esporsi a rischi di sicurezza. La mia risposta è stata molto sincera, in base alle mia conoscenze. Non credo che esista un libro o un manuale che spieghi come gestire la propria rete di casa, perché i concetti che si toccano sono talmente tanti che è necessario leggere un intero trattato sulle reti, per capire cosa toccare e come, tipo la famosa bibbia di Tanembaum, ma devo ammettere che leggere la bibbia per collegare 2 cavi di rete potrebbe essere un po’ impegnativo. Ovviamente gli ho offerto un’ora di consulenza a pagamento per dargli due dritte, alcuni ascoltatori hanno usufruito di questo servizio e sono rimasti soddisfatti. Da questa richiesta nasce questa puntata, non è una consulenza, ma voglio darvi qualche dritta per fare un buon lavoro sulla rete di casa vostra, in modo da renderla funzionale e sicura. L’interfaccia tra la rete di Casa e Internet è il router, come l’interfaccia tra l’automobile e l’asfalto sono le ruote. Va scelto bene e va configurato con cura. Sempre. Del router dovete avere le password e non devono essere quelle standard. Quindi non lasciare admin admin o admin e password vuota, mettetene una e segnatevela. Siete a casa vostra potete anche, anatema(!), appiccicarla sotto al router, tanto non è un luogo pubblico. Ovviamente se è il router del vostro ufficio dove ci lavora qualcuno oltre a voi la password non va applicata al router. Se il vostro gestore vi dà il router, ma non le password potete scegliere tra due opzioni. Vi fate dare i parametri e mettete il vostro router, sono obbligati a farlo, oppure mettete un vostro router a valle del router del gestore. La seconda alza un po’ la complessità della vostra rete. Comprate un router serio. Se costa meno di 80-90€ non è un router serio, rassegnatevi. Se comprate un FritzBox andate certamente sul sicuro, ci sono router di buon livello anche di marca Asus, Netgear, TPLink, se volete farvi del male c’è anche Mikrotik, ma eviterei, se non siete esperti di reti. Collegate il router ad internet e collegate il PC con un cavo di rete, non sulla WiFi, con il cavo di rete.  Adesso dovete capire qual è l’indirizzo del router, se avete Windows, aprite il prompt dei comandi che trovate nel menu start e date comando ipconfig. l’indirizzo del router è quello che vedete come gateway. Aprite il browser internet e inserite l’indirizzo del gateway. Qui dovete fare alcune cose importanti, ve le elenco punto per punto. Primo, come già anticipato, cambiate la password di accesso e mettetene una vostra, segnatevela. E’ importante. Secondo, andate a cercare le impostazioni della LAN, qui ovviamente non posso essere troppo preciso, perché ogni router ha la sua configurazione, e fate due modifiche importanti. Cambiate l’indirizzo del router che sarà, nel 90% dei casi 192.168.1.1, potete cambiare il terzo numero con un valore compreso tra 2 e 254, a vostra scelta. Questa cosa è necessaria perché così non avrete problemi quando vi collegherete alle reti del vostro ufficio in VPN per il telelavoro, mi ringrazierete. Una volta salvata l’impostazione, facilmente dovrete riavviare il router, una volta riavviato, mettete l’indirizzo nuovo nel browser internet, accedete e continuate la modifica. Andate nelle impostazioni del DHCP server e al posto di dire di assegnare tutti gli indirizzi dal 2 finale a 254 finale impostate che gli indirizzi da assegnare saranno dal 100 al 254 finale. Passate ora alle impostazioni della rete WiFi. Tutti i router hanno la rete a 2,4 e 5Ghz, non c’è una regola precisa, potete mettere lo stesso nome ad entrambe e i dispositivi scelgono loro a quale collegarsi oppure mettere due nomi diversi. Per i nomi potete sbizzarrirvi e mettere cose divertenti, evitate cose del tipo “qui si fanno test del 5G”, per una bravata del genere a qualcuno hanno dato fuoco alla casa. Se vi accorgete che alcuni dispositivi WiFi perdono spesso la connessione mettete i due nomi diversi. Impostate una password lunga, mnemonica, magari composta da 3-4 parole, ma lunga. Già che siete nella sezione WiFi guardate se il router supporta la rete per ospiti, potete configurarla in modo tale che se avete amici a casa potete dare loro quella e fare in modo che i loro dispositivi non accedano alla vostra rete. Questo, ovviamente, per quando ci saremo liberati dal COVID. Vale la pena spegnere la WiFi di notte, se il router lo consente? Solo se non avete dispositivi smart in casa. Se la spegnete e avete una telecamera che fa da antifurto sulle finestre o il termostato, questi smetteranno di funzionare, quindi non è una buona idea. Andate a cercare, se c’è, la possibilità di accedere alla gestione del router dalla porta WAN, se c’è ed è attiva, disattivatela. Nelle impostazioni andate a cercare il protocollo UPnP e disabilitatelo. Non va riabilitato neanche sotto minaccia. Adesso è il caso di andare a cercare le impostazioni di sicurezza e fare un backup delle configurazioni, scaricarlo e tenerlo in un posto sicuro. A questo punto potete usare la rete con una ragionevole tranquillità, collegando senza troppi problemi PC, telefoni, stampanti e altri dispositivi, chiamiamoli, normali. Ma ormai nelle reti di casa c’è la domotica e una serie di cose che dovremmo definire smart, oppure, pericolose, oppure spione, a seconda dei casi. Rientrano in questa categoria tutte quelle cose che vi permettono in qualche modo di gestire la casa o avere servizi esterni, quali telecamere, sensori, assistenti vocali e via dicendo. In molti casi questi dispositivi si mettono in casa, si collegano alla wifi e fanno tutto quello che devono, in altri casi è bene che noi sappiamo che indirizzo IP hanno o, meglio, glielo dobbiamo impostare noi a mano, per evitare casini in tempi successivi. Per questa ultima cosa, vi ho detto di fare in modo che l’assegnazione automatica fosse dal 100 in su, così avete un po’ di indirizzi da assegnare a mano e che non verranno assegnati dal router, così da non avere indirizzi duplicati sulla rete. Questi sono gli indirizzi dal 2 al 99 finali. Quali sono i dispositivi che è bene che abbiano un indirizzo statico impostato da voi? Tutti quelli che prima o poi dovranno essere gestiti dalla loro interfaccia via web. Tra questi dispositivi vi faccio qualche rapido esempio: Il NAS Le telecamere Il gateway di dispositivi tipo le lampade smart o le termovalvole Il dispositivo che usate per collegarvi in VPN a casa dall’esterno Il server che usate per home assistant o sul quale avete installato il vostro progetto home made di domotica Qualsiasi dispositivo per il quale dovete fare un portforwarding dall’esterno, ne parliamo dopo. Per tutti questi dispositivi vi tenete un file con l’abbinamento dispositivo e indirizzo assegnato, così da non far casino. Nella stessa rete non ci possono essere due dispositivi con lo stesso indirizzo. MAI. Altri dispositivi invece sarà più difficile andare a impostare un indirizzo statico, ma potrebbe essere comodo sapere che indirizzo hanno, questa cosa si fa in un modo abbastanza semplice. Si apre l’interfaccia del router e si cerca l’elenco dei dispositivi connessi, si collega quello nuovo e lo si vede comparire. Sempre sul router, a questo punto, si deve cercare la lista degli indirizzi riservati. Questa lista abbina l’indirizzo fisico della scheda di rete del dispositivo appena connesso, che è univoco nel mondo, all’indirizzo IP, e fa in modo che quando questo indirizzo fisico si presenterà al router, questo gli assegnerà sempre lo stesso indirizzo. L’indirizzo fisico si chiama MAC address e lo vedete dall’interfaccia del router. A questo punto ve lo segnate. A cosa serve tutto questo sbattimento? Per esempio, se usate Home Assistant e volete comandare le lampade smart di IKEA serve l’indirizzo IP del gateway ed è necessario che questo indirizzo non cambi mai. Questo è l’unico modo. Per quel che riguarda gli accessi dall’esterno, per quanto io sostenga che non vada mai data la chiave di casa propria ad uno sconosciuto, nel router c’è sicuramente una sezione dedicata ai NAT o ai portforwarding o ai server di inoltro. A cosa servono queste configurazioni? Servono ad accettare le chiamate che provengono dall’esterno della propria rete e redirigerle al dispositivo corretto all’interno della propria rete. Per far funzionare queste cose è necessario che alcune regole e configurazioni siano rispettate. Come prima cosa è necessario che la propria connettività abbia un indirizzo IP pubblico, questa cosa la potete verificare o chiedere al vostro gestore. Se l’IP pubblico è dinamico, come nel 95% dei casi nelle connessioni casalinghe, è necessario avere un servizio di DNS dinamico e averlo configurato, DuckDNS è gratis, è facile e funziona molto bene. Il dispositivo che deve essere raggiunto deve avere un IP statico, e ovviamente lo dovete conoscere, non fa differenza se lo avete configurato a mano oppure se avete fatto la prenotazione o reservation sul DHCP. L’ho nominato già troppe volte, il DHCP sta per Dinamic Host Configuration Protocol, è il protocollo che, una volta che un dispositivo viene acceso in rete, si accorge di non avere un indirizzo e chiede “ehi, chi mi dà un indirizzo?”, risponde e glielo assegna, tra quelli disponibili del suo pool, quindi del suo pacchetto di indirizzi che ha a disposizione. Vi ricordo che in ogni rete non ci possono essere indirizzi doppi, ve l’ho già detto, ma certe cose è bene che siano chiare in testa. Ma perché dovrebbe servire l’apertura dall’esterno di una porta verso l’interno della rete? La cosa potrebbe essere pericolosa. Serve se dovete rendere disponibile un server per giocare online con i vostri amici Oppure se dovete usare torrent o emule, che vi ricordo, sono protocolli peer to peer legali, quello che passa sopra, potrebbe essere illegale. Per evitare di sovraccaricare i server di Ubuntu, ad esempio, si può scaricare l’immagine di installazione via torrent. O, ancora, se dovete collegarvi via VPN a casa vostra per gestire i vostri dispositivi, io lo uso per collegarmi al server dove ho la mia gestione della domotica, per vedere le telecamere, per monitorare le temperature e i consumi elettrici, tutte cose che non dipendono dal cloud e quindi si possono vedere solo dalla rete di casa. Cosa non deve essere esposto in questo modo? Evitate assolutamente di esporre le porte di condivisione cartelle del NAS, le porte VNC o RDP dei vostri PC, la porta dell’interfaccia web della videocamera, per queste cose usate una VPN per collegarvi a casa e da questa usufruite dei vari servizi.  Chiudo questa interminabile puntata, vi ricordo che la potete leggere sul sito, per eventuali appunti futuri, con alcune note rapide valide per una rete di casa, semplice, senza configurazioni particolari, se avete un ufficio, queste rapide note potrebbero essere non sufficienti o addirittura non valide. In una rete ci deve essere un solo router e un solo DHCP server. Se dovete estendere la copertura della rete wifi usate degli access point e non vecchi router. La rete cablata con il cavo è sempre meglio della rete WiFi, non scordatelo mai. In certi casi, persino le powerline sono meglio della WiFi, ma solo se sono sotto lo stesso contatore, a me vanno anche da casa fino in cantina, con 5 piani di distanza Se dovete mettere più porte usate degli switch e non dei vecchi hub che avete trovato in una vecchia scatola, prendeteli 100/1000, costano poco, ormai, bastano quelli non gestiti, di una marca qualsiasi. Non create anelli, tra switch e router, fate solo collegamenti ad albero. Se dal router andate prima sullo switch A e poi sullo switch B, dallo switch B non tornate sul router, se fate così, collassa tutto e non funziona più nulla. I contatti Come potete contattarmi e interagire con la community del podcast? In un sacco di modi! E’ tutto indicato sul sito www.pilloledib.it col punto prima dell’it, hostato da Thirdeye, se volete mettere anche voi il vostro sito, scrivete a domini@thirdeye.it. Sul sito ci sono sempre tutti i link di cui parlo in puntata, quindi potete stare tranquilli che li recuperate tutti. Mi trovate su Twitter con gli account pilloledibit o il mio personale cesco_78. Per scrivere cose più dirette e più lunghe c’è la mail pilloledibit@gmail.com. La community la trovate sul nuovo forum https://extra.pilloledib.it/forum o sul gruppo Telegram, io, personialmente, preferisco il forum. Se il podcast vi piace potreste pensare a una donazione singola o un abbonamento con importo a scelta, tutte le istruzioni sono sul sito. Potete donare senza spendere, usando i link sponsorizzati di Amazon, che trovate qua e là sul sito. Si può anche sponsorizzare una puntata di Pillole di Bit, le informazioni sono alla pagina https://pilloledib.it/sponsor  E se vi serve una consulenza tecnica informatica, un sito, un e-commerce o altro, tutto fatturato, potete informarvi su www.iltucci.com/consulenza Pillole di Bit è diventato un network di podcast, ce ne sono ben tre! Il primo è quello che state ascoltando, Pillole di Bit, un podcast di tecnologia, breve, alla portata di tutti. Poi c’è Pillole di Videogiochi, sempre con la mia voce, puntate brevi, videogiochi vecchiotti, economici e semplici, alla portata di tutti, anche la mia, che ho la reattività di un bradipo assonnato con un solo dito. lo strovate su https://pilloledib.it/pdv  L’ultimo nato, almeno temporalmente, è Pillole di Geek, dove, io e Giuliano, parliamo di cose un po’ più nerd, per chi si vuole sporcare le mani e comprare qualche schedina per passare qualche notte in bianco a imparare un po’ di santi per far funzionare un progetto. Lo trovate su https://extra.pilloledib.it/pdg E’ sempre per un pubblico ampio, non parliamo di cose troppo difficili e, per chi ha problemi, siamo disponibili a darvi una mano sul forum. Io, fossi in voi, proverei ad ascoltare qualche puntata.   Se potete ascoltare questi podcast senza che io sia andato al manicomio dovete ringraziare Alex Raccuglia che con il suo fantastico PODucer per MacOS mi risparmia ore e ore di lavoro di montaggio.   Il tip Se il tip scorso era per Windows, questo è per chi usa linux e a volte è un po’ impacciato con la riga comandi, comunemente detta shell. VI ricordo che se usate Linux e non usate la shell non state usando Linux. I comandi sono moltissimi e ogni comando ha decine e decine di opzioni per poter fare delle cose molto specifiche. Per sapere cosa fa un determinato comando basta anteporre allo stesso il comando man, questo vi fa vedere il manuale del comando che vi interessa. Ma c’è un sito, bellissimo, il cui link sta sempre nelle note dell’episodio, che, dato un comando, vi spiega per filo e per segno cosa succede, con tutte le opzioni aggiunte allo stesso, con una grafica chiara e pulita: si chiama explainshell.com. Usatelo anche quando chiedete un consiglio a qualcuno e quel qualcuno vi manda un comando, se non sapete che fa, mettetelo lì, così non fate la figura del fesso che al posto di riavviare un servizio cancellate tutto il PC. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, come di consueto, il lunedì mattina, ma non l’8 marzo. Per motivi personali quella puntata salterà, mi scuso già in anticipo, ci si riascolta tra due settimane, in uno studio diverso e, presumibimente con un audio tutto diverso, spero non peggio di quello al quale siete abituati. Ciao!
Mar 01, 2021
#176 – Etichette segnaprezzo
10:10

Avete notato che in molti supermercati le etichette che indicano quanto costa un determinato prodotto non sono più di carta, ma sono elettroniche? Vi svelo il segreto del loro aggiornamento!

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 176 e io sono, come sempre, Francesco. Tutti noi, almeno una volta a settimana entriamo in un supermercato per fare la spesa. Tutti noi cerchiamo il prodotto sullo scaffale, guardiamo l’etichetta del prezzo e in base a quanto costa decidiamo se metterlo nel carrello o meno. Quello che si sa meno è tutto il mondo che ci sta dietro alla stampe di quel prezzo sull’etichetta e sul sistema che decide chi la mette lì, perché la si mette lì e quando la si aggiorna. Vi assicuro, è un mondo molto complesso. Lo era prima che non c’erano i computer, lo è adesso che ci sono, anzi, lo è ancora di più. In questa puntata mi soffermo, ovviamente, sulla parte tecnologica dell’etichetta, non mi sognerei neanche di andare a fare discorsi sull’assortimento su un determinato supermercato, su perché c’è un prodotto al posto di un altro o perché uno è più in alto e l'altro più in basso o altri discorsi del genere. Mi fermo all’etichetta. Anzi ad un certo tipo di etichetta. Se avete fatto caso, le etichette si possono dividere in due grandi categorie: quelle di carta stampata e quelle elettroniche. Quelle di carta sono banali pezzetti di carta che, quando cambia il prezzo, vengono date in mano all’addetto, che parte, va dove c’è lo scaffale del cioccolato, toglie quelle con il prezzo checchio e mette quelle con il prezzo nuovo.  Immaginate quando capita che parte la promozione sul cioccolato: la mattina prima di aprire si devono cambiare decine e decine di etichette, a fine promozione, se ne devono cambiare altrettante. Il tutto cercando di fare attenzione perché non si devono mettere i prezzi sbagliati, le etichette vanno messe nelle posizioni giuste, devono essere stampate quelle corrette, perché se ne manca una si deve tornare indietro a prenderla. Non è facile la questione. Con il reparto di frutta e verdura questa gestione è da fare tutti i giorni in base a cosa arriva e a quanto deve essere venduta, il prezzo di questo tipo di merce varia di giorno in giorno. No, non vorreste essere in un supermercato. Avete idea della quantità di carta e toner che si buttano via ogni giorno? Io un po’ sì. Sono quindi nate nate le etichette elettroniche. Le compro, costano molto di più di una singola etichetta di carta, ma una volta messe sullo scaffale stanno lì per sempre, le devo solo aggiornare.  Ovviamente devo cambiare la batteria, perché se sono elettroniche hanno della circuiteria e questa va alimentata in qualche modo. La circuiteria serve essenzialmente ad assolvere a sue funzioni. La prima è quella di mostrare ai clienti il nome del prodotto, il prezzo il prezzo al chilo o al litro, l’eventuale presenza di un’offerta. la seconda è quella di aggiornarsi in qualche modo. Questo modo deve prevedere l’assenza di un operatore che se le passi una ad una, se no il costo più alto non verrebbe mai ripagato. Qui viene il bello. Ma vi tengo sulle spine e ci arriviamo dopo. Le etichette elettroniche, al momento, sono di due tipi. Quelle più economiche sono con un display LCD, tipo quello dei vecchi orologi Casio, che non mi spiego il motivo, ma sono tornati tanto di moda, mostrano il prezzo su un display più o meno complesso, che danno risalto al prezzo sul classico display numerico a 7 segmenti Le più belle e costose sono con la tecnologia a inchiostro elettronico, alcune anche con più colori, per evidenziare le offerte, magari con il colore rosso. Il secondo tipo ha il vantaggio che il consumo della batteria interna avviene solo al cambio di stato dell’etichetta e quindi dura un po’ di più. Il display a e-ink ha anche altri vantaggi: è molto più leggibile ed è grafico, quindi le informazioni sono molto più dettagliate ed esaustive dell’etichetta solo con i numeri LDC e magari altri dati stampati a macchina su etichette apposte sopra Ho parlato del display a inchiostro elettronico nella lontanissima puntata 29. Come al solito trovate i riferimenti nelle note dell’episodio, che sono sul sito o nei dettagli del podcast sulla vostra app che usate per ascoltare i podcast. Nel programma gestionale del negozio esiste una mappa che indica dove è posizionata ogni singola etichetta sugli scaffali. In questa mappa c’è il riferimento che relaziona la posizione dell’etichetta con il prodotto che è posizionato in corrispondenza dell’etichetta. Tenete conto che l’assortimento di un supermercato raramente cambia, quindi questo abbinamento è stabile nel tempo Quando arrivano le modifiche dei prezzi, c’è un sistema che prende il prezzo del prodotto con un certo codice, in base alla relazione indicata prima, sa qual è l’etichetta che deve essere aggiornata, invia a questa la variazione e l’etichetta si aggiorna. Ma come fa? L’etichetta deve consumare davvero davvero poco. Non può esserci una rete WiFi all’interno del negozio per queste cose, un chip WiFi a batteria obbligherebbe il personale a cambiare batterie in modo troppo frequente e no, ve lo assicuro, sugli scaffali non c’è alimentazione elettrica. Le etichette non sono neanche bluetooth o Zigbee, altri due sistemi di comunicazione wireless a bassa energia. Queste etichette funzionano a infrarossi. Ogni etichetta, se la guardate bene, ha una piccola tacca, che è un ricevitore infrarosso, come quello che c’è nelle TV o in tutti i dispositivi che hanno un telecomando che usa questa tecnologia. E il telecomando dove sta? Quando andate a fare la spesa la prossima volta fermatevi in un punto qualunque del supermercato e alzate lo sguardo, ovviamente se il supermercato ha le etichette elettroniche, vedrete uno o più padelloni appesi al soffitto con una superficie argentata riflettente con una forma particolare. Quello è il telecomando. Quando viene inviato il comando di aggiornamento delle etichette, tutti questi padelloni fanno scendere una pioggia di dati via infrarosso in tutto il negozio, ogni etichetta prenderà solo quelli che sono riferiti al proprio numero di serie e con questi aggiornerà il proprio contenuto. Praticamente è come se qualcuno al centro del supermercato iniziasse a urlare “etichetta 1”, l’etichetta 1 allora sta attenta e prende nota dei dati che dovrà visualizzare, intanto tutte le altre si fanno i fatti loro, poi urlerà “etichetta 2” e la numero due farà come ha fatto prima la uno e così via fino all’ultima. Questa cosa viene fatta ad una velocità ovviamente molto elevata e in pochi minuti tutte le etichette saranno aggiornate. Per far funzionare tutto il sistema è necessario che ogni etichetta veda almeno una di queste antenne che sono appese sul soffitto del supermercato.  Per questo, indicativamente, da qualsiasi punto in cui voi siate nel supermercato, ne vedrete almeno una. I contatti Come potete contattarmi e interagire con la community del podcast? In un sacco di modi! E’ tutto indicato sul sito www.pilloledib.it col punto prima dell’it, hostato da Thirdeye, se volete mettere anche voi il vostro sito, scrivete a domini@thirdeye.it. Sul sito ci sono sempre tutti i link di cui parlo in puntata, quindi potete stare tranquilli che li recuperate tutti. Mi trovate su Twitter con gli account pilloledibit o il mio personale cesco_78. Per scrivere cose più dirette e più lunghe c’è la mail pilloledibit@gmail.com. La community la trovate sul nuovo forum https://extra.pilloledib.it/forum o sul gruppo Telegram, io, personialmente, preferisco il forum. Se il podcast vi piace potreste pensare a una donazione singola o un abbonamento con importo a scelta, tutte le istruzioni sono sul sito. Potete donare senza spendere, usando i link sponsorizzati di Amazon, che trovate qua e là sul sito. Si può anche sponsorizzare una puntata di Pillole di Bit, le informazioni sono alla pagina https://pilloledib.it/sponsor  E se vi serve una consulenza tecnica informatica, un sito, un e-commerce o altro, tutto fatturato, potete informarvi su www.iltucci.com/consulenza Pillole di Bit è diventato un network di podcast, ce ne sono ben tre! Il primo è quello che state ascoltando, Pillole di Bit, un podcast di tecnologia, breve, alla portata di tutti. Poi c’è Pillole di Videogiochi, sempre con la mia voce, puntate brevi, videogiochi vecchiotti, economici e semplici, alla portata di tutti, anche la mia, che ho la reattività di un bradipo assonnato con un solo dito. lo strovate su https://pilloledib.it/pdv  L’ultimo nato, almeno temporalmente, è Pillole di Geek, dove, io e Giuliano, parliamo di cose un po’ più nerd, per chi si vuole sporcare le mani e comprare qualche schedina per passare qualche notte in bianco a imparare un po’ di santi per far funzionare un progetto. Lo trovate su https://extra.pilloledib.it/pdg E’ sempre per un pubblico ampio, non parliamo di cose troppo difficili e, per chi ha problemi, siamo disponibili a darvi una mano sul forum. Io, fossi in voi, proverei ad ascoltare qualche puntata.   Se potete ascoltare questi podcast senza che io sia andato al manicomio dovete ringraziare Alex Raccuglia che con il suo fantastico PODucer per MacOS mi risparmia ore e ore di lavoro di montaggio.   Il tip WIndows, tanti anni fa, aveva un limite sul nome delle cartelle: 8 caratteri. Anche sul nome dei file: 8 caratteri e 3 caratteri di estensione.  Poi le cose si sono evolute e questi limiti si sono allentati. Ma è rimasto un limite sulla quantità di caratteri massimi che può avere un percorso di cartelle e nome del file: 260. La cosa bella è che posso mettere un file con un nome molto lungo in un percorso molto lungo la cui somma dei caratteri supera i 260, non avrò alcun errore. Quando andrò ad aprirlo il file non si aprirà mai più. Con Windows 10 questa cosa si può risolvere andando a correggere una chiave del registro, vi lascio il link all’articolo che spiega come fare nelle note dell’episodio, ponendomi un quesito. Cara Microsoft, ma se lo puoi gestire, perché non modifichi tu questa chiave così viviamo tutti felici e contenti? Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, come di consueto, il lunedì mattina Ciao!
Feb 22, 2021
#175 – 10 anni fa
12:31

Un evento per ripensare a cosa era la tecnologia 10 anni fa. Ne abbiamo fatta parecchia di strada.

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 175 e io sono, come sempre, Francesco. Innanzitutto scusate per il buco della settimana scorsa, decidendo di registrare di settimana in settimana, senza puntate registrate con anticipo, ho la libertà di parlare di cose molto in linea con le notizie, ma ho poca libertà in caso di intoppi, se c’è l’intoppo la puntata salta. Da qui a Pasqua potrebbe ancora succedere, abbiate pazienza. Qualche settimana fa ho festeggiato i 10 anni di relazione insieme a mia moglie e, in quanto abbondantemente nerd entrambi, siamo caduti sul discorso di che tecnologia c’era 10 anni fa, nel primo periodo che ci frequentavamo. Questo è stato lo spunto per questa puntata. Cosa c’era di tecnologico alla portata di tutti 10 anni fa? Parto da quello che abbiamo tutti in tasca adesso: lo smartphone. Io avevo un HTC Tattoo, uno smartphone con Android 1.6, uno schermo touch resistivo dalla strabiliante risoluzione di 320x240 e uno spazio interno di 512MB. Valentina aveva un iPhone 3G, era molto più avanti di me 8GB di memoria, lo schermo era già capacitivo e la risoluzione era di 480x320. Per fare un raffronto, iPhone 12, uscito qualche mese fa, ha una risoluzione dello schermo di 2532x1170, al suo interno ci stanno più di 15 display dell’iPhone 3G Nel 2011 avevo un contratto che comprendeva i dati da poco più di un anno e il mio Tattoo non mi permetteva di avere Whatsapp, nato da circa due anni, usavo solo i messaggi SMS. VI ricordate che uscivano le Christmas Card per avere i messaggi a centinaia per un mese a pochi Euro? Il contratto telefonico era ancora di quelli che per una certa cifra a settimana mi permetteva di avere una certa quantità di telefonate con i numeri del mio stesso operatore, ma non con gli altri, per i quali dovevo pagare le tariffazioni al minuto con lo scatto alla risposta. Valentina aveva un operatore diverso dal mio, quindi, dopo qualche tempo di spese improponibili, per poterci parlare, lei abitava a Bergamo, avevo preso un telefono normale, di quelli a conchiglia, per poter parlare con lei senza spendere un’enormità, con la SIM del suo stesso operatore. Sul telefono non c'era ancora l’app della navigazione, Google Maps, c’era il servizio, ma non la navigazione così come la conosciamo adesso, non c’era Waze così su vasta scala, era appena nato e insomma, io viaggiavo ancora seguano le cartine e le indicazioni. Mi comprai un tomtom credo nel 2012 e, spento in un cassetto, ce l’ho ancora. La mia automobile, una fiat 500, versione del 2007, aveva una nuova tecnologia in auto, il bluetooth, ma solo per le chiamate in vivavoce e alcuni comandi vocali per la composizione dei numeri e poco altro. La musica la ascoltavo da CD oppure da chiavetta. Non c’era la possibilità di ascoltare la muscia via Bluetooth con il protocollo a2dp come c’è ora in ogni automobile. Ascoltavo già podcast, come Tecnica Arcana, Destini Incrociati, le prime puntate di Digitalia. Ascoltavo tutto scaricandoli su una chiavetta USB che poi mettevo nella porta in auto con il programma, che ho scoperto essere ancora aggiornato, Juice. Mi avevano regalato un ipod nano ad un certo punto, di quelli metallizzati, aveva capacità di 2GB e avevo iniziato a sincronizzare i podcast tramite itunes dal PC, solo che la porta USB della 500 non era in grado di leggere quel protocollo strano di Apple. Così FIAT aveva rilasciato un adattatore, alla modica cifra di 70€, ve lo ricordo, nel 2010-2011, che permetteva di ascoltare la musica direttamente dall’iPod. Funzionava così bene, che vista la gioia, avevo speso una fortuna per comprare l’ipod con l’hard disk dentro, quello da 160GB. Li ho ancora entrambi, spenti. Sicuramente l’ipod nano non si accende più, quello grande è in un sacchetto di vellutino e ho paura ad accenderlo, se non si accendesse sarei molto triste. Se usciva un podcast mentre ero in auto me lo sarei potuto ascoltare solo dopo essere tornato a casa, aver sincronizzato l’ipod con itunes ed essere tornato in auto. Il mio PC a casa era un DELL, comprato direttamente dal sito e sicuramente con un'espansione del disco interno, con Windows 7 e due monitor, uno dei quali, il 24’’, è ancora il mio secondo monitor sulla mia attuale scrivania. Non avevo idea di cosa fossero i Mac, non avevo mai messo le mani su uno di esso, se non casualmente, a casa di un'amico che aveva questo computer con il mouse con un solo tasto e credevo che la cosa fosse impossibile e improponibile. Al monitor di cui vi ho detto prima avevo anche attaccato la console, una Xbox 360, perché in casa, nel 2011 non avevamo ancora un televisore fullHD, anzi, a pensarci bene, forse non avevamo ancora un televisore LCD, ma CRT. Le chiavette USB che avevo in tasca erano da 512MB, forse 1GB quelle che costavano care ed erano molto capienti, sicuramente nella porta USB della 500 quelle da 1GB non venivano lette e le dovevo formattare in FAT, un bello sbattimento. Parliamo di connettività. C’era la ADSL, per la precisione la ADSL2, quella fino a 20MB se eri fortunato e se avevi i cavi buoni, con mezzo mega in upload e una banda minima garantita al pari di un modem su linea analogica. La casa era piena di filtri ADSL perché senza quelli ogni volta che qualcuno alzava il telefono la connessione internet cadeva e si sentivano solo parolacce in casa. Sulla parte mobile nel 2011 avevamo il 3G già stabile con le sue evoluzioni e iniziava a farsi strada il 4G, da quel punto di vista non ci sono stati balzi in avanti epocali, se non dal punto di vista contrattuale, molti più dati a un costo molto più basso. Nel 2011 c’erano il blackberry, i telefoni con la tastiera fisica e un servizi di posta elettronica professionale da portare in tasca che non aveva nessun altro. I contratti di telefonia avevano piani specifici per questo tipo di telefoni con tariffazioni particolari. Mi pare che adesso non esistano telefoni con la tastiera fisica. Nel 2011 non esisteva il Raspberry Pi. E a livello professionale? Lavoravo in un’azienda diversa da quella attuale, avevamo delle macchine per il CAD con Windows XP a 64 bit e mi ricordo essere il sistema operativo più antipatico su cui io abbia mai lavorato, peggio di Windows 95 e Windows Millenium edition. Conoscevo pochissimo Linux e non sapevo che negli switch di rete di un'azienda ci potesse essere una configurazione scritta all’interno, me ne sono reso conto quando se ne è bruciato uno e quello sostitutivo, con i cavi messi al posto giusto, non funzionava. Insomma, in 10 anni ne ho imparate parecchie di cose. Anche che spegnere un AS400 tutte le sere per riaccenderlo tutte le mattine non era proprio una grande idea, chissà se lo fanno ancora. In quel periodo ero andato a Parigi, negli uffici della capogruppo, a fare un corso per usare il servizio di posta di Google, al quale stavamo migrando, abbandonando Lotus Notes, un sistema di posta che ho sempre odiato in modo viscerale. Nel 2011 il Bitcoin vale un dollaro. Qui vi lascio un po’ di silenzio per pensarci, visto che in questo periodo siamo circa a 45 mila dollari, sempre per un bitcoin. Ve la butto lì, se vi ricordate una sola cosa che vi lascia un po’ interdetti su cosa facevate, di tecnologico, nel 2011, mandatemi un messaggio privato su telegram con l’audio, non oltre 2 minuti, li raccolgo e ci faccio una puntata dedicata. Telegram comprime in modo pessimo, se riuscite, registrate con qualche app che registra note vocali, magari in WAV o MP3 al massimo e poi mandatemi il file. Se non avete telegram, potete anche mandarmi l’audio allegato in una mail. Ricordatevi di dire almeno il vostro nome. I contatti Come potete contattarmi e interagire con la community del podcast? In un sacco di modi! E’ tutto indicato sul sito www.pilloledib.it col punto prima dell’it, hostato da Thirdeye, se volete mettere anche voi il vostro sito, scrivete a domini@thirdeye.it. Sul sito ci sono sempre tutti i link di cui parlo in puntata, quindi potete stare tranquilli che li recuperate tutti. Mi trovate su Twitter con gli account pilloledibit o il mio personale cesco_78. Per scrivere cose più dirette e più lunghe c’è la mail pilloledibit@gmail.com. La community la trovate sul nuovo forum https://extra.pilloledib.it/forum o sul gruppo Telegram, io, personialmente, preferisco il forum. Se il podcast vi piace potreste pensare a una donazione singola o un abbonamento con importo a scelta, tutte le istruzioni sono sul sito. Potete donare senza spendere, usando i link sponsorizzati di Amazon, che trovate qua e là sul sito. Si può anche sponsorizzare una puntata di Pillole di Bit, le informazioni sono alla pagina https://pilloledib.it/sponsor  E se vi serve una consulenza tecnica informatica, un sito, un e-commerce o altro, tutto fatturato, potete informarvi su www.iltucci.com/consulenza Pillole di Bit è diventato un network di podcast, ce ne sono ben tre! Il primo è quello che state ascoltando, Pillole di Bit, un podcast di tecnologia, breve, alla portata di tutti. Poi c’è Pillole di Videogiochi, sempre con la mia voce, puntate brevi, videogiochi vecchiotti, economici e semplici, alla portata di tutti, anche la mia, che ho la reattività di un bradipo assonnato con un solo dito. lo strovate su https://pilloledib.it/pdv  L’ultimo nato, almeno temporalmente, è Pillole di Geek, dove, io e Giuliano, parliamo di cose un po’ più nerd, per chi si vuole sporcare le mani e comprare qualche schedina per passare qualche notte in bianco a imparare un po’ di santi per far funzionare un progetto. Lo trovate su https://extra.pilloledib.it/pdg E’ sempre per un pubblico ampio, non parliamo di cose troppo difficili e, per chi ha problemi, siamo disponibili a darvi una mano sul forum. Io, fossi in voi, proverei ad ascoltare qualche puntata.   Se potete ascoltare questi podcast senza che io sia andato al manicomio dovete ringraziare Alex Raccuglia che con il suo fantastico PODucer per MacOS mi risparmia ore e ore di lavoro di montaggio.   Il tip Circa un anno fa iniziavano i problemi del COVID in Italia, adesso c’è un vaccino e, per quelli come me che di biologia non capiscono un tubero di niente, non è semplice capire come funziona questo tipo di vaccini basati sull’RNA. Quindi l’unica cosa da fare è affidarsi ad un esperto, meglio se l’esperto riesce a parlarcene con un linguaggio facile, capibile per tutti, un po’ come cerco di fare io con la tecnologia in questo podcast, quindi lascio la palla, o meglio vi lascio un link, ad una pagina dove Domenico Somma, un ricercatore che lavora presso l’università di Glasgow, la spiega bene e facile per tutti. L’ho capita anche io. Ho conosciuto domenico a Edimburgo, quando ancora si poteva viaggiare, è una persona davvero gradevole e, dall'articolo, direi anche molto competente. Vi consiglio caldamente la lettura. Il link, come al solito, nelle note dell’episodio. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, come di consueto, il lunedì mattina Ciao!
Feb 15, 2021
#174 – Il documento no
13:05

Iscriversi ai social network (o ai forum? o al blog di cucina?) con un documento non è una buona idea, per una lunga serie di motivi.

Lasciare un dispositivo connesso ad Internet ad un ragazzo o ragazza di 9-10 anni senza un adeguato controllo neanche. Pare che anche far leggere loro i giornali sia una buona idea, visto che scrivono un sacco di fesserie

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 174 e io sono, come sempre, Francesco. Avrei voluto iniziare questa puntata con un pezzo di Mosconi, ma forse poi sarebbe diventata una puntata troppo volgare, quindi voi immaginate solo che lo abbia fatto, anche se l’audio non c’è, ok? Perché tanta arrabbiatura? Perché sono peggio delle rotonde e dei funghi. Perché ogni giorno che passa c’è qualcuno che salta fuori con la consueta idiozia del “è necessario registrarsi sui social con un documento, così che si possa sapere chi sei e quando fai qualcosa di illegale ti si possa subito venire a cercare”. Inutile dire che se ci faccio una puntata, è perché questa è una fesseria bella è buona, alla Fantozzi, questa è una cagata pazzesca. E’ talmente pazzesca che ho già fatto una puntata sullo stesso argomento e ho pensato che fosse il caso di farne una seconda, per rinfrescare le idee e guardare la questione da un punto di vista leggermente diverso. Repetita Iuvant dicevano i latini. Se la volete riascoltare, la puntata in questione è la 123, quindi neanche tanto tempo fa. Come prima cosa è necessario fare una distinzione in termini. Una cosa è l’anonimato, l’altra cosa è usare uno pseudonimo. L’anonimato su Internet è pressoché impossibile. Si deve essere davvero molto bravi per fare qualcosa senza lasciare una traccia che non riporti a noi. Soprattutto per attività continuative come la gestione di un account social o l’utilizzo di una mail. Su Internet si lasciano in giro una quantità innumerevoli di tracce, sempre. Alcune di queste riconducono a noi, non si scappa. Si può usare una VPN, ma il browser che si collegherà al server del social ha un’impronta unica, questa viene registrata sul social. Si può far finta di essere su un altro PC, ma magari nel browser c’era un cookie di un sito con l’autenticazione con un utente che riconduce a noi. Si fa attenzione a tutto e poi si fa accesso al social tramite il cellulare da un bar quando quel giorno siamo gli unici ad aver pagato con la carta di credito e al conteggio degli account che hanno fatto logon il nostro è l’unico che non è stato collegato ad una persona perché usava una VPN. Ve lo assicuro, essere completamente anonimi è quasi impossibile. Se qualcuno vuole indagare per scoprire chi ha fatto quella tal cosa e siete stati voi a farla, con le giuste energie, competenze e disponibilità economiche e giuridiche, vi becca. Cos’è invece uno pseudonimo? E’ registrarsi su un social presentandosi per quel che non si è nella realtà. Faccio qualche esempio, perché a tutti questi onorevoli eletti, pare che sia una cosa assolutamente inutile. Se sono una donna maltrattata dal marito e voglio cercare aiuto sui social non mi registro con il mio nome, la possibilità di essere scoperta da mio marito è troppo alta. Se mi dovesse scoprire sarebbero altre botte. Se sono una persona omosessuale che vive un contesto complicato, dove l’omosessualità non è accettata, non andrò a cercare gruppi dove parlare della mia omosessualità con il mio vero nome, se venissi scoperto magari da un mio familiare o da un collega di lavoro le cose potrebbero diventare molto difficili. La stessa cosa vale per chi ha scoperto di essere nato o nata nel corpo sbagliato. Andrò a cercare informazioni su come fare la transizione con un account senza il mio nome vero, per evitare ulteriori complicazioni nella mia vita. La stessa cosa vale se voglio cercare un amante, cosa deprecabile, assolutamente, ma non vietata dalla legge. Lasciamo perdere la parte sessuale. Mi serve uno pseudonimo se vivo in uno stato poco democratico e mi devo organizzare con un gruppo di persone che vuole andare contro il dittatore. Che faccio? organizzo con il mio nome e cognome? E se fossi un giornalista che va contro il governo poco democratico attualmente in carica? Ciao Maduro, Sono Mario Rossi e volevo dirti che fai schifo! Sapete quanto posso vivere dopo una cosa del genere? Un esempio, l’ultimo, promesso, più terra terra? Sono vessato sul lavoro da un capo che mi segue anche sui social, come faccio a chiedere agli amici come districarmi da questo problema? Con un profilo che non abbia il mio vero nome, ovviamente. Bene, lo pseudonimo in rete è fondamentale. Non capirlo, come quello lì che su Twitter diceva “ma cosa hanno da temere i gay e i trans sui social a presentarsi con il loro nome?” è sintomo di egoismo e di mancanza di apertura mentale. Ve lo ricordate quando hanno violato il sito di incontri gay e hanno pubblicato i nomi in chiaro su internet? C’è gente che si è suicidata per questo. Essere bianchi, sani, etero, maschi è sempre troppo facile in questo mondo. Consiglierei a questa gente di mettersi nei panni di qualche minoranza prima di parlare. Torniamo a noi. Registrarsi sui social con un documento o con lo SPID è una fesseria, lo ripeto, casomai non vi fosse entrato in testa. Lo è per una serie di motivi. Il primo l’ho appena affrontato. Lo pseudonimo salva molte vite. Il secondo dovrebbe essere abbastanza semplice. L’Italia adotta l’accesso con il documento e tutti si fanno una VPN per registrarsi sui social dalla Francia, Spagna, Germania, Inghilterra, Isole Fiji. Si è scassato lo SPID per avere il bonus bicicletta, ma secondo voi che fine fanno i provider SPID che dovranno gestire tutti gli accessi di tutti gli Italiani alle decine di Social? Siamo realisti, ve le immaginate le code alle poste “eh, devo farmi lo spid per registrarmi su facebook e mandare i buongiornissimo caffè”. Dai, su! E poi cosa faccio, mi registro con il documento su Facebook, e sul sito degli acquari o sul forum del podcast? chi discrimina dove ci va il documento e dove no? Chi controlla? Potrò mica mettermi io, Francesco, ad archiviare i documenti di tutti gli iscritti al forum di Pillole di Bit? Con che basi giuridiche e con che infrastruttura devo archiviare queste cose? E se vengono a rubare a casa e mi portano ia tutti i documenti archiviati? La motivazione che i più adducono alla necessità del documento è l’identificazione in caso di atti illeciti. La maggior parte degli illeciti è fatta da profili social con nome e cognome in chiaro, identificarli è una cosa già fatta. Mi pare che l’Onorevole Boldrini ne abbia portati davanti al giudice a decine. Essere esposti con nome e cognome già adesso non è un deterrente per commettere illeciti su Internet. Vi ricordate cosa ha fatto Trump con l’account con il suo realDonaldTrump? E se non hanno nome e cognome, le Forze dell’Ordine hanno tutti i poteri e i modi per identificare chi ha fatto cosa. Tutti noi ci connettiamo ad internet tramite contratti intestati a qualcuno, sia mobili che fissi, in azienda ci sono i Log, la legge prevede che si possa disporre di perquisizioni, intercettazioni, sequestri di PC e telefoni. Secondo voi come le trovano le reti che scambiano materiale pedopornografico? Loro hanno depositato un documento? Hanno cercato di nascondersi. Ma nascondersi su Internet, come ho detto a inizio puntata, è quasi impossibile, soprattutto se lo devi fare per molto tempo. Prima o poi una traccia la lasci. E per la questione dei bambini? Si dice che per loro Internet sia pericolosissima, che i social li portino a suicidarsi. Anzi, ormai pare che quasi ogni reato sia colpa in qualche modo di un social network. L’argomento è ancora più difficile. Lo dico da uomo di 42 anni, quasi 43, che non ha figli. Chi ha dei figli ha l’obbligo di educarli. Questo obbligo comprende il seguirli e istruirli nell’utilizzo della tecnologia, l’accesso ad internet e tutto quello che ne consegue. Internet non è il male. Come il parco giochi non è il male. Ma voi lo lascereste vostro figlio di 10 anni, da solo, non sorvegliato, al parco giochi, per passare a prenderlo 6 ore dopo? lasciarlo con uno smartphone o un PC connessi ad Internet, da soli, in mano è più o meno la stessa cosa. Al parco, come su Internet c’è la gente cattiva. E in entrambi i casi i genitori devono stare al fianco dei figli per insegnare loro come stare attenti e per proteggerli. Lasciare un bambino con uno smartphone e la completa libertà di fare cosa vuole è pericoloso e dannoso. Lasciamo perdere l’ultimo evento di cronaca, che alla fine pare non essere colpa di TikTok perché non è stata trovata alcuna challenge che spingeva a impiccarsi. Voi genitori avete l’obbligo morale di stare vicini ai figli e proteggerli da queste cose, al punto da dire loro “no, lo smartphone non te lo prendi fino a una certa età”. E’ meglio averli omologati come tutti gli altri, ma a rischio, oppure aver spiegato loro perché il telefono non ce l'hanno, oppure ce l’hanno con un software di controllo parentale che limita quel che si può fare, e averli più al sicuro? Davvero vale la pena lasciar loro la libertà di avere whatsapp incontrollato per scambiarsi le foto porno di nascosto o copiare i compiti a scuola, al posto di dire loro “no, con i compagni ti puoi scrivere, ma io devo vedere tutto quello che vi dite?” Li avete fatti, per il loro bene, abbiatene cura. E’ faticoso, lo so, me lo hanno detto tutti gli amici che hanno figli, ma se non volevate far fatica avreste potuto anche non farli, no? Forse sono stato un po’ duro, ma in questi giorni ne ho sentite talmente tante che inizio ad essere davvero stanco di leggere sempre le solite fesserie, passate come soluzioni definitive per risolvere problemi che sono già risolti, o che sono dette solo per fare campagna elettorale, alla ricerca degli ultimi voti dei disperati. Se avete un figlio che vuole lo smartphone e ha android potete installare Family Link, un prodotto gratuito di Google, che tiene sotto controllo tutto quello che pil pargolo fa o cerca di fare, le app che apre, dove va su Internet, se sono cose che non avete preventivamente autorizzato vi arriva una notifica sul vostro telefono che vi chiede se autorizzare la cosa oppure no, potete definire quanto tempo può stare davanti al telefono o alla singola app, localizzarlo e tante altre cose.  Se ha invece un iPhone si può usare l’app Tempo di utilizzo, che può essere bloccata da un PIN che non date al pargolo, rispetto a Family Link il controllo non è in tempo reale, ma potete comunque impostare limiti e controlli e localizzare il telefono in tempo reale. La stessa cosa vale per il computer ovviamente, se avete un PC a casa e i vostri figli lo usano abitualmente, la cosa più saggia e stare lì con loro mentre accedono ad Internet per vedere dove vanno, cosa fanno e per insegnare loro cosa va bene e cosa no. I contatti Come potete contattarmi e interagire con la community del podcast? In un sacco di modi! E’ tutto indicato sul sito www.pilloledib.it col punto prima dell’it, hostato da Thirdeye, se volete mettere anche voi il vostro sito, scrivete a domini@thirdeye.it. Sul sito ci sono sempre tutti i link di cui parlo in puntata, quindi potete stare tranquilli che li recuperate tutti. Mi trovate su Twitter con gli account pilloledibit o il mio personale cesco_78. Per scrivere cose più dirette e più lunghe c’è la mail pilloledibit@gmail.com. La community la trovate sul nuovo forum https://extra.pilloledib.it/forum o sul gruppo Telegram, io, personialmente, preferisco il forum. Se il podcast vi piace potreste pensare a una donazione singola o un abbonamento con importo a scelta, tutte le istruzioni sono sul sito. Se volete gli adesivi dovete fare in modo che io abbia l’indirizzo, se non ce l’ho non ve li posso spedire, mi raccomando. Potete donare senza spendere, usando i link sponsorizzati di Amazon, che trovate qua e là sul sito. Si può anche sponsorizzare una puntata di Pillole di Bit, le informazioni sono alla pagina https://pilloledib.it/sponsor  E se vi serve una consulenza tecnica informatica, un sito, un e-commerce o altro, tutto fatturato, potete informarvi su www.iltucci.com/consulenza Se non ve ne siete ancora accorti faccio un nuovo podcast, con uscita irregolare e parla di videogiochi, se vi interessa lo trovate su https://pilloledib.it/pdv   Se potete ascoltare questi podcast senza che io sia andato al manicomio dovete ringraziare Alex Raccuglia che con il suo fantastico PODucer per MacOS mi risparmia ore e ore di lavoro di montaggio.   Il tip Questa settimana vi consiglio un account Twitter che è da seguire, ma io lo abbraccerei. Il Professor Zanero, docente al Politecnico di Milano, si occupa di sicurezza informatica e tutti gli annessi. Sempre cortese, mai fuori luogo, anche se c’è chi lo invita a studiare o chi gli dice che non ne sa abbastanza. Argomenta sempre e ogni suo tweet è una cosa nuova da imparare, in contenuto o in modo di fare. Correte a fare il follow a @raistolo appena finito di ascoltare questa puntata. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, come di consueto, il lunedì mattina Ciao!
Feb 01, 2021
#173 – La P.A. e il digitale
13:07

Che non ce la fanno troppo è ormai chiaro. Quel che no è che chiaro è se lo fanno apposta o se proprio non ci riescono. Ho fatto una carrellata dei disastri del 2020, così, per non dimenticare.

  • Snapdrop, per passarsi file all'interno della rete

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 173 e io sono, come sempre, Francesco. Il 2020 è stato un anno molto particolare per tutti, il virus, lo stare a casa, il Governo che ha emesso una quantità di Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri per cercare di arginare la pandemia e per mettere le pezze a tutto il danno economico che i fermi hanno provocato. Siamo negli anni 2000, anzi, 20 anni dopo il 2000, la tecnologia corre e ormai abbiamo tutti uno o più smartphone in tasca, abbiamo tutti uno o più account social, caselle di posta e connessioni ad Internet. La tecnologia è pervasiva e indispensabile, per fare quasi ogni cosa. Quindi, visto che siamo stati tutti bloccati a casa, perché non usare la tecnologia anche a livello Statale per fare un po’ di cose che altrimenti sarebbero dovute essere fatte in presenza e quindi con del pericolo? Così hanno deciso e così hanno fatto, l’Italia ha iniziato davvero a usare la tecnologia digitale nell’affrontare questa pandemia senza precedenti. La scorsa è stata 100 anni fa dove non c’era Internet e c’era a malapena il telefono e la radio. Qual è stato il risultato? Lo abbiamo visto tutti: un disastro dopo l’altro, pare quasi che non ne hanno imbroccata una. Come se per loro la tecnologia fosse qualcosa di altamente sconosciuto. Più o meno come se avessero chiesto a me di gestire la pandemia con l'uncinetto e io mi fossi fatto aiutare da tutti i miei amici che di uncinetto non sanno proprio niente. Giusto per girare il coltello nella piaga, nella puntata di oggi ho intenzione di fare un rapido excursus delle figure epocali che questa Pubblica Amministrazione ha fatto in ambito digitale o tecnologico intorno alla pandemia del COVID19 Partiamo dagli sportelli delle Poste Italiane, che, dopo anni di code assurde, avevano finalmente vissuto un’evoluzione con il numeratore per tipologia di servizio, così se devi spedire una raccomandata non fai la fila con chi deve pagare il bollettino o fare un’operazione lunghissima sul libretto postale. Il servizio si è involuto, adesso c’è un solo numeratore per ogni tipo di operazione e l’unica è mettersi fuori con pazienza a fare la coda aumentando il tempo di attesa in media di 5 volte, in alcuni uffici postali si può ancora prenotare con l’app, ma uno ogni 15 minuti e a volte le prenotazioni sono disponibili solo dopo 3-4 giorni. Passiamo all’INPS, che ha inaugurato i gioiosi click day, con l’erogazione dei bonus per le partite IVA. Chi gestiva i sistemi informativi, evidentemente non ha mai fatto i conti di quante persone avessero diritto ai 600€ messi letteralmente in palio quella mattina, così quando si è visto sommerso di richieste, ha iniziato ad accampare scuse per nascondere l'inettitudine che ha portato al crash completo del sito INPS, anche dopo che lo hanno messo di fretta e furia dietro a una CDN, sbagliando completamente la configurazione delle cache e permettendo a moltissime persone di vedere i dati fiscali e contributivi di altre persone, causando uno dei più grandi data breach che la storia della Pubblica Amministrazione ricordi. A un certo punto, con estremo ritardo, hanno deciso di chiudere completamente il sito. Quando il ministro ha riferito in Parlamento ha parlato di un fantomatico attacco DDOS e di altre cose completamente inconsulte e irreali, quando il vero problema è stato che la quantità di accessi era tale che il sistema non era preparato ed è caduto malamente. Pochi giorni dopo, non contenti, all’INPS sono caduti nella stessa trappola con il bonus baby sitter, hanno fatto un altro click day ed è crashato di nuovo tutto. Pare che comunque nessuno abbia imparato e capito che l’unico sistema attualmente in grado di reggere a un click day nel mondo è l’e-commerce di Amazon al Black Friday. Ma lo vediamo più avanti. Adesso tocca a Immuni. Sviluppata, da quel che ho letto, in modo davvero eccellente da una azienda che sviluppa app per smartphone da anni, con criteri che rispettano in modo rigidissimo la privacy del cittadino, non ha mai funzionato perché le ASL non hanno mai usato nel modo corretto tutto quello che ci sta dietro, il sistema di segnalazione e di registrazione dei positivi. Di fatto l’app è completamente inutile perché la gestione non è mai stata fatta come si deve. Passiamo adesso all’ennesimo click day, quello del bonus ambientale. Apro una parentesi, io mi sto focalizzando sulla questione tecnologica, che è l’ambiente che conosco ed è l’ambito di questo podcast, non mi focalizzo sull’efficacia medica, politica o economica delle varie azioni, non sono un esperto di questi settori e non sono nelle condizioni di metterci il becco. Per evitare di fare la figuraccia dell’INPS hanno deciso di affidare il sistema di richiesta del bonus a un servizio che gestisce le code. Questo tipo di servizi prende in carico le richieste di accesso a un determinato sito, le tiene lì in sospeso e le passa al sito un po’ per volta, in modo che questo non scoppi, come è successo per il sito dell’INPS. In questo caso molta gente ha dovuto fare la coda più volte perché i sistemi che sono andati in palla sono stati quelli per l’autenticazione dello SPID, il sistema che ti identifica per certo come cittadino a livello digitale. Facevi la coda, arrivavi, ti autenticavi, il sistema non ti riconosceva e, passati i tuoi 20 minuti in tentativi di accesso, questi scadevano, facendoti ricominciare la coda. Questo sistema ha innescato anche un problema etico. E chi quel giorno infrasettimanale alle 10 del mattino era al lavoro e non poteva disporre di un PC davanti al quale stare ad aspettare il suo turno per avere il rimborso della bicicletta o del monopattino comprato proprio perché sapeva che c’era il rimborso? Arriviamo al cashback di stato. Quello che dovrebbe invogliarti a pagare con il bancomat e non con i contanti. In teoria sarebbe stato tutto facile: scarichi l’app IO, registri la tua carta di credito o bancomat, la usi per pagare e in base alle spese fatte, una percentuale di quelle spese ti sarebbe stata restituita come bonifico a febbraio 2021, anzi, marzo, La campagna partiva l’8 dicembre. La possibilità di registrare i bancomat è stata data il 7 dicembre A questo punto milioni di persone hanno cercato di registrare le carte, tipo un click day e indovinate cosa è successo? Esatto! Si è scassato di nuovo tutto e c’è gente che è riuscita a inserire la propria carta il 21 dicembre. Tipo me. Meno male che c’è Satispay e altri circuiti elettronici che hanno permesso di inserire i sistemi a latere dell’app. Non contenti di questa cosa non tutte le carte erano accettate dal sistema la lancio, discriminando di fatto chi aveva una banca al posto di un’altra, per non parlare della questione, che si sono ben guardati dal raccontare, che le carte con il pagamento contactless, spesso hanno due circuiti e quindi andavano registrate due volte. La lotteria degli scontrini, per evitare ulteriori problemi è stata rimandata di un mese, i negozi e soprattutto i fornitori dei sistemi di cassa non erano pronti, a causa del poco preavviso che è stato dato loro per aggiornare tutti i software e quello di tutti i dispositivi di tutti i negozi in Italia. Non è una cosa semplice come mangiare un’arachide, forse ancora nessuno lo ha imparato, lassù, nella stanza dei bottoni. Chiudo la carrellata con il nuovo sfavillante sito che ci informa su quante vaccinazioni sono state fatte in tempo reale in Italia. Il sito iniziale è sui servizi Power BI di Microsoft, non è su un dominio ufficiale del governo, non ha neanche la favicon del Governo e in più, anche se è stato richiesto a gran voce da tempo, non ha la disponibilità dei dati da scaricare in modo disaggregato e machine readable. Da quando ho scritto la puntata il sito è stato spostato e finalmente ci sono i dati delle vaccinazioni in formato open e machine readable su GitHub. Ma se le regioni, come la Lombardia, li compilano male, ovviamente, vengono prese le decisioni sbagliate, perché il dato può essere open e accessibile a chiunque, ma se è sbagliato alla fonte, è impossibile capirlo. Perché tutto questo sfacelo? Secondo me il problema non è tecnico, anche se, vendendo tutti i problemi, pare che sia tutto dovuto a incapacità. Il problema è sempre lo stesso, se si pensa bene: le decisioni arrivano sempre con un preavviso ridicolo, rispetto alle necessità di tempo per la realizzazione tecnica. Puoi avere il team più bravo del mondo, con gli stipendi più alti del mondo, ma se ti servono delle tempistiche specifiche per aumentare le capacità di un determinato servizio e tu non le vuoi rispettare, quello a cui andrai incontro sarà certamente un flop. Sapete perché al primo lockdown non c’era lievito nei supermercati e non c’è stata disponibilità per parecchie settimane? Perché il lievito è una coltura batterica, che va fatta crescere e la crescita dei batteri non può essere accelerata, se loro ci mettono, invento, 6 settimane per essere a sufficienza per creare un quintale di lievito, ci metteranno sempre 6 settimane, anche se il direttore generale del produttore di lievito minaccia di frustare a morte tutti i dipendenti in produzione. Sempre sei settimane. Se un servizio di qualunque tipo è dimensionato per ricevere una media, anche qui invento, di una chiamata al secondo e a un certo punto arriva la notizia che dovrà gestirne centomila, aumentare le risorse hardware, comprarle, noleggiarle o andare a stipulare i contratti con i grandi datacenter, sviluppare il sistema che le dovrà gestire, implementarlo sui sistemi attualmente produttivi, fare i test e renderlo produttivo, ha un certo costo in soldi e soprattutto in tempo, non si può fare in 2 giorni. Continuare in questo modo, pensando che il digitale sia così facile che dico una cosa e questa viene fatta così, senza alcun problema, vuol dire che non si sa cosa vuol dire avere a che fare con i sistemi informatici attuali, che sono potenti, permettono di far davvero ogni cosa, ma sono complessi e vanno gestiti in maniera seria, da gente seria, che non può essere alla mercé di chi decide senza saperne nulla. In ogni caso ci aspetta un altro anno difficile e molto molto lungo, è necessario che ci rimbocchiamo tutti le maniche e ognuno ci metta un po’ del suo. In bocca al lupo a tutti voi, o, meglio, noi. I contatti Come potete contattarmi e interagire con la community del podcast? In un sacco di modi! E’ tutto indicato sul sito www.pilloledib.it col punto prima dell’it, hostato da Thirdeye, se volete mettere anche voi il vostro sito, scrivete a domini@thirdeye.it. Sul sito ci sono sempre tutti i link di cui parlo in puntata, quindi potete stare tranquilli che li recuperate tutti. Mi trovate su Twitter con gli account pilloledibit o il mio personale cesco_78. Per scrivere cose più dirette e più lunghe c’è la mail pilloledibit@gmail.com. La community la trovate sul nuovo forum https://extra.pilloledib.it/forum o sul gruppo Telegram, io, personialmente, preferisco il forum. Se il podcast vi piace potreste pensare a una donazione singola o un abbonamento con importo a scelta, tutte le istruzioni sono sul sito. Potete donare senza spendere, usando i link sponsorizzati di Amazon, che trovate qua e là sul sito. Si può anche sponsorizzare una puntata di Pillole di Bit, le informazioni sono alla pagina https://pilloledib.it/sponsor  E se vi serve una consulenza tecnica informatica, un sito, un e-commerce o altro, tutto fatturato, potete informarvi su www.iltucci.com/consulenza Se non ve ne siete ancora accorti faccio un nuovo podcast, con uscita irregolare e parla di videogiochi, se vi interessa lo trovate su https://pilloledib.it/pdv   Se potete ascoltare questi podcast senza che io sia andato al manicomio dovete ringraziare Alex Raccuglia che con il suo fantastico PODucer per MacOS mi risparmia ore e ore di lavoro di montaggio.   Il tip Nel nuovo forum c’è una sezione dedicata alle proposte dei Tip della settimana, perché a volte capita che io non abbia niente in mente e magari posso attingere. Questa è una di quelle volte. Marco ha proposto un sistema basato sul web che si chiama Snapdrop, il link lo trovate sempre sul sito, ma so che non serve ricordarvelo ed è è una valida alternativa ad airdrop di Apple. Lo aprite su due dispositivi di qualunque sistema operativo nella stessa LAN e tramite questo sito, che fa solo il discovery dei dispositivi connessi, il file verrà trasmesso in modalità crittografata e peer to peer da un dispositivo all’altro, quindi sicuro e senza occupare la banda internet alla quale siete connessi, gira tutto il traffico in LAN. Io, fossi in voi lo proverei e me lo metterei tra i preferiti. Grazie Marco!  Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, come di consueto, il lunedì mattina Ciao!
Jan 25, 2021
#172 – Il protocollo TCP
13:07

Lo si vede nelle impostazioni della rete del computer e nelle configurazioni del router. Due parole du come funziona e come è composto, bit per bit. Oggi si va nel profondo

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 172 e io sono, come sempre, Francesco. Oggi torniamo a parlare di reti, e andiamo ad analizzare un acronimo che sentiamo spesso nominare e vediamo molto spesso nella configurazione della rete del PC e del nostro router. Quando apriamo le configurazioni di rete del PC, vediamo spesso le impostazioni TCP/IP. Quando invece dobbiamo aprire qualche porta sul router, attività da fare sempre con attenzione, sono dovuto intervenire non molto tempo fa su un NAS completamente crittografato perché era esposto su Internet tramite il router di casa e aveva una vulnerabilità, dobbiamo scegliere se aprire la porta sul protocollo TCP o UDP. Oggi vi parlo del protocollo TCP che sta per Transmission Control Protocol. E’ un protocollo che si posiziona all’interno dello stack ISO OSI delle reti al livello 4, del trasporto, ed è, come abbiamo detto prima, usato in abbinata con il protocollo IP, Internet Protocol che è il livello 3, detto livello di rete. Del protocollo IP ho parlato nella lontana puntata 36. IP assegna gli indirizzi, TCP, fa girare i dati. Detto in modo estremamente semplicistico. Partiamo da come è fatto un pacchetto del TCP, detto segmento. Essendo composto da bit, è diviso in gruppi di bit, come gli indirizzi IP, chiamati ottetti, ma sono sempre byte, quindi otto bit. I primi 4 byte sono le porte del client, quindi di chi chiede la connessione e del server, di chi accetta la connessione. Sono due byte per porta, per questo le porte sono da 0 a 65535 e sono qulle che a voi servono sul router per l’apertura per i vari protocolli particolari, che sono sullo strato più alto. FTP, per esempio, si appoggia su TCP e usa la porta 21 del server, SSH, usa sempre TCP e usa la porta 22 e così via. Ogni coppia di porte identifica una comunicazione, quindi se vi collegate alla porta 21 di un server FTP non è detto che la vostra porta di partenza sia per forza la 21. I 4 byte successivi sono quelli che identificano la sequenza del segmento. Quando i segmenti vengono composti, ognuno di essi ha un numero di sequenza, il numeratore è grande 4 byte, facendo un rapido conto i segmenti possono essere 2 elevato a 32, quasi 4 miliardi e 300 milioni. Il contatore dei segmenti è importante. Il ricevente ne tiene conto, se arriva un segmento di un numero che non si aspetta si comporta di conseguenza. Parliamo con un esempio che è tutto più facile. Il server ha ricevuto il segmento 100, si aspetta il 101. Invece gli arriva il 98, che ha già ricevuto. Potrebbe succedere e, per evitare di mettere in difficoltà l’applicazione che sta al livello più alto, lo scarta e non glielo manda neanche. Gli arriva il 110. Non lo ha ancora ricevuto, ma non gli serve in questo momento, lui vuole il 101, se lo tiene da parte e aspetta il successivo. Quando avrà il 101, lo passerà all’applicazione, quando arriverà, nell’ordine, il 109, passerà all’applicazione il 109 e il 110 che aveva già messo da parte. Davvero capita che arrivano i pacchetti in disordine? Capita, certo che capita! Capita che nel mondo delle reti, i pacchetti di una stessa trasmissione facciano giri completamente diversi tra origine e destinazione, quindi i tempi di consegna siano diversi. In una determinata modalità di trasmissione il cliente e il server possono anche scambiarsi un ulteriore contatore che dice, guarda, adesso mi aspetto questo pacchetto, questo contatore è inserito nei 4 byte successivi. I 4 byte ancora successivi sono divertenti. Per noi interessati di questa roba ovviamente. Ci sono 4 bit che indicano quanto è grande tutto il pacchetto di intestazione del segmento TCP, perché con alcune opzioni, potrebbe variare Gli altri 4 non sono in uso, perché chi pensa ai protocolli, pensa anche a sviluppi futuri e ha lasciato lo spazio per possibili evoluzioni. Poi ce ne sono altri 8 che sono come dei piccoli interruttori, che a seconda del loro stato, 0 o 1, attivano o disattivano delle opzioni, non vado così nel dettaglio, vi dico solo che il penultimo, se impostato a 1 vuol dire “ok, voglio iniziare una trasmissione”, l’ultimo, se impostato a 1, vuol dire “voglio chiudere questa trasmissione” Altri 2 byte indicano quanti byte è in grado di ricevere il mittente Non disperate, il segmento è quasi finito. Prima dei dati, i due byte più interessanti sono quelli del checksum che servono per controllare che il segmento sia arrivato corretto e che non serve richiederne la ritrasmissione. Qui ci fermiamo un attimo a capire perché questa cosa è importante. Avete presente il gioco del telefono senza fili? Se la frase di partenza è “l’ape regina ha invitato sua cugina in cucina”, alla fine dopo qualche decina di passaggi a destinazione arriva “la cugina mangia la torta della zia col miele della regina” In informatica questa cosa non è accettabile. Se devo trasferire un file composto da qualche milione di bit, è necessario che tutti questi bit, come partono così devono arrivare. Tutti, nessuno escluso. Visto che nel viaggio il rischio di corruzione dei dati è elevato, ci va un controllo che permetta di capire se il segmento è arrivato integro o no. Nelle trasmissioni seriali, di pochi bit per volta c’è il bit di parità, io trasmetto un byte di 8 bit il primo mi dice quanti sono i bit a 1, se sono pari questo è settato a 1, se sono dispari, questo è settato a zero. Se c’è un errore, il bit di parità mi dà l’informazione errata e quindi sò c’è il dato è corrotto, non so dove, ma so che lo è. Se ci sono due errori potrei non accorgermene, ma non è questo il momento di discuterne. I due byte di checksum servono a questo, attraverso un complesso algoritmo, il ricevente è in grado di controllare se tutto il segmento è arrivato integro oppure no, se non lo è il protocollo è fatto in modo tale che il destinatario chiede al mittente la trasmissione dell’intero segmento. Visto che ogni segmento è numerato è facile sapere qualche chiedere. Finito tutto l’header, cioè la testata del segmento, c’è il vero contenuto del pacchetto. Qui arriviamo a capire del perché si usa una certa parola nel gergo comune. Se l’header del pacchetto pesa nella trasmissione 16 byte e io devo trasmettere 10 byte, ho più header che dati. Per definire questo spreco di banda si usa il termine di overhead, che poi è declinato in quelle cose dove i convenevoli sono più lunghi e pesanti della vera comunicazione. Come avviene la comunicazione dei segmenti tra client e server? Con il cosiddetto handshake a 3 fasi. Il client contatta il server e gli dice “ciao, voglio comunicare con te”, gli manda un pacchetto di SYN Il server gli risponde “ok, comunichiamo”, gli manda il pacchetto di ACK+SYN Intanto si sono scambiati i contatori dei pacchetti che si susseguiranno nella trasmissione Il client allora invia un terzo messaggio “yee, che bello”, con il pacchetto di ACK. A questo punto inizia la trasmissione. La trasmissione, con tutte le regole che abbiamo detto prima, si instaura su un socket, composto da due coppie di IP e porta, quella del client e quella del server, questo permette al server di poter gestire più socket contemporaneamente anche sulla stessa porta in ascolto. Infatti un server web, ad esempio,  è in ascolto solo sulla porta 443, quella dell’https, ma può servire molte richieste contemporaneamente e non solo una per volta. Server dell’INPS a parte, a quanto pare. Il protocollo TCP poi ha una miriade di sistemi per gestire i ritardi, gli errori, le ritrasmissioni, i timeout e un sacco di cose che possono succedere durante la trasmissione dei dati, ma direi che questo non è un corso di laurea sulle reti e quindi ci possiamo anche fermare qui. Solo un dettaglio aggiuntivo: nel segmento, se ve ne siete accorti, manca l’indirizzo IP di partenza e l’indirizzo IP di arrivo. Come mai? Perché questi dati fanno parte del protocollo sottostante, che è il protocollo IP, che a sua volta ha un header, dentro il quale ci saranno queste e altre informazioni. Poi si scenderà ancora, al livello MAC, dove il pacchetto che viaggia dovrà spostarsi tra una scheda di rete e un’altra e quindi dovrà sapere tra quali MAC address dovrà essere spostato, altro header che viene messo all’esterno degli altri due. Le reti sono così, tutte incapsulate, man mano che si scende i dati sono incapsulati all’interno della struttura del livello più basso. Parlare di reti è sempre molto interessante, perché nel mondo i dati viaggiano su di esse, dal bit che passa su un filo di rame, su una fibra ottica o nell’etere fino al formarsi di strutture dati organizzate che portano qualunque tipo di informazioni da una parte all’altra del globo. Prossimamente parleremo anche degli strati più bassi delle reti, perché sotto al TCP c’è l’IP, poi si scende ancora fino al livello fisico e si scoprono cose molto interessanti, un po’ come quando si entra in un batiscafo e si esplorano le profondità dei mari. I contatti Come potete contattarmi e interagire con la community del podcast? In un sacco di modi! E’ tutto indicato sul sito www.pilloledib.it col punto prima dell’it, hostato da Thirdeye, se volete mettere anche voi il vostro sito, scrivete a domini@thirdeye.it. Sul sito ci sono sempre tutti i link di cui parlo in puntata, quindi potete stare tranquilli che li recuperate tutti. Mi trovate su Twitter con gli account pilloledibit o il mio personale cesco_78. Per scrivere cose più dirette e più lunghe c’è la mail pilloledibit@gmail.com. La community la trovate sul nuovo forum https://extra.pilloledib.it/forum o sul gruppo Telegram, io, personialmente, preferisco il forum. Se il podcast vi piace potreste pensare a una donazione singola o un abbonamento con importo a scelta, tutte le istruzioni sono sul sito. Potete donare senza spendere, usando i link sponsorizzati di Amazon, che trovate qua e là sul sito. Si può anche sponsorizzare una puntata di Pillole di Bit, le informazioni sono alla pagina https://pilloledib.it/sponsor  E se vi serve una consulenza tecnica informatica, un sito, un e-commerce o altro, tutto fatturato, potete informarvi su www.iltucci.com/consulenza Se non ve ne siete ancora accorti faccio un nuovo podcast, con uscita irregolare e parla di videogiochi, se vi interessa lo trovate su https://pilloledib.it/pdv   Se potete ascoltare questi podcast senza che io sia andato al manicomio dovete ringraziare Alex Raccuglia che con il suo fantastico PODucer per MacOS mi risparmia ore e ore di lavoro di montaggio.   Il tip Oggi vi propongo un oggetto, piccolo, tondo, nero e che costa 5€ da Ikea, si chiama con uno dei loro soliti nomi impronunciabili, LIVBOJ ed è un piattello che ricarica il telefono cellulare con la tecnologia senza fili IQ, per farlo funzionare serve un alimentatore USB e un cavo con connettore USB-C, lo mettete su un tavolo e quando ci appoggiate sopra il vostro telefono compatibile con la ricarica wireless IQ, questo inizierà a caricarsi. L’ho preso, l’ho trovato economico, funzionale, discreto, c’è anche bianco, insomma, se volete provare la ricarica senza fili è il modo giusto per iniziare. E per 5€, direi che la spesa non è neanche folle. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, come di consueto, il lunedì mattina Ciao!
Jan 18, 2021
#171 – Whatsapp o no?
10:54

Sono usciti i nuovi termini del contratto d'uso di Whatsapp, se non li si accetta si deve abbandonare la piattaforma. Che fare?

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 171 e io sono, come sempre, Francesco. Bentornati, questa è la prima puntata del 2021 e speriamo che sia un po’ meglio del 2020, anche se per adesso, l’unica cosa che cambia, come ogni anno, è che faremo casino quando scriviamo le date, almeno per tutto gennaio. Gira molto la notizia negli ultimi giorni che è necessario abbandonare Whatsapp perché con i nuovi termini del contratto sarà definitivo il passaggio dei dati tra la piattaforma di messaggistica e Facebook, vi ricordo che entrambi i sistemi fanno capo a Zuckerberg. Tutto questo ha portato a un gran parlare di abbandonare Whatsapp in favore di altre piattaforma di comunicazione e di messaggi istantanei. A questo punto qualcuno ha fatto un po’ di indagini e un lavoro da certosino è il risultato è che non è necessario fare tutto questo allarmismo. L’amico e avvocato Enrico Ferraris ha fatto un approfondimento interessante di cui vi lascio il link nelle note, (https://threadreaderapp.com/thread/1347567929739636742.html) che può essere riassunto così: prima cosa: da febbraio, per gli utenti in europa non cambia nulla, grazie al GDPR. I dati di whatsapp sono stati usati da facebook per migliorare l’esperienza utente dal 2016 circa fino al 2019 circa, poi basta. Da febbraio non cambia. seconda cosa: cambia solo per i posti dove il GDPR non c’è terza cosa: riteniamoci tutti fortunati a vivere in Europa. In ogni caso l’idea di abbandonare Whatsapp non è una cattiva idea, ma migrare verso altri lidi non è banale, per svariati motivi. Il primo è che whatsapp è il sistema di messaggistica come la Nutella è la crema spalmabile alle nocciole: la maggior parte del mondo accomuna le cose e non le distingue. Ti mando un messaggio sottintende che te lo manda con whatsapp perché tutti hanno whatsapp. Sul telefono del lavoro non ho whatsapp e per i colleghi è sempre stato un problema. Per me è invece è la gioia.  Ma se non cambiate voi, come potreste dire agli altri “guarda, mi trovi anche su quest’altra piattaforma”? Ce ne sono decine e decine. Le più conosciute al momento sono due, sono entrambe gratis ed entrambe funzionano bene. La prima è Telegram, quella che uso anche per il gruppo del podcast, ma ve lo ricordo, preferisco il forum.  La seconda è Signal. I tre sistemi hanno caratteristiche ed ideologie diverse, ve le elenco per sommi capi, in modo che possiate scegliere quelle che preferite. Io le uso tutte e tre. Whatsapp è la più usata, adotta la crittografia End to end di default, quindi il contenuto delle chat e dei gruppi no passa in chiaro sui server del provider. Questo vuol dire che in caso di una indagine, le forze dell’ordine, pur ottenendo accesso ai server di Whatsapp non potrebbero in alcun modo accedere al contenuto delle conversazioni. Le conversazioni sono in chiaro sul telefono dei destinatari, quindi se qualcuno ha accesso al telefono di una persona con il quale stavate parlando potrebbe vedere la vostra conversazione con lui. Il backup di Whatsapp su Google Drive o Dropbox è in chiaro, questa è un’altra cosa sulla quale è necessario fare attenzione. Il servizio ha accesso incondizionato a tutti i metadati, quindi con chi ti scrivi, quando, quante volte, per quanto tempo, dove eri quando hai scritto, quando lui ha letto e tutte queste cose qua. Sotto un certo punto di vista, questi dati sono anche più importanti dell’effettivo contenuto dei messaggi. Whatsapp si può usare da web a patto che il telefono sia acceso con l’app attiva e collegata ad internet. Telegram è fondata da una persona Russa, è il sistema di messaggistica odiato dai russi e anche dal conduttore di 2024, che lo ha definito colaca di illegalità, perché al suo interno ci sono parecchi gruppi di roba illegale anche piuttosto schifosa. Gruppi che non si sa se esistono anche nelle altre piattaforme, arriviamo dopo a capire perché. La politica di Telegram è che è una piattaforma libera, open, con client per ogni sistema operativo al mondo e che dà la libertà di fare un po’ quel che ci pare sui suoi server, per questo motivo è anche molto più riluttante a collaborare con le forze dell’ordine in caso di indagini. I gruppi schifosi di cui prima, però sono stati chiusi. La messaggistica non è crittografata end to end per default, per farlo si devono attivare le chat segrete e sono valide solo uno ad uno. i gruppi non sono crittografati, ecco perché è più facile scoprirli e seguirli, oltre al fatto che se sono pubblicizzati, poi per forza diventano pubblici. L’utilizzo è comodo perché è sincronizzato su ogni dispositivo, io ce l’ho su due cellulari e 3 PC senza alcun problema e non è necessario che il principale sia acceso. Si può avere su un singolo dispositivo anche più account diversi, ma per ogni account ci va un numero di telefono per attivarlo. La politica del fondatore Duvrov è quella di lasciare la piattaforma libera e gratuita per tutti, di non condividere i dati con nessuno per farci pubblicità e di iniziare a vendere servizi premium per le aziende e nei canali con moltissimi iscritti. Secondo me è una valida alternativa a Whatsapp, ma si deve fare attenzione che il contenuto delle chat risiede in chiaro sui server loro. Resto dell’idea che non si sceglie una piattaforma perché c’è qualcuno che la usa male, basta stare alla larga dagli utenti sbagliati e dai gruppi sbagliati, come su ogni cosa che si trova su Internet e nella vita di tutti i giorni. La terza piattaforma è Signal, è il sistema usato da Snowden e ha giustificato la sua estrema sicurezza twittando, qualche giorno fa, “io la uso, e se sono ancora vivo è perché è sicura”. Signal è un sistema open che basa tutto sulla sicurezza e la riservatezza, non condivide niente con nessuno, tutte le conversazioni sono crittografate, anche nei gruppi, ha anche il client per PC che funziona molto bene. Dopo un tweet di enforcement di Elon Musk ha avuto un’impennata di registrazioni in terra americana che ha creato parecchi problemi in fase di attivazione e di utilizzo, da quel che dicono si stanno attrezzando per potenziare il servizio per tutti i nuovi iscritti. Tra i miei contatti, lo usano in 5, quindi per il momento non è quello che utilizzo di più. Iscriversi ad una delle alternative è semplice. Invitare amici, colleghi, parenti, genitori a spostarsi su quelle piattaforme lo è un po’ meno. Quando si è abituati all’applicazione verde dove arrivano i messaggi, sono tutti lì, so come funziona e non mi è mai successo niente, perché devo cambiare? Questa è la cosa più difficile, se ci riuscite, ditemi come avete fatto. I contatti Come potete contattarmi e interagire con la community del podcast? In un sacco di modi! E’ tutto indicato sul sito www.pilloledib.it col punto prima dell’it, hostato da Thirdeye, se volete mettere anche voi il vostro sito, scrivete a domini@thirdeye.it. Perché vi consiglio Thirdeye? Perché mia moglie ha il sito da loro, durante le vacanze ha raggiunto 60.000 visite al giorno, con picchi di traffico di 30Mbps e il sito non ha fatto una piega, non ha rallentato e soprattutto il servizio di hosting non l’ha bloccata per il troppo traffico. Non tutti gli hoisting fanno così. Sul sito ci sono sempre tutti i link di cui parlo in puntata, quindi potete stare tranquilli che li recuperate tutti. Mi trovate su Twitter con gli account pilloledibit o il mio personale cesco_78. Per scrivere cose più dirette e più lunghe c’è la mail pilloledibit@gmail.com. La community la trovate sul nuovo forum https://extra.pilloledib.it/forum o sul gruppo Telegram, io, personialmente, preferisco il forum. Se il podcast vi piace potreste pensare a una donazione singola o un abbonamento con importo a scelta, tutte le istruzioni sono sul sito. Potete donare senza spendere, usando i link sponsorizzati di Amazon, che trovate qua e là sul sito. Si può anche sponsorizzare una puntata di Pillole di Bit, le informazioni sono alla pagina https://pilloledib.it/sponsor  E se vi serve una consulenza tecnica informatica, un sito, un e-commerce o altro, tutto fatturato, potete informarvi su www.iltucci.com/consulenza Se non ve ne siete ancora accorti faccio un nuovo podcast, con uscita irregolare e parla di videogiochi, se vi interessa lo trovate su https://pilloledib.it/pdv   Se potete ascoltare questi podcast senza che io sia andato al manicomio dovete ringraziare Alex Raccuglia che con il suo fantastico PODucer per MacOS mi risparmia ore e ore di lavoro di montaggio.   Il tip Verso la fine di dicembre 2020, nei forum e nei gruppi di discussione dedicati alla sicurezza è passata una notizia un po’ preoccupante: qualcuno stava cercando di vendere un database con circa due milioni e mezzo di record con i dati esfiltrati dall’operatore virtuale HO, il fratello piccolo di Vodafone. Dai dati di esempio la cosa pareva essere davvero brutta, i dati erano anagrafiche complete: nominativo, indirizzo, data di nascita, codice fiscale, nazionalità e seriale della SIM, quello che si chiama ICCID. Insomma, roba grave. Da parte dell’operatore un gran silenzio. Fino al 4 gennaio, quando un comunicato dell’operatore, vi lascio il link, alquanto imbarazzante, dando la colpa al covid, ha detto che sono stati rubati solo i dati delle anagrafiche complete, ma non i dati di pagamento o i dati delle telefonate. Solo, esatto. Hanno rubato SOLO le anagrafiche complete di due milioni e mezzo di persone. Avessero rubato le carte di credito sarebbe stato meglio, almeno le avremmo potute cambiare, ma nessuno può cambiare cognome, nome, data di nascita e codice fiscale. Ok, ma qui siamo nell’angolo del tip della settimana, che si deve fare adesso se sono cliente HO e mi hanno mandato il SMS che mi avvisa che anche i miei dati sono stati rubati? Vi lascio il link ad un articolo di Gabriele, dove è scritto in modo chiaro, essenziale e semplice, cosa fare e cosa non fare, soprattutto a cosa si deve stare attenti. Fidatevi di quel che dice Gabriele, assolutamente! Negli ultimi giorni hanno trovato un escamotage per cambiare il numero ICCID della SIM per evitare il fenomeno del SIM swapping, in pratica, il seriale della SIM per la rete non cambia, ma per chi vuole fare portabilità è necessario avere il nuovo seriale, chiamiamolo virtuale, che può essere chiesto ad HO con un SMS. Una mossa interessante che ha salvato al gestore una spesa imponente per il cambio di tutte le SIM e a chi è stato oggetto dell’attacco di andare a cambiare SIM in un punto vendita. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, come di consueto, il lunedì mattina Ciao!
Jan 11, 2021
#170 – Quando il cloud sparisce
14:40

il 14 dicembre 2020 Google si è spento, in tutto il mondo per circa un'ora e mezza. E se non si fosse più riacceso? Che fine avrebbero fatto i nostri dati?

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 170 e io sono, come sempre, Francesco. E’ successo quello che nessuno si aspettava succedesse, ma che in effetti prima o poi doveva succedere. Ve lo assicuro, succederà ancora, perché sistemato questo problema ne verrà fuori un altro che scasserà di nuovo tutto. Ne sono sicuro. Lunedì 14 dicembre 2020 a metà mattina, ora italiana tutti i servizi di Google, tranne la ricerca e poco altro, hanno smesso di funzionare. Nessuno accedeva più alla posta Nessuno poteva più usare i propri file su Google Drive Nessuno poteve vedere le foto memorizzate su Google foto Tutte le videoconferenze con Meet sono state interrotte, sia quelle di lavoro che quelle scolastiche. E’ morto Youtube e sono caduti anche tutti i servizi non di Google, ma che dipendono dall’autenticazione di Google, quelli ai quali accedete con il pulsante “accedi con Google” e non inserendo un vostro utente e password specifico. Insomma, un enorme silenzio. Non solo in Italia, eh? Google ha smesso di funzionare in tutto il mondo. Qualcuno ha spento Google. Ma non è finita qui, perché Google è anche home automation, quindi tutto quello che girava intorno a Nest e compagnia ha smesso di funzionare, campanelli remoti, termostati, videosorveglianza, antifurti, assistenti vocali. Funzionava solo la ricerca, come quando Google è nata. Qualcuno, cercando di accedere alla propria mail ha ricevuto l’errore “questa casella di posta non esiste”. Voi non avete idea di quante certezze siano crollate. Google non è infallibile, ha avuto problemi negli anni, ma a un servizio o a un altro, mai un problema da fermare tutto, contemporaneamente in tutto il mondo. Il tutto è tornato operativo in circa un’ora e mezza. Partiamo da cosa è successo. In base al report ufficiale di Google, di cui vi lascio il link nelle note dell’episodio che trovate sul sito o direttamente sull’app dalla quale state ascoltando il podcast, è successa un cosa talmente banale che il primo pensiero che potrebbe venire in mente è “tutto qui?” Che poi, no, banale non lo è, visto quanto è complesso tutto il sistema di datacenter di Google. Google ha avuto un problema a una quota di un disco, ma credo sia più di una unità logica, che a un certo punto ha detto “ehi, sono piena e qui dentro non ci puoi scrivere più”. Questa unità logica era usata dal sistema di autenticazione globale di Google, quindi con il disco pieno il sistema non poteva più scrivere e questo ha scassato tutto, tutto quello che era dietro all’autenticazione di Google. Adesso, voi immaginate un sistema complesso come quello di Google, decine e decine di datacenter, sistemi di replica, link di collegamento che girano l’intero pianeta e qualcuno che vede i campanelli di allarme, deve capire cosa succede, con il peso di tutti gli organi di stampa mondiale, di tutti gli utenti sui social che scrivono “è morto google” e deve trovare la soluzione. In un’ora e mezza sono tornati su. Ma si sono scassati poco dopo, ne parliamo tra un attimo. Non c’è stato nessun attacco, non è stata colpa dei Russi, non è stato un attacco criminale a buttare giù Google, è stato un errore di un’azienda enorme, un errore grave che ha fermato tutto, ha fatto un sacco di danni ed è stato corretto per far tornare tutto su in un tempo ragionevole. Detto sinceramente, se a me si fosse schiantato tutto il datacenter dove lavoro ci avrei messo almeno sei ore a tirare su tutto, non un’ora e mezza. E io ho una sola sala server con 50 server, non decine di datacenter nel mondo con milioni di server. Hanno fatto un errore e sono stati bravi a recuperare. Non sarei voluto essere nel team che è intervenuto a sistemare il guasto. Un’ora e mezza senza Google, per le persone comuni non ha procurato molti danni, per le aziende qualcosa di più, per alcune ha generato una perdita secca di soldi, soprattutto per chi lavora con le pubblicità di Google. Oggi mi voglio concentrare su una cosa importante, e lo faccio anche per me. Molte persone usano Google, servizio gratuito o a pagamento, come unico repository di dati e di posta elettronica, affidando a questa azienda gran parte della propria vita digitale. Io parlo di Google, ma il discorso vale per chi ha affidato tutto a Microsoft o a qualunque altro provider che è in cloud. Se l’azienda alla quale si affidano i propri dati ha un problema e sparisce, con lei se ne vanno i nostri dati. Tutti. Non si scappa. Anche se l’azienda è un provider di NextCloud, qui non fa differenza, se i dati sono in cloud, quindi in uno o più datacenter non gestiti da noi, il rischio di perdere tutto c’è ed è concreto, lo abbiamo visto tutti lunedì. E’ necessario avere un piano di backup, un modo per poter sopravvivere anche nel caso in cui una mattina ci alziamo e il nostro provider di fiducia, anche professionale, al quale stiamo pagando un abbonamento, non c’è più. Se è fallito o se ha un problema così grave da non poter più ripartire non c’è causa legale che tenga, avere i dati solo da lui potrebbe essere un problema enorme, talmente enorme che potrebbe mettere a rischio la nostra professione. Avere le cose in cloud è comodo, è veloce, ci permette di avere tutto a disposizione ovunque siamo, ma ha i suoi rischi, cosa che con il fermo di google è diventata palese per tutti. I servizi nel cloud ci sono, ma non ci sono per sempre e non ci potranno essere per sempre. Anche se li state pagando, anche se non sono i servizi dei grandi americani del cloud, tipo Amazon, Google, Microsoft Apple. Anzi, se sono piccoli e non hanno molti datacenter, ma solo uno, il rischio è ancora più elevato. Avere tutto a casa e basta è altrettanto sbagliato. Potrebbe succedere che un evento vi distrugga il PC su cui avete messo i dati, o un ladro ve li porti via o altri eventi di questo tipo. Se dovete accedere e proprio in quel momento magari a casa è mancata corrente o Internet, quindi finisce non riuscite a leggerli. Oh, non va mai bene niente! Ma come si deve fare? La soluzione definitiva non esiste, ognuno ve ne darà una diversa, se sentite il parere di più esperti, io posso dirvi qual è la mia. Ma prima vi dico cosa ha combinato Google il giorno dopo, nella serata del 15 dicembre 2020. A un certo punto la quasi totalità delle mail che venivano mandate agli account Gmail, che fossero consumer quindi @gmail.com o professionali, dei piani a pagamento tornavano con un cosiddetto hard bounce, un errore, possiamo definirlo, definitivo: questa casella di posta non esiste. Nei protocolli di posta ci sono diversi tipi di errori, alcuni sono meno gravi di altri. Quelli meno gravi sono del tipo “senti, c’è qualcosa che non va, riprovo tra un po’, ti faccio sapere” Quelli gravi sono come quello di google che vi ho detto poco fa. La casella non esiste, quindi la tua comunicazione non sarà consegnata. Punto. Non c’è via di uscita. Il destinatario, in quanto inesistente non viene avvisato che ha perso una comunicazione. Fino a che il mittente sono io, lo so che quella mail esiste, mi stupisco, domani la rimando, magari chiamo il destinatario e gli chiedo se c’è qualcosa che non va, ma se la mail è mandata da un sistema automatico o da un sistema che manda newsletter, la risposta “questa mail non esiste” fa sì che quella casella venga rimossa dalle liste, senza appello. Senza avvisare nessuno. Questa cosa, forse, è ancora più grave. Esatto potreste essere stati disiscritti da una o più newsletter, se queste sono state mandate in quell’arco di tempo. Torniamo a noi, come ci si mette al riparo dal problema “oh, mi sono alzato stamattina e il mio provider nel cloud non c’è più”? In un modo solo. Si deve avere un backup in locale o da quale parte di tutto quello che ci interessa. Google, nello specifico ha il servizio di Takeout, che può essere pianificato, ogni 2 mesi vi manda un link per scaricare tutti i vostri dati in 40 comodi pacchetti zippati da 2GB, ovviamente la quantità di pacchetti è in base a quanti dati avete dato loro, con le mail in uno scomodissimo formato MBOX, tutte le foto, tutti i dati che avete dentro Google Drive, i video di Youtube e così via. A voi non resta che scaricare tutto, scompattare e mettere in ordine. Circa 2-3 giorni di lavoro ogni 2 mesi. Oppure potreste decidere quali sono le cose più importanti, come ad esempio il contenuto di google drive e metterlo in sincrono in locale con un client che fa come Dropbox (io uso insync, che va molto molto bene, ma è a pagamento e ha una bellissima funzione che converte in automatico tutti i documenti dal formato google al formato office o open document) o usare una delle app all’interno dei NAS e portarvi tutto in locale. Per la porta potreste configurarvi un client di posta in IMAP e tenere tutto sincronizzato su un PC sempre acceso. Lo so, ci va un sacco di spazio, ma è il prezzo della sicurezza. Quanto vi costa, quella mattina, perdere tutti i vostri dati? C’è anche un tool, un po’ complesso da configurare, che si chiama Got Your Back, che vi permette di scaricare tutta la vostra casella di posta con mail ed etichette, pronta da essere ricaricata su una nuova casella google, funziona da riga di comando ed è velocissimo. E’ da veri smanettoni. Se avete la casella di posta con il vostro dominio su Google o su qualunque altro servizio di posta, si presuppone che il dominio sia vostro, basta cambiare un record sul DNS e il servizio di posta elettronica viene spostato sul nuovo provider, questo non è un problema. Ovviamente nessuno vieta di mettere su un sistema che sposti i dati da un servizio cloud ad un altro, le possibilità che muoiano tutti e due lo stesso giorno sono davvero remote, ma a questo punto si deve valutare quanto questo valga la spesa e deve essere chiaro che se manca internet si hanno due copie irraggiungibili Per i dati che ho in azienda? Non lo so, ci devo ancora pensare. Per la parte di home automation vi ricordo che dipendere da qualcosa che funziona solo ed esclusivamente da servizi in rete è davvero una pessima idea. Se le vostre lampadine si accendono solo se Amazon Echo funziona o se i servizi di Tado sono attivi, avete un problema e pure bello grosso. Basta che uno dei servizi smetta di funzionare e avete la casa zoppa e fredda.  Fate un test: spegnete Internet e vedere cosa funziona ancora in casa vostra. Quel che non funziona va sistemato in modo tale che possa essere usato anche senza Internet. Da smanettone io ho tutto dentro Home Assistant, è un servizio Open che ho installato in casa mia, su un PC dedicato, al quale fa riferimento tutta la mia parte domotica, se muore internet, ho comunque il controllo di tutto quello che è automatizzato o controllato. E’ importante, fate questo test e adottate le necessarie contromisure I contatti Come potete contattarmi e interagire con la community del podcast? In un sacco di modi! E’ tutto indicato sul sito www.pilloledib.it col punto prima dell’it, hostato da Thirdeye, se volete mettere anche voi il vostro sito, scrivete a domini@thirdeye.it. Sul sito ci sono sempre tutti i link di cui parlo in puntata, quindi potete stare tranquilli che li recuperate tutti. Mi trovate su Twitter con gli account pilloledibit o il mio personale cesco_78. Per scrivere cose più dirette e più lunghe c’è la mail pilloledibit@gmail.com. La community la trovate sul nuovo forum https://extra.pilloledib.it/forum o sul gruppo Telegram, io, personialmente, preferisco il forum. Se il podcast vi piace potreste pensare a una donazione singola o un abbonamento con importo a scelta, tutte le istruzioni sono sul sito. Potete donare senza spendere, usando i link sponsorizzati di Amazon, che trovate qua e là sul sito. Si può anche sponsorizzare una puntata di Pillole di Bit, le informazioni sono alla pagina https://pilloledib.it/sponsor  E se vi serve una consulenza tecnica informatica, un sito, un e-commerce o altro, tutto fatturato, potete informarvi su www.iltucci.com/consulenza Se non ve ne siete ancora accorti faccio un nuovo podcast, con uscita irregolare e parla di videogiochi, se vi interessa lo trovate su https://pilloledib.it/pdv   Se potete ascoltare questi podcast senza che io sia andato al manicomio dovete ringraziare Alex Raccuglia che con il suo fantastico PODucer per MacOS mi risparmia ore e ore di lavoro di montaggio.   Il tip Visto che abbiamo parlato di dimensioni e visto che i dischi che abbiamo nei nostri PC e anche sui server di Google a questo punto, sono sempre e irrimediabilmente troppo piccoli, vi lascio un programmino per Windows che vi aiuterà a trovare lo spazio occupato e poi disperso: TreeSize, dietro consiglio di Davide Gatti. Se non lo ascoltate, dovreste ascoltare il suo podcast Survival Hacking, davvero molto interessante e istruttivo, ve lo assicuro. Dicevamo, sul disco di un PC abbiamo migliaia di cartelle e solitamente abbiamo sempre il disco pieno. Ma dove stanno tutti questi file? Si apre il programma, gli si fa analizzare il fisco e lui ci darà un bellissimo istogramma mettendo in ordine le cartelle per spazio occupato. Avrete più di una sorpresa e vi garantisco che riuscirete a liberare un sacco di spazio perché magari troverete quella cartella con la copia delle foto delle vacanze di 10 anni fa, o il RIP dei 3 DVD che vi aveva chiesto lo zio del quale non ricordate neanche quando. Il link, come al solito, sul sito, nelle note dell’episodio. Ah, le cartelle di Windows sono grandi, ma andare a cancellare file da lì non è mai una buona idea. Grazie Davide! Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, questa volta, dopo le feste, non troppo festose in questo strano 2020. La prossima puntata di Pillole di Bit uscirà lunedì 11 Gennaio 2021. Buon Natale e buon inizio 2021, sperando vada un po’ meglio del 2020. Ciao!
Dec 21, 2020
#169 – Quanto è grande un bit
23:52

C'è gente che dice di saperne di informatica, poi dice che in 10KB di testo ci sta un numero di telefono. No, ci sta molta più roba, ve lo assicuro.

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 169 e io sono, come sempre, Francesco. E’ uscita una notizia di due persone che sono riuscite a rubare circa 100GB di dati dall’azienda Leonardo, portandoli dalla rete aziendale su un server esterno, pochi dati per volta, in circa due anni, quasi senza farsi scoprire. Quasi. Poi sono stati scoperti e arrestati. A questo punto qualcuno ha fatto un tweet esilarante, vista la quantità di errori grossolani che contiene, che vi riporto, letteralmente: 100 GB = 1000 MB. Quindi 1000 MB, esfiltrati in due anni, cioè in 730 giorni, fa 1,36 Megabyte al giorno. 1,36 Mega diviso 94 postazioni fa 0,014573010784028 Megabyte. Un file di testo con un numero di telefono pesa all’incirca 10 kilobyte: che segreti rubi a 10 kb alla volta? Ok, quindi abbiamo un problema a definire le dimensioni dei dati digitali. Prima dei dettagli, vi leggo, bene e per esteso cosa ci sta in 10 kilobyte di testo, mettetevi comodi Quando avevo sei anni, vidi una volta una meravigliosa illustrazione in un libro sulla Foresta Vergine che aveva per titolo «Storie vissute». Rappresentava un serpente boa che ingoiava una fiera. Eccovi la copia del disegno. Nel libro c'era scritto: «I serpenti boa ingoiano le prede tutte intere, senza masticarle. Dopo non riescono più a muoversi e se la dormono per i sei mesi che impiegano a digerire». Allora ho riflettuto molto sulle cose avventurose che possono capitare nella giungla e, sono riuscito anch'io a produrre, con una matita colorata, il mio primo disegno. Il mio disegno numero 1. Era fatto così: Mostrai il mio capolavoro agli adulti e domandai se il mio disegno gli metteva paura. Mi risposero: «Perché mai un cappello dovrebbe far paura?» Nel mio disegno non c'era un cappello. C'era un serpente boa che digeriva un elefante. Allora ho disegnato quello che c'era dentro il serpente boa, così che i grandi potessero comprendere. Gli devi sempre spiegare tutte le cose. Il mio disegno numero 2 era questo: I grandi mi suggerirono di mettere da parte i disegni dei serpenti boa aperti o interi, e di interessarmi invece alla geografia, alla storia, alla matematica e alla grammatica. È così che, all'età di soli sei anni, ho abbandonato una meravigliosa carriera da pittore. Mi aveva scoraggiato l'insuccesso del mio disegno numero 1 e del mio disegno numero 2. I grandi non capiscono mai le cose da soli, e per i bambini è pesante dover essere sempre lì a spiegare tutti i momenti. Pertanto ho dovuto scegliere un altro mestiere e ho imparato a pilotare aerei. Ho volato un po' in ogni parte del mondo. E davvero la geografia, mi è tornata molto utile. Potrei riconoscere, al primo colpo d'occhio, la Cina dall'Arizona. Questo è molto utile, se uno si perde di notte. Così, nel corso della mia vita, ho avuto incontri con molte persone serie. Ho passato molto tempo con gli adulti. Li ho osservati molto da vicino. Non posso dire di aver migliorato di molto il mio giudizio. Quando mi capitava di incontrarne uno che mi sembrava un po' sveglio, lo mettevo alla prova con il mio disegno numero 1 che ho sempre conservato. Volevo verificare se fosse veramente una persona di larghe vedute. Ma mi rispondevano sempre: «È un cappello.» Allora non parlavo né di serpenti boa, né di foreste vergini, né di stelle. Mi sintonizzavo con lui. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica e di cravatte. E l'adulto era ben felice di conoscere un uomo così ragionevole. Per questo ho vissuto una vita solitaria, senza persone con cui potessi davvero parlare, fino a sei anni fa, quando ebbi un guasto nel deserto del Sahara. Qualcosa nel mio motore s'è rotto. E siccome non c'erano con me né un meccanico né passeggeri, mi provai a fare, tutto da solo, la complessa riparazione. Per me era una questione di vita o di morte. Avevo acqua da bere per appena otto giorni. Pertanto la prima sera mi sistemai a dormire sulla sabbia, lontano mille miglia dal primo posto abitato. Ero ben più isolato di un naufrago sulla zattera in mezzo all'Oceano. Quindi potete immaginare la mia sorpresa, quando al levarsi del sole una buffa vocina mi svegliò. Diceva: — Per cortesia… disegnami una pecora! — Che?! — Disegnami una pecora… Io balzai in piedi come se fossi stato colpito da una saetta. Mi stropicciai gli occhi. Osservai con cura. E vidi un ometto piuttosto fuori del comune che mi scrutava attentamente in modo molto serio. Ecco qua il ritratto migliore che, più tardi, riuscii a fare di lui. Ma, di sicuro, il mio disegno, è decisamente meno carino dell'originale. Non è certo per colpa mia. All'età di sei anni, i grandi mi avevano demotivato dal fare il pittore, e non ho più imparato a disegnare nulla, a parte i boa interi o aperti. Osservai dunque questa apparizione con occhi scasati dallo stupore. Non dimenticate che io mi trovavo a mille miglia dal primo posto abitato. Però il mio ometto non mi pareva sperduto, né stravolto dalla fatica, dalla fame, dalla sete o morto di paura. Non aveva affatto l'aspetto di un bambino sperduto in mezzo al deserto, a mille miglia di distanza dal primo luogo abitato. Quando alla fine riuscii ad aprir bocca gli dissi: — Ma… che cosa ci fai qui? E egli mi ripeteva, con dolcezza, come fosse una cosa molto seria: — Per cortesia… disegnami una pecora… Quando il mistero è troppo impenetrabile, non si osa disubbidire. Mi sembrava così assurdo, lontani mille miglia da luoghi abitati e a rischio di morte, presi dalla tasca un foglietto di carta e una penna. Ma in quel momento mi ricordai che avevo studiato soprattutto la geografia, la storia, la matematica e la grammatica e dissi all'ometto (con un po' di malumore) che io non sapevo disegnare. Egli mi rispose: — Non importa. Disegnami una pecora. Siccome non avevo mai disegnato una pecora rifeci, per lui, uno dei due disegni che solo sapevo fare, quello del boa intero. Fui sorpreso di sentire l'ometto rispondermi: — No! No! non voglio un elefante dentro un boa. Il boa è molto pericoloso, e l'elefante è molto ingombrante. Da me è tutto piccolo. Mi serve una pecora. Disegnami una pecora. Quindi la disegnai. L'osservò attentamente, e poi: — No! questa è già molto malata. Fanne un'altra. Disegnai questo: Il mio amico sorrise gentilmente, con indulgenza: — Lo vedi bene anche tu… questa non è una pecora, è un ariete. Ha le corna… Dunque rifeci ancora una volta il mio disegno: Ma fu respinto, come i precedenti: — Questa è troppo vecchia. Voglio una pecora che abbia ancora molto da vivere. Allora, spazientito, siccome dovevo iniziare a smontare il mio motore, scarabocchiai questo disegno. E gliela misi giù così: — Questa è la sua cassetta. La tua pecora è dentro. Fui però molto sorpreso di vedere il viso del mio giovane giudice illuminarsi: — Questo è proprio quello che volevo! Pensi che questa pecora abbia bisogno di molta erba? — Perché? — Perché da me è tutto piccolo… — Basterà certamente. Ti ho dato una pecora molto piccola. Chinò la testa verso il disegno: — Non così piccola da… Oh! S'è addormentata… E fu così che conobbi il piccolo principe. Impiegai molto tempo per capire da dove veniva. Il piccolo principe, che mi faceva domande in continuazione, non sembrava ascoltare mai le mie. Ci sono delle cose dette per caso che, poco a poco, mi hanno spiegato tutto. Così, quando vide il mio aereo per la prima volta (non ve lo sto a disegnare, è un disegno troppo complicato per me) mi domandò: — Cos'è quella roba? — Non è una roba. Vola. È un aereo. È il mio aereo. Ero fiero di fargli sapere che io volavo. Però lui esclamò: — Come! Tu sei caduto dal cielo? — Sì, confermai modestamente. — Ah! Questa è buffa… E il piccolo principe scoppiò in una risata così graziosa che m'irritai molto. Desidero che i miei guai vengano presi sul serio. Poi aggiunse: — Dunque, anche tu vieni dallo spazio! Da quale pianeta vieni? All'improvviso intravvidi uno spiraglio nel mistero della sua presenza, e lo interrogai in modo brusco: — Dunque tu vieni da un altro pianeta? Ma non mi rispose. Scosse dolcemente la testa guardando il mio aereo: — Di sicuro con quello non puoi essere venuto da molto lontano… Divenne pensieroso. Poi, trasse la mia pecora dalla tasca, e si immerse nella contemplazione del suo tesoro. Potete ben immaginare quanto incuriosii di quella mezza confidenza su “gli altri pianeti”. Dunque mi sforzai di saperne di più: — Tu da dove vieni, ometto mio? Dov'è “casa tua”? Dove porterai la mia pecora? Mi rispose solo dopo aver riflettuto in silenzio: — C'è di buono che la cassetta che mi hai dato servirà da riparo per la notte. — Di sicuro. E se tu sarai gentile, ti darò anche una corda per tenerla legata durante il giorno. E un paletto. L'affermazione parve turbare il piccolo principe: — Tenerla legata? Che buffa idea! — Ma se non la tieni legata, andrà in giro, e si perderà… Il mio amico scoppiò a ridere, un'altra volta. — Ma dove vuoi che vada?! — Non importa. Dritto davanti a sé… Allora il piccolo principe ribatté serio: — Non fa nulla, dalle mie parti è tutto talmente piccolo! E, forse con una punta di malinconia, aggiunse: — Dritto davanti a sé non si va molto lontano… Così ero venuto a sapere una seconda cosa molto importante: il pianeta da cui proveniva era a malapena più grande di una casa! Questo non poteva lasciarmi stupefatto. Sapevo bene che oltre ai pianeti di grandi dimensioni come la Terra, Giove, Marte, Venere, ai quali noi abbiamo dato un nome, ce ne sono centinaia d'altri che talvolta sono così piccini che a stento si possono localizzare con un telescopio. Quando un astronomo ne scopre uno, gli dà un numero per nome. Lo chiama per esempio: “l'asteroide 3251”. Ho validi motivi di ritenere che il pianeta da cui proveniva il piccolo principe fosse l'asteroide B 612. Questo asteroide non è stato visto che una sola volta, nel 1909, da un astronomo turco. In quella occasione aveva tenuto una notevole relazione sulla sua scoperta al Congresso Internazionale d'Astronomia. Tuttavia i colleghi non lo avevano preso sul serio, a causa del modo in cui si era vestito. Gli adulti sono fatti così. Fortunatamente per la reputazione dell'asteroide B 612 un dittatore turco impose al suo popolo, pena la morte, di vestirsi al modo degli europei. Nel 1920 l'astronomo comunicò una seconda volta la sua scoperta, presentandosi con un abito molto elegante. E questa volta tutti gli diedero retta. Se vi ho raccontato tutti questi dettagli sull'asteroide B 612 e se vi ho comunicato il suo numero, è per come sono fatti gli adulti. Gli adulti amano le cifre. Quando gli raccontate di un nuovo amico che vi siete fatti, mai vi domanderanno qualche cosa di essenziale. Non vi chiederanno mai: «Com'è il suono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Colleziona farfalle?» Invece vi domanderanno «Quanti anni ha? Quanti fratelli ha? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Solo sapendo queste cose crederanno di conoscerlo. Se voi direte a un adulto: «Ho visto una bella casa in mattoni rosa, con dei gerani alle finestre e dei colombi sul tetto…» non riusciranno ad immaginarsela. Ecco cosa gli si deve dire: «Ho visto una casa da centomila franchi.» Allora esclameranno: «Ma quant'è bella!» Così, se voi gli dite: «La prova che il piccolo principe è esistito veramente sta nel fatto che era meraviglioso, che rideva, e che voleva una pecora. Quando uno vuole una pecora, è la prova che esiste» loro scrolleranno le spalle e vi tratteranno da bambinetto! Invece se gli dite: «Il pianeta da dove viene è l'asteroide B 612» allora si convinceranno, e vi lasceranno in pace senza farvi troppe domande. Sono fatti così. Non li biasimo. I bambini devono essere molto indulgenti con gli adulti.   Ok, adesso che avete capito che in 10 kilobyte non ci sta solo un numero di telefono, iniziamo dalle basi dei dati.  Per chi non lo avesse mai letto, vi consiglio caldamente di leggere Il Piccolo Principe, è un libro libero dal diritto di autore, lo trovate gratis praticamente ovunque. Un bit è l’informazione più piccola che un computer può memorizzare, può avere valore zero o uno, non ci sono vie di mezzo e non ci sono informazioni più piccole. Se aggreghiamo i bit, otto alla volta, otteniamo un byte, un byte può contenere tutte le possibili combinazioni che possono avere gli 8 bit, visto che ogni bit può avere due combinazioni, abbiamo 2 all’ottava, quindi 256 combinazioni. la tabella dei caratteri ASCII è composta da 256 caratteri, compresi gli spazi e i caratteri di a capo. Da qui è chiaro che ogni carattere in ASCII occupa un byte. Ma noi adesso usiamo le faccine e nel resto del mondo non ci sono solo lettere, lettere accentate numeri e qualche simbolo. Per questo la codifica ASCII è stata sostituita dalla codifica UTF-8 che usa più di un byte, arriva fino a 4, per coprire tutti i caratteri della codifica unicode, nell’unicode possiamo avere tutti i caratteri di tutte le lingue del mondo, codificati con 21 bit. 21 bit sono 2 elevato alla 21 possibilità, quindi quasi 2.100.000 caratteri diversi, nel mondo ce ne sono di meno, faccine, o emoji, come si chiamano in gergo, comprese. Torniamo a noi. un byte è 8 bit. Vederlo in bit è un casino per i nostri occhi e il nostro cervello, i visualizzatori preferiscono farlo vedere in esadecimale di due cifre, quindi un byte viene spezzato un due gruppi di 4 bit, che sono 16 valori, questi sedici valori sono assegnati ai caratteri della numerazione esadecimale, quindi da 0 a 9 e poi da A ad F., il primo numero è 00, l’ultimo FF Se vedete gli editor esadecimali con coppie di caratteri tra 0 e F state vedendo i singoli byte. Se mettiamo insieme un po’ di byte, diciamo 1024, abbiamo un Kilobyte. Un po’ come se mettiamo insieme mille metri abbiamo un chilometro. Solo che in binario i multipli sono 1024 e non mille, anche se spesso, per arrotondare si fanno i conti con mille tondi, ma non sono calcoli esatti. Per arrivare a un Megabyte, per logica, servono 1024 Kilobyte. Il testo del Piccolo Principe che ho letto poco fa occupa circa 10 Kilobyte, in ASCII, sono circa 10.240 caratteri, spazi, segni di punteggiatura e a capo compresi. altro che un numero di telefono. Vi faccio i conti io, un Megabyte è composto a 1024x1024 byte, quindi 1.048.576 byte. In un milione di caratteri ci sta un libro intero, se scritto in solo testo. Certo che se iniziamo ad aggiungere formattazione, grafici, immagini, impaginazione, tutte queste informazioni di contorno occupano dello spazio e lo rubano al testo, per questo un documento Word occupa più di quello che potrebbe occupare il semplice testo contenuto al suo interno. Ad essere precisi e pignoli non è vero, perché i documenti di tipo DOCX sono salvati sul disco come documenti compressi, quindi occupano molto meno di quello che in realtà sono. Sì, l’informatica è un mondo complesso. Se volete saperne di più sulla compressione, vi rimando alla puntata 22 dove Alex Raccuglia ne ha parlato diffusamente e molto bene. A volte vi accorgerete che un file, soprattutto quelli piccoli, occupano sul disco uno spazio molto più grande di quello che in realtà sono. Questo perché i dischi lavorano per cluster che sono allocabili per intero, quindi se un file è più piccolo di un singolo cluster risulterà occupare lo spazio su disco come se fosse grande come tutto il cluster. Un po’ come in questo periodo, che gli ascensori, seppur grandi, possono essere presi da una sola persona, una persona entra e lo riempie tutto, anche se in effetti per il 90% del suo spazio è vuoto. Una nota importante, quando parliamo di velocità, di solito l’unità di misura è espressa in bit al secondo e non in byte al secondo, quindi quando vi vendono la fibra a 100 Mega, sono 100 Megbit al secondo, non 100 Megabyte, quindi per trasferire 100 Megabyte ci vorranno 8 secondi e non solo uno. Ovviamente in un mondo ideale dove la connettività va bene, non ci sono disturbi eccetera eccetera. Se abbiamo 1024 Megabyte, arriviamo all’unità di spazio superiore, un Gigabyte, che equivale a 1024 x 1024 x 1024 Byte, per un totale 1.073.741.824 byte I famosi 100 Gigabyte rubati a Leonardo di cui parlavo a inizio puntata sono quindi circa 100 x 1024 Megabyte, pari a 102.400 Megabyte, non come dice l’esperto (era tra virgolette) del tweet, 1.000 Megabyte. Per farvi un’idea delle dimensioni, i primi film pirata in DIVX, quando ancora non c’era l’HD, stavano quasi comodamente su un CD-ROM, quindi in 600MB, poco più di metà di un GB. I film che erano venduti sui DVD occupavano tra i 2 e i 4GB, circa, perché la compressione dei DVD video era molto blanda, pur avendo loro una risoluzione davvero infima. Arrivavano al massimo a 576 linee per fotogramma. Mi domando ancora come facessimo a dire che erano di alta qualità. Un film in BluRay, in FullHD può arrivare a occupare qualche GB, se scaricate un film pirata in FullHD vi accorgerete che la dimensione oscilla tra 4 e 8GB. Ma perché scaricare film pirata, oggi che ci sono servizi di streaming così comodi e alla portata di tutti? Un BluRay ha capacità di 25GB, così per indicazione. Dopo il Gigabyte, sempre se moltiplichiamo per 1024, abbiamo il Terabyte, che è circa 1.100 miliardi di byte. Quando comprate un disco da 4 Tera, comprate un disco della capacità di 4.400 miliardi di byte. Anche se poi in effetti sono un po’ meno a causa del tipo di formattazione del disco che viene fatta e per tutta una serie di approssimazioni. Con 1024 Terabyte passiamo al Petabyte, roba che nella casa dei comuni mortali, per il momento ancora non è arrivato, ma credo che non tarderà ad arrivare, visto che abbiamo dischi singoli da 32TB, chissà cosa succederà tra qualche anno. Chiudo con i 2014 Petabyte, chissà se puzzano [pausa] scusate. [pausa] per ottenere un Exabyte, qui faccio difficoltà a immaginare cosa potrebbe occupare tanto spazio, ma magari nei datacenter dei provider più grandi al mondo lo sanno e ne maneggiano più di uno. I contatti Come potete contattarmi e interagire con la community del podcast? In un sacco di modi! E’ tutto indicato sul sito www.pilloledib.it col punto prima dell’it, hostato da Thirdeye, se volete mettere anche voi il vostro sito, scrivete a domini@thirdeye.it. Sul sito ci sono sempre tutti i link di cui parlo in puntata, quindi potete stare tranquilli che li recuperate tutti. Mi trovate su Twitter con gli account pilloledibit o il mio personale cesco_78. Per scrivere cose più dirette e più lunghe c’è la mail pilloledibit@gmail.com, per chi ama la riservatezza, si può usare la chiave pubblica PGP La community la trovate sul nuovo forum https://extra.pilloledib.it/forum o sul gruppo Telegram, io, personialmente, preferisco il forum. Se il podcast vi piace potreste pensare a una donazione singola o un abbonamento con importo a scelta, tutte le istruzioni sono sul sito. Potete donare senza spendere, usando i link sponsorizzati di Amazon, entrate tramite quelli, fate i vostri acquisti e a me potrebbe arrivare una piccola percentuale di quello che spendete, senza che a voi il prezzo aumenti. Si può anche sponsorizzare una puntata di Pillole di Bit, le informazioni sono alla pagina https://pilloledib.it/sponsor  E se vi serve una consulenza tecnica informatica, un sito, un e-commerce o altro, tutto fatturato, potete informarvi su www.iltucci.com/consulenza Se non ve ne siete ancora accorti faccio un nuovo podcast, con uscita irregolare e parla di videogiochi, se vi interessa lo trovate su https://pilloledib.it/pdv   Se potete ascoltare questi podcast senza che io sia andato al manicomio dovete ringraziare Alex Raccuglia che con il suo fantastico PODucer per MacOS mi risparmia ore e ore di lavoro di montaggio.   Il tip Il tip di questa settimana è un po’ di auto pubblicità. Diciamo che se conoscete qualcuno che ha un negozio che ha subìto in maniera pesante le restrizioni della pandemia e ha a cuore, oltre al suo business, quindi vendere, anche la sua clientela, quindi, evitare che vada ad assembrarsi nel negozio, questo è il messaggio per lui. Con i tempi che passano, a mio parare è diventato indispensabile, per quasi qualunque tipo di attività, avere un e-commerce, un sito sul quale i clienti arrivano, decidono cosa comprare, mettono nel carrello, comprano e poi qualcuno porta loro la roba a casa oppure escono e vanno in negozio, magari programmando la visita, così da non accalcarsi, per prendere il sacchetto e andare via, stando nel negozio il minor tempo possibile. Ho visto negozi organizzarsi con le mail, altre con whatsapp, altri ancora con facebook. Secondo me, avere un sito, dove si accettano i pagamenti elettronici classici o il pagamento alla consegna è ancora più facile. Sembra molto più complesso da gestire, ma tutto quel che riguarda la transazione è fatta dal cliente. Vede il catalogo, sceglie, mette nel carrello, paga e a questo punto al negoziante arriva la conferma del pagamento con la lista delle cose da preparare, senza uno scambio di molte mail con la richiesta del catalogo, questo c’è, questo non c’è, te lo preparo, poi il cliente non passa, poi chissà se lo devo tenere ancora, poi lo do via e lui passa due ore dopo e cose così. Lo so, tutto questo va contro il cashback di stato che in piena pandemia ti invita a uscire e a spendere in negozi affollati. Io la trovo una scelta azzardata, per non dire scellerata. Detto questo, se avete un negozio o conoscete qualcuno che ce l’ha, posso fare un sito di e-commerce a prezzi concorrenziali utilizzabile da chiunque, compreso di formazione giusto per non lasciarvelo lì senza che sappiate come metterci dentro le mani. Tutte le informazioni e i prezzi li trovate sul sito http://iltucci.com/ecommerce  Pensateci. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Dec 14, 2020
#168 – Videogiochi in streaming
11:31

Il futuro è un abbonamento a qualsiasi cosa, anche ai videogiochi, senza avere una console, basterà avere un pad e una televisione, oltre che una carta di credito, al resto ci pensa un datacenter

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 168 e io sono, come sempre, Francesco. Più passa il tempo è più si sente parlare di giochi in streaming, la tecnologia è un po’ più complessa di quello che sembra, noi partiamo dalle basi, come sempre si fa da queste parti. Se vogliamo vedere un file video che risiede sul nostro computer, magari delle vacanze di qualche anno fa, la cosa che facciamo è andare a cercarlo, fare doppio click, si apre il riproduttore video e lo vediamo sul nostro schermo. Nel computer succede che il sistema operativo apre il lettore di file multimediali, gli dice “senti, questo è il file da vedere”, il lettore, in base alla codifica del file capisce come decodificarlo, chiede al computer di fare i calcoli per la decodifica e la decompressione e poi ce lo fa vedere. Sta tutto all’interno del PC, noi non ci accorgiamo di nulla. Si vede bene persino su un computer piccolo come un Raspberry Pi, perché nel suo piccolo chip ci sono le istruzioni ottimizzate per fare in modo molto veloce i calcoli di decompressione dei file video compressi. Facciamo un passo più in là, Il file risiede sul NAS di casa nostra e lo vogliamo vedere sul televisore, con il protocollo DLNA. La cosa è simile. Il televisore ci fa scegliere dove sta il file, che viene messo a disposizione, compresso, sulla rete. Se lo prende tramite la rete, man mano che gli arriva, con il suo chip di decodifica a bordo dello stesso televisore, lo decomprime e ce lo fa vedere sullo schermo. Qui nasce qualche difficoltà: se la rete non ce la fa a trasmettere il file alla velocità che serve alla TV, vedremo il film che scatta, perché non ce la fa ad avere i dati quando gli servono, per questo è bene avere tra il NAS e la televisione dispositivi e cavi di buona qualità. Per esempio avevo grossi problemi a casa con il powerline, quei dispositivi che fanno passare la rete sui fili degli impianti elettrici, ho passato un cavo di rete e ho risolto tutti i miei problemi. Adesso passiamo alle cose più difficili, i servizi di film in streaming. I film in questo caso non sono più a casa nostra, ma sono su server sparsi chissà dove nella rete Internet. Quando noi vogliamo vedere un film, l’app va a cercarlo sul server più vicino, lo passa alla TV che lo decomprime e ce lo fa vedere. In questo caso tutti i sistemi per evitare che un film scatti sono di una complessità pazzesca, ma il problema è sempre lo stesso, dobbiamo cercare di rendere gradevole all’occhio un video la cui fonte è molto lontana e deve passare per parecchi dispositivi e una connettività che non è affatto garanzia di banda sempre disponibile. I sistemi che fanno streming usano sistemi di buffering, cioè salvano nell’app o comunque nel dispositivo locale, qualche secondo in più rispetto al momento che si sta guardando, in modo tale che se la connessione viene a mancare o degrada c’è il tempo di vedere il pezzetto di video già scaricato e avere il tempo di ristabilire il flusso di dati, ma vi assicuro che ci sono altri mille sistemi che lavorano a favore dei vostri occhi senza che voi neanche ve ne accorgete. Fin qui però è facile. Il film è un unico flusso video che non cambia mai, come parte così finisce, come ha voluto il regista. E se parliamo di videogiochi? La cosa si complica alquanto. Il flusso video che arriva ai nostri occhi è come un film, ma i singoli frame che vediamo a video sono generati in tempo reale dalla scheda video, frame per frame da 30 a 120 volte al secondo. E ogni frame ha milioni di poligoni, tipicamente triangoli, che devono essere messi nel posto giusto. Sul PC o sulla console c’è un dispositivo che assolve a questo compito: la scheda video. A lei è assegnato il compito di elaborare ogni singolo frame e mandarlo al video. Ma non è finita qui, i singoli frame sono elaborati in tempo reale in base a quel che le mani del giocatore fanno sulla periferica di input, che questa sia il pad, il joystick o la tastiera. Immaginiamo di giocare a uno sparatutto, se io muovo il mirino con il mouse e faccio fuoco, mi aspetto che il movimento del mirino e il fuoco siano in perfetto sincrono con il movimento del mouse e la pressione del tasto del grilletto. Se ci fosse un ritardo, detto lag, in gergo, il gioco sarebbe ingiocabile. Nel tempo i videogiochi sono diventati sempre più fotorealistici, questo ha aumentato la necessità di calcolo per mantenere i frame per secondo a una velocità decente e ha aumentato la dimensione dei giochi che risiedono sul dispositivo. Attualmente una console di nuovo generazione costa 500€, una scheda video di fascia alta anche e un gioco è capace di occupare anche 100GB sul disco della console o del PC. Insomma, potrebbe iniziare a diventare un problema la gestione di tutta questa necessità di potenza di calcolo a casa di ogni singola persona. Come stanno risolvendo i grandi player del mercato dei videogiochi? Con dei servizi tipo Netflix, ma sui videogiochi. Roba da fantascienza. Il concetto di base è semplice: il gioco risiede sui loro server, loro hanno schede video che lo fanno girare in modo eccellente e tu, con un dispositivo che abbia solo un display e un controller puoi giocarci, senza dover spendere centinaia di euro in hardware potentissimo. Con il vincolo, ovviamente, di essere connesso ad Internet. Il primo, grandissimo vantaggio è che il gioco non deve essere installato sul PC o sulla console, questo vuol dire che non si devono passare le ore in attesa dell'installazione, download delle patch e cose simili, lui è pronto lì, sempre, da subito. Apro una parentesi, adesso che siamo vicino a Natale, non smetterò mai di ricordarvelo. Se regalate un gioco a vostro figlio, fate in modo che sia preinstallato sulla console o sul PC quando aprirà il pacchetto, perché se lo deve scaricare e aggiornare il 24 dicembre sera tardi non ci potrà giocare subito e questo è fonte di frustrazione e noi non vogliamo che il Natale sia frustrante. Continuiamo. Un altro grosso vantaggio è che i calcoli del 3D li fa tutti il servizio che offre il gioco, quindi non è necessario comprare la scheda video di ultima generazione. Al dispositivo di casa arriverà solo uno streaming video, esattamente come se fosse un film, per questo, ad esempio, per far funzionare il servizio di Google, basta un Chromecast e non una intera console o una scheda video costosissima, la stessa cosa vale per i consumi elettrici, giocare incide molto meno che sulla bolletta. Detto così è tutto una cosa bellissima! Ci sono alcuni ma e alcuni se, ovviamente. I fornitori di questi sistemi, attualmente sul mercato ci sono Google, Amazon, Sony e Microsoft, hanno dovuto lavorare parecchio sulla latenza dei comandi. La cosa non è banale. Se a casa con la console il tempo che passa da che schiaccio il tasto per sparare a quando questo arriva alla console è davvero irrisorio, online c’è un problema di distanza. Io schiaccio il grilletto e il comando deve arrivare ai datacenter dell’erogatore del servizio attraverso Internet, che come sappiamo non garantisce affatto dei tempi di consegna decenti del pacchetto. Una volta arrivato il comando nel datacenter questo deve elaborarlo, rispondere all’azione richiesta, calcolare i frame necessari e mandarli in streaming al dispositivo sul quale stiamo giocando. Il problema è questo, se spostiamo tutto in remoto e con i film è facile ed è comodo, perché se il film ci arriva anche con 10 secondo di ritardo nessuno se ne accorge, con i videogiochi l’arrivo del flusso video, comandato in tempo reale dal pad che abbiamo in mano deve essere istantaneo. I sistemi sono pronti e ce la fanno, si riesce a giocare in questo modo, senza avere bisogno di avere una console. Sembra pazzesco, quasi magico, ma è davvero così. C’è ancora un problema, o caratteristica, da affrontare, anzi, due. Per avere questo servizio, perché di servizio si tratta, si deve pagare un abbonamento, quidni finché paghi hai il servizio, smetti di pagare e il servizio cessa. Lo sommi all’abbonamento per la musica, quello per la spedizione dei pacchi gratis, quello per i film, quello del telefono, quello di Internet a casa e così via, si arriva a metà stipendio di abbonamenti ogni mese. L’abbonamento contiene solitamente alcuni giochi, ma non comprende l’hardware di gioco, tipo il pad, che va comprato a parte e sicuramente non comprende i giochi di ultima uscita, che vanno anch’essi comprati a parte. Qui c’è il secondo problema. Dopo aver pagato l’abbonamento e dopo aver pagato i miei ulteriori 70€ per comprare il gioco, se smetto di pagare l’abbonamento o il servizio cessa di esistere e di un servizio fornito da Google io non mi stupirei, vista la lunga serie storica? Ho gettato via i soldi di pad e videogiochi, visto che non potrò mai più usarli. Insomma, ci sono pro e contro. E il futuro, volenti o nolenti, ci porterà sempre più verso un mondo fatto di servizi e non di cose che compriamo e diventano nostre per sempre. E’ un buon punto che ci deve far riflettere. I contatti Come potete contattarmi e interagire con la community del podcast? In un sacco di modi! E’ tutto indicato sul sito www.pilloledib.it col punto prima dell’it, hostato da Thirdeye, se volete mettere anche voi il vostro sito, scrivete a domini@thirdeye.it. Sul sito ci sono sempre tutti i link di cui parlo in puntata, quindi potete stare tranquilli che li recuperate tutti. Mi trovate su Twitter con gli account pilloledibit o il mio personale cesco_78. Per scrivere cose più dirette e più lunghe c’è la mail pilloledibit@gmail.com, per chi ama la riservatezza, si può usare la chiave pubblica PGP La community la trovate sul nuovo forum https://extra.pilloledib.it/forum o sul gruppo Telegram, io, personialmente, preferisco il forum. Se il podcast vi piace e gli date un valore economico potete pensare a una donazione, potete farlo con Satispay, Paypalm un bonifico o i bitcoin, se donate più di 5€ mi date anche l’indirizzo e vi mando gli adesivi, se vi abbonate con Paypal con 5€ al mese, vi apro la sezione dedicata sul forum e vi mando la tessera di abbonati a casa. Potete donare senza spendere, usando i link sponsorizzati di Amazon, entrate tramite quelli, fate i vostri acquisti e a insindacabile giudizio di Amazon a me potrebbe arrivare una piccola percentuale di quello che spendete, senza che a voi il prezzo aumenti. Si può anche sponsorizzare una puntata di Pillole di Bit, le informazioni sono alla pagina https://pilloledib.it/sponsor  E se vi serve una consulenza tecnica informatica, un sito, un e-commerce o altro, tutto fatturato, potete informarvi su www.iltucci.com/consulenza Se non ve ne siete ancora accorti faccio un nuovo podcast, con uscita irregolare e parla di videogiochi, se vi interessa lo trovate su https://pilloledib.it/pdv     Il tip Vi è mai capitato di leggere qualcosa che riguarda la connettività e di perdervi tra le mille sigle che ci sono intorno a partire dal vectoring, di cui ho parlato nella puntata 162, oppure cosa astruse come BUL, VDSL2, VULA, SLU e così via? Il mondo è complesso, ma quello della connettività pare esserlo molto più degli altri. C’è un posto però dove queste cose sono spiegate molto bene e con un linguaggio alla portata di tutti, è una wiki e si trova sul sito https://fibra.click, ci passate una serata o due, ve lo leggete e poi potrete fare gli esperti con amici e parenti, bello, no? Il link, come tutti gli altri e tutte le volte, sul sito, nelle note dell’episodio Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Dec 07, 2020
#167 – NextDNS
11:52

Un servizio che rende davvero sicura la navigazione su propri dispositivi, anche quella dei propri genitori a casa loro, senza installare antivirus o cose che rallentano i computer, semplicemente intervenendo sui DNS. Il servizio di NextDNS, a mio parere è indispensabile (anche per tenere sotto controllo i figli).

Questa puntata NON è sponsorizzata dal servizio in questione

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia

Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 167 e io sono, come sempre, Francesco. Prima di tutto una correzione sulla puntata 166, il LiDAR di Apple nei telefoni iPhone 12 non è così preciso e fantascientifico come ho descritto, se il sensore è 12 megapixel, il LiDAR raggiunge una precisione di qualche centinaio di Pixel, quindi, il resto è tutta interpolazione che fa il processore nel telefono. Insomma non è assolutamente in grado di sostituire un green screen, ma per attività amatoriali dovrebbe andare abbastanza bene, per iniziare, chissà cosa uscirà nelle versioni 13, 14 e 15 dei telefoni di casa Apple. Grazie Alex per la precisazione! Ma lo sapete cos'è Un green screen? Devo farci una puntata? Se vi interessa, scrivetemi, i modi per contattarmi ci sono tutti! Qualche tempo fa un ascoltatore del podcast mi ha contattato per una consulenza sulla sua rete di casa, tra le varie cose che ho messo a posto ho scoperto che usava quotidianamente una VPN commerciale sui PC in casa perché così navigava in sicurezza. Siamo stati un po’ al telefono e gli ho spiegato che le pubblicità dei servizi VPN a volte dicono cose che non sono del tutto vere. Una bugia, perché di questo si tratta, è che se usate la VPN a casa vostra navigate più sicuri. Non è affatto vero. Se usate la VPN a casa vostra, semplicemente uscite su Internet da un IP diverso da quello del vostro provider e l’unica vera utilità pratica è quella di uscire con un IP di una nazione diversa per avere accesso a un catalogo di Netflix diverso da quello Italiano, sempre se l’IP della VPN non è già stato bannato da Netflix. E quindi, come possiamo stare un po’ più tranquilli andando su Internet? Anche se si sta attenti, a volte, è facile capitare su siti truffa, banalmente perché, ne ho parlato nella puntata di come funziona quando si apre un sito web, la 163, non si scarica materiale solo dal sito che si sta aprendo, ma da decine di siti a lui collegati, alcuni di questi potrebbero anche essere poco piacevoli. Questo capita soprattutto se si va in giro per siti poco convenzionali. Prima di ascoltare questa puntata dovreste sapere come funzionano il protocollo e i server DNS, quindi se non lo sapete vi invito a riascoltare la puntata 63, la 110 che vi interessa anche il DNS over https, visto che parleremo anche di quello. Come vi avevo detto, ogni sito, per poter essere raggiunto, ha bisogno di essere risolto da un server DNS, ho il nome, chiedo al DNS l’indirizzo, il DNS me lo fornisce e io lo raggiungo per scaricarne il contenuto. Adesso ammettiamo di avere un DNS un po’ più evoluto che ha una lista di siti che sarebbe bene non raggiungere. Siti che io sono certo che diffondono materiale pericoloso o comunque non desiderabile. Con questa lista in mano, il DNS ha il potere di evitare che questi siti vengano raggiunti, banalmente, se io chiedo uno di questi nomi, lui non li risolve, così non li raggiungerò mai. Questo è il lavoro che fanno le forze dell’ordine quando mettono sotto sequesto un sito illegale: dicono a tutti i DNS italiani di non risolverlo più. Chi lo vuole raggiungere mette i DNS esteri e il blocco è superato. Ma se io chiedessi al DNS “non voglio raggiungere siti pericolosi” allora sì che me lo tengo stretto quel DNS. Soprattutto se ai siti pericolosi aggiungo i siti dei network pubblicitari. il DNS non risolve più i nomi dei network pubblicitari e quindi il mio PC non scaricherà più i contenuti. Come dire, una figata pazzesca! Ma esiste? Certo che esiste! Il servizio si chiama Next DNS e ti cambia la vita. Premetto, questa puntata non è sponsorizzata da NextDNS e loro non mi hanno chiesto di fare la recensione, lo uso, alcuni ascoltatori nel gruppo telegram del podcast ne hanno parlato, ho notato che le idee non sono molto chiare ed eccomi a parlarne. Vi iscrivete a NextDNS, e iniziate a usare la parte gratuita, vi garantiscono il loro filtro fino a 300 mila richieste al mese. Sono tantissime!  Quasi, con il mio PC che uso tutti i giorni le supero di poco, quidni se lo volete usare per i PC a casa, i telefoni e il resto non bastano, dovrete passare al piano a pagamento che ha un prezzo decisamente abbordabile: 20€ all’anno. Dopo la fine di questa puntata sarete lì ad abbonarvi, ve lo garantisco. Si installa un piccolo client che funziona su qualunque dispositivo e si abilita la funzionalità del DNS over https, così il vostro provider, qualunque esso sia, smette di vedere dove andate su Internet. Se preferite c’è la modalità più lineare, è comunque tutto descritto sul sito o lo potete chiedere a me come consulenza, lo si configura nel router con un piccolo accrocchio. Una volta attivato la prima funzionalità è che vedrete sparire la maggior parte delle pubblicità dai siti web e tutte le volte che farete click sui link sponsorizzati di un motore di ricerca o di amazon le richieste cadranno nel vuoto, così non rischiate di cadere nei siti trappola che hanno messo le parole chiave giuste pur proponendo servizi diversi da quello che state cercando. E poi? NextDNS fa un sacco di altri filtri molto interessanti, come ad esempio i siti riconosciuti come portatori di malware, oppure quelli che hanno nomi che a prima vista paiono legittimi, ma i caratteri sono quelli cirillici che assomigliano ai nostri e non lo sono. Blocca anche siti appena aperti, che potrebbero essere associati facilmente a campagne si malware veicolate via mail per le quali gli antivirus non sono ancora attrezzati. Vi è mai capitato di scrivere un sito di una nota marca sbagliando un carattere e di finire di un sito pieno di pubblicità e messaggini dal quale è stato difficilissimo uscire? Questa tecnica di registrare siti sbagliati si chiama typosquatting. NextDNS blocca anche questi siti. Tutto questo è fatto in un modo molto semplice: non risolvo il nome in un indirizzo, quindi il mio PC non arriva al server e non può scaricare i dati malevoli o non desiderabili. Un po’ come se uno sconosciuto vi dicesse per strada “vai da gigino che ti dà roba buona”, voi non sapete dove abita Gigino, guardate sul vecchio elenco telefonico al nome Gigino l’indirizzo è bianchettato, non sapendo dove abita è impossibile che possiate arrivare a casa sua per essere rapinati. Ma non è finita qui, NextDNS permette di personalizzare la cattiveria dei filtri, di inserire siti in una lista di siti sempre permessi o inserirne altri in una lista di quelli che non volete mai raggiungere, io dovrei farlo per un noto distributore di schede Raspberry e bellissimi e carissimi accessori, ad esempio. Continuo, che non è finita. Se avete dei figli, con Next DNS potete bloccare siti per categoria, un po’ come si fa in azienda, potete abilitare alcune categorie solo in determinate fasce orarie, chiamate fascia di ricreazione, potete persino cercare di mettere una pezza ai metodi che i vodstri figli potrebbero attuare per cercare di violare i blocchi di NextDNS. Tutto a 20€ all’anno. Vero che state cercando di andare su nextdns.io per fare l’abbonamento e configurare tutti i dispositivi di casa? NextDNS può forzare il safe search in modo che si eviti di avere risultati nelle ricerche poco piacevoli e poi c’è la cosa che spaventa sempre tutti: il log. DOpo che usate il servizio per qualche giorno potete aprire la pagina del log e delle statistiche, dopo esservi seduti con calma, per vedere tutto quello che è stato fatto da ogni singolo computer. Ecco, pensate la quantità di informazioni che viene regalata ad ogni singolo server DNS nel mondo, fa un po’ impressione eh? Se vi abbonate con il mio link sponsorizzato, io avrò uno sconto sul mio prossimo abbonamento, mi piace essere chiaro https://nextdns.io/?from=suvzys32 Esiste una alternativa, gratuita, che fa cose simili che si può installare a casa propria su un raspberry Pi, si chiama Pi-Hole, fa la stessa cosa, in modo più grezzo, ma con molte funzionalità in meno. Per i veri nerd è molto più divertente, ne ho parlato insiema a Giuliano su GeekCookies nella puntata 43 (https://www.geekcooki.es/podcast/ep-43-pi-hole/), ma seconod me NextDNS è meglio sotto ogni punto di vista, in quanto a funzionalità e soprattutto in assenza di manutenzione, con 2€ al mese spendete meno dell’acquisto del raspberry, il tempo di setup, di imparare come funziona Pi-Hole e la corrente che consuma stando acceso. Potreste configurare NextDNS a casa dei vostri genitori, che vi chiedono sempre aiuto perché hanno cliccato sul pulsante sbagliato. Un regalo di natale a doppia faccia, loro vivono più tranquilli e voi anche, molto più tranquilli. I contatti Il podcast non finisce quando termina la puntata, è sempre disponibile, con tutti i link e i modi per sostenerlo sul sito www.pilloledib.it col punto prima dell’it. Mi trovate su Twitter su pilloledibit o cesco_78, se volete scrivermi direttamente c’è la mail pilloledibit@gmail.com. Pillole di Bit è anche una bella community, partita sul gruppo Telegram dove siamo più di 350 adesso è anche su un bellissimo forum, di quelli alla moda vecchia, con i thread, lo storico, la ricerca e le discussioni che non si intrecciano, ben fruibile da un computer così non stiamo sempre con il telefono in mano (per me, purtroppo, è un problema, lo ammetto). Se volete iscrivervi lo trovate su https://extra.pilloledib.it/forum  Sempre gratis, sempre senza pubblicità. Il forum è anche dedicato al nuovo podcast sui videogiochi, in una sezione differente, se non vi interessa, non la usate così non siete disturbati da argomenti che non vi interessano, io la trovo una cosa bellissima. Se volete donare qualcosa, dimostrando che il podcast per voi vale qualcosa a livello economico potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e vi apro la sezione dedicata sul forum. Se volete, potete persino donare in bitcoin, il link al borsellino lo trovate sul sito Grazie a chi ha contribuito! Se volete una consulenza tecnica in campo informatico o volete un sito più o meno complesso, trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Se non ve ne siete ancora accorti faccio un nuovo podcast, con uscita irregolare e parla di videogiochi, se vi interessa lo trovate su https://pilloledib.it/pdv     Il tip Sempre in tema di LiDAR, ho trovato un sito di una persona che ha scansionato con l’iPhone 12 un po’ di cose vicino a casa sua a Red Hook, un quartiere di Brooklyn, dove ho passato qualche giorno di vacanza e dal quale sono scappato, perché ogni volta che andavo a prendere al metro mi pareva di passare da una di quelle vie dove in CSI trovano qualche morto. Dicevamo, ha scansionato auto, murales, case e cose simili con il LiDAR del nuovo telefono di casa apple e li ha caricati sul sito Sketchfab. I risultati hanno qualcosa di magico, si possono guardare in 3D con il mouse e sono fantastici. Il link, come al solito sta dove sapete voi, nelle note dell’episodio. Da questa puntata, e inserirò pian piano anche le più vecchie, anche nell’archivio, nell’apposita sezione sul nuovo forum del podcast. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Nov 30, 2020
#166 – Il Formato RAW
8:55

Perché scattare le foto in formato RAW e non in JPG? In effetti con il RAW ho davvero un sacco di spazio occupato in più e poi me le devo elaborare e convertire tutte! Sì, ne vale davvero la pena, ve lo assicuro.

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia

Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 166 e io sono, come sempre, Francesco. Non so se ci avete fatto caso, ma da qualche puntata a questa parte, tranne la 165, dove ho fatto casino io, se avete un’app di podcast che lo supporta, potete saltellare qua e là tra le varie sezioni delle puntate del podcast, l’argomento principale, i contatti, il tip della puntata, tornare ai contatti, ricordarvi che potreste fare una donazione, insomma, il programma che uso per montare i podcast, PodUcer, sviluppata per Mac da Alex Raccuglia, va alla grande. Fa i tagli, rimuove le pause, mette i capitoli, mette gli stacchetti, esporta l’audio, fa tutto lei. Se avete un mac e fate podcast, beh, dovreste andare a scaricarla, provarla e poi comprarla, il link, come sempre nelle note dell’episodio. Grazie Alex! Nella puntata 164 abbiamo parlato del sensore fotografico, che salva sulla scheda di memoria le immagini in un formato particolare, che non è JPG, né BMP, ma viene detto RAW, quindi crudo. In poche parole, avere il formato RAW di una fotografia è come avere il  negativo della pellicola vecchio stile, possiamo muoverci con una maggiore libertà in post produzione, ottenendo cose impensabili e irraggiungibili, rispetto ad avere un'immagine in JPG. Tutta questa libertà ha un costo iniziale. Se un’immagine in JPG occupa pochi MB, un’immagine RAW ne occupa fino a 50 sulla scheda di memoria, questo vuol dire che quando andremo a fare una sessione di scatti, quando finalmente potremo uscire di nuovo a fare fotografie, dovremmo dotarci di memorie capienti, se no finisce che a metà vacanza o giro fotografico lo spazio sarà esaurito e non potremo più fare fotografie. La stessa cosa vale una volta tornati a casa, i mille scatti in RAW occupano più spazio sul disco del computer sui quali dovranno essere elaborati e visto devono essere tutti elaborati, perché non sono utilizzabili per condivisioni social o invio a servizi di stampa, vanno preso in mano uno a uno per le modifiche e le conversioni. Insomma avere i RAW implica un certo lavoro. Ma ci sono ottimi motivi per averli. L’immagine RAW esce dalla macchina fotografica senza compressione, questa cosa è molto importante. non si perde in qualità dallo scatto al salvataggio dell’immagine stessa. Se in una bella giornata di sole questo non crea grossi problemi, avere un’immagine compressa in una situazione critica potrebbe portarci a dover scartare lo scatto. L’immagine RAW salva molti più dati di un’immagine standard. Se ogni valore di RGB è salvato, come detto nella puntata scorsa, in 14 bit invece che 8, vuol dire che abbiamo più di 16000 sfumature per ogni colore, invece che 256, combinate, vuol dire che il pixel può prendere 4 mila miliardi di sfumature di colore invece che 16 milioni. Noi non le possiamo vedere, ovviamente, ma quando si inizia a giocare con il software di camera chiara, si scopre che sotto quell'ombra della nuvola si vedono dei dettagli che non sono sono un ammasso grigio, ma sono altre forme di grigi diversi, magari con nascosto anche un volatile. Le magie di avere 6 bit in più di profondità di colore Adesso parliamo del bilanciamento del bianco, il vero dramma dei sensori fotografici digitali. VI è mai successo di fare una foto in casa, con le vecchie lampadine a incandescenza e ottenere una fotografia con i colori completamente sballati, magari tutti con una forte tonalità verso il blu? Ecco, il sensore non ha azzeccato come bilanciare il bianco. La luce che ci circonda, a seconda della fonte, ha una certa temperatura, che varia dal freddo, tipo la luce bianchissima del neon, al caldo, come la luce delle vecchie lampadine a incandescenza. Il nostro occhio si adatta a queste variazioni e percepisce tutto nello stesso modo, vede il bianco sempre bianco, il sensore della macchina fotografica non è in grado di fare questa cosa, almeno ci prova, ma non sempre ci riesce. Se sbaglia, i toni del colore della foto escono completamente errati e la foto è semplicemente da gettare via. Ma con il RAW no. Si scatta in RAW, si passa in post produzione, si vede che il bianco è sbagliato e, semplicemente, lo si corregge, la foto torna ad essere con il bianco perfetto e potrà essere utilizzata. La correzione del bianco fatta sul raw rende la foto perfetta come se il bianco fosse stato calcolato alla perfezione al momento dello scatto. Non è finita ancora, c’è un ultimo motivo per cui lavorare in RAW è una gran bella idea. Quando si elaborano le foto, ogni modifica, anche la più piccola, con il conseguente salvataggio dell'immagine, genera un degrado della qualità, perché questa viene compressa nuovamente. Lavorare sul RAW è diverso, tutte le modifiche vengono fatte e salvate su un file di configurazione, mi spiego con un esempio. Decido di modificare la luminosità della foto, il software scrive su un file a fianco al RAW “luminosità + 3”, quando vado a vedere la foto, il software carica il raw, legge il file di configurazione e lo applica, poi mi fa vedere il risultato. Il file di origine non viene toccato. Anche se salvo mille volte mille impostazioni diverse, questo faccio l’esportazione in JPG per mandare la fotografia al servizio di stampa l'immagine viene generata una sola volta e compressa una sola volta. La qualità resta perciò altissima. A tutto questo si aggiunge la magia che ha inserito Apple con iPhone 12 e il sensore LiDAR. Ho parlato di questo sensore nella puntata 53, in parole povere misura in modo molto preciso e veloce la distanza di ogni singolo punto nello spazio. Cosa ha fatto Apple? Una roba che ha del fantascientifico. Ha detto, in poche parole “ad ogni pixel dell'immagine, oltre ad assegnare il valore di RGB, assegno il valore della distanza dal telefono. E quindi? Quindi posso definire in un’immagine che è solitamente bidimensionale, una profondità, so quali sono i pixel davanti e quelli dietro, in questo modo nel mondo del fotoritocco posso definire che tutti i pixel oltre un certa distanza, che potrebbero essere lo sfondo, ad esempio, li sfoco, oppure, ci metto un'immagine diversa sopra, al posto di usare il green screen. Insomma, un salto in avanti direi epocale. E come si lavora sui RAW? SI lavora nella cosiddetta camera chiara, che fa un po’ il verso alla camera oscura che si usava quando si lavorava sulle pellicole della fotografia analogica, ci si siede al computer e si usano software specifici adatti a gestire enormi librerie di foto e che possano lavorare direttamente sui RAW, correggere i difetti degli obiettivi, riconoscere i dati di scatto e così via. Tra i più famosi cito, non sponsorizzati Adobe Lightroom, Luminar Photo Editor e gli Open Source Dark Table, Light Zone e Raw Therapee. Non dimenticate, un buon fotografo, una volta esportate tutte le foto in JPG, si fa un bel backup di tutte le foto in RAW e le archivia in modi consoni. I contatti Tutte le informazioni per contattarmi, sostenere il podcast, compresi tutti i link di cui ho parlato in puntata li trovate su www.pilloledib.it Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare. Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e arriveranno contenuti esclusivi. Se volete, potete persino donare in bitcoin, il link a borsellino lo trovate sul sito Grazie a chi ha contribuito! Se volete una consulenza tecnica in campo informatico o volete un sito più o meno complesso, trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Se non ve ne siete ancora accorti faccio un nuovo podcast, con uscita irregolare e parla di videogiochi, se vi interessa lo trovate su https://pilloledib.it/pdv     Da qualche tempo, se andate a cercare nel sito, nel menu Informazioni, c’è una nuova pagina, che si chiama Indice delle puntate, lì trovate tutta la lista delle puntate in ordine cronologico inverso, magari vi è più comodo se stavate cercando qualcosa di specifico oppure, se non sapete cosa ascoltare, per farvi ispirare da uno dei titoli. Il tip Vi avevo parlato di un tool per fare un po’ di pulizia nei file di sistema di Windows, bene, oggi vi fornisco un tool, grazie a Gioxx, che fa una pulizia molto più approfondita e che vi porta a un unico obiettivo: non dover comprare un nuovo SSD da mettere nel PC perché quello che avete adesso è troppo piccolo e Windows non ci sta più dentro. Il tool si chiama DSIM più più e trovate il link, come sempre nelle note dell’episodio. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Nov 23, 2020
PdV #000 Trailer
3:51

Questa non è una puntata di Pillole di Bit, ma è una pubblicità di un nuovo podcast, uno spinoff di Pillole di Bit, puntate brevi e concise, ma focalizzato sui videogiochi, se vi interessa le informazioni le trovate sulla pagina dedicata: https://www.pilloledib.it/pdv/.

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Nov 19, 2020
#165 – DatiBeneComune
16:04

Pillole di Bit è tra i promotori della lettera aperta al Governo di #datibenecomune, perché solo con i dati aperti, disponibili a tutti e machine readable si può sapere cosa si sta facendo davvero per il bene dei cittadini durante questa pandemia del COVID-19.

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 165 e io sono, come sempre, Francesco. Il nostro mondo, più di quanto siamo abituati a pensarlo, è data driven. Oh, che parolone difficile. Tradotto, per i non addetti ai lavori, si può dire che le scelte fatte per determinate azioni sono decise in base alla disponibilità di dati. Partiamo da un po’ più indietro, come siamo abituati a fare da queste parti. La mattina ci alziamo, assonnati, guardiamo fuori dalla finestra e vediamo che piove. Questa è una informazione, tradotta in dato, il nostro cervello, se fosse un calcolatore, assegnerebbe alla variabile “oggi piove” il valore “1”, cioè, sì, piove. Visto che piove, devo prendere l’ombrello. Ho fatto una scelta basata su un dato. La seconda scelta che posso fare basata su un dato può essere empirica, aprendo la finestra, o numerica, guardando sull’app del meteo che temperatura c’è oggi, in base alla sensazione che ho sulla pelle o al numero che vedo sull’app decido come vestirmi e che tipo di giacca indossare. Seconda scelta basata su un dato. E non sono ancora uscito di casa. Il nostro mondo è basato sui dati, molti dati, moltissimi dati che devono essere analizzati in modo sempre più rapido per fare scelte sempre più complesse. Il problema adesso però sono i dati. Come mi arrivano i dati? Di solito, come dice un noto divulgatore di nome Barbascura, MALE. I dati arrivano da fonti diverse, non organizzati, non ben descritti, solitamente anche impossibili da capire. Un dato, per essere capibile da un umano, deve avere un certo formato, come ad esempio una temperatura. Se noi vediamo su un foglio una tabellina con i giorni della settimana e dei numeri decimali con a fianco il simbolo del grado celsius li capiamo al volo, le macchine non fanno così. Alla macchina devi dire “ciao, questa tabella rappresenta le temperature, i valori sono decimali e la prima colonna contiene i giorni della settimana, la seconda le temperature in gradi celsius” A questo punto la macchina è in grado di interpretare i dati che gli vengono passati con un algoritmo che qualcuno avrà scritto. Perché senza un algoritmo, le macchine le accendiamo e loro sono lì, ferme a consumare corrente e a non fare nulla. I dati però devono essere messi lì sempre nello stesso modo, nella casella della temperatura le temperature in formato decimale e nella casella del giorno della settimana, il giorno della settimana, scritto nello stesso modo. Perché questo? Perché le macchine non sono intelligenti, non sono in grado di astrarre i dati da una informazione generica e non hanno capacità di fantasia, le cose gliele si deve descrivere per bene, per filo e per segno.  Ma a questo punto qual è il vantaggio delle macchine? Se noi riusciamo ad analizzare il clima e poco altro in un tempo ragionevole, le macchine, se ben programmate, l'algoritmo di cui prima, riescono ad analizzare una quantità di dati che un cervello di una persona, anche la più dotata non riesce neanche a immaginare. Intendiamoci, il nostro cervello sa analizzare moltissimi dati in breve tempo, pensate solo mentre siete alla guida e appare un ostacolo imprevisto, siamo in grado di analizzare dove svoltare, quanto frenare, vedere se la strada è libera e se c’è spazio per l’auto in pochissimo tempo. Panico permettendo, ovviamente. Un’altra cosa in cui le macchine eccellono, non si spaventano. Un computer sa analizzare milioni di dati, e in un tempo ragionevole vi sa dire, ad esempio, che se togliete un po’ di materiale da quell’arcata del ponte, risparmiate qualche tonnellata e il ponte tiene lo stesso il peso del traffico. Lo ripeto, non se lo è immaginato la macchina, lei ha elaborato milioni di dati ben strutturati in base a un algoritmo che ha messo lì un cervello umano, che da solo avrebbe potuto fare lo stesso calcolo, ma magari in mesi o anni di lavoro Erano ovviamente solo due esempi. Come già detto i dati devono arrivare alla macchina strutturati, ben descritti e sempre nello stesso modo. Per questo sono stati inventati dei formati appositi per renderli disponibili alle macchine. Ad esempio i database. In una tabella ogni colonna ha un solo tipo di dato e conterrà solo quello, se c’è una data ci deve essere sempre una data e sempre in quel formato, se c’è un numero decimale ci sarà sempre un numero decimale. Ve lo ricordo ancora una volta, Excel non è un database e non è un modo per scambiarsi dei dati, ci hanno provato molti enti anche grossi e tutti quelli che hanno usato Excel hanno avuto enormi problemi. Nel mondo di Internet c’è il modo di scambiarsi dati strutturati, anzi, ci sono più modi, tutti ottimi e molto conosciuti, posso citare XML e JSON, chiedi i dati, questi ti arrivano, pronti per essere manipolati ed elaborati. Solitamente l’accesso ai dati è fornito dalle API, in inglese ei pi ai, ne ho parlato nella puntata 132. Ti registri al servizio, impari a usare le API, fai la richiesta ed ecco lì tutti i tuoi dati correttamente formattati per essere utilizzati come piace a te. La definizione machine readable indica proprio questo. Dati strutturati che, se mandati ad una macchina sono facilmente elaborabili, senza dover passare per complicati sistemi di conversioni che potrebbero portare a perdita di informazioni preziose. Volete alcuni esempi di dati che non sono machine readable? Facile. Documenti Word Documenti PDF, magari protetti da licenza, blocco di copia incolla o altre amenità di questo tipo Documenti PDF che sono scansioni di tabelle excel o collage manuale di stampe varie Documenti Excel Documenti di testo contenenti enormi file di dati separati da virgola senza descrittori dei campi, o con campi che non rispettano regole e sono buttati lì a caso Database non normalizzati, con tabelle casuali, senza relazioni o con campi di solo testo, senza indicazione di che tipo di dati ci sono dentro Tabelle HTML Qualunque tipo di dato mandato via mail Poi, ci sono i dati liberi e i dati non liberi. Un po’ come il software Libero e quello che non lo è. Il dato libero è quello che è disponibile a tutti, chiunque può accedervi e consultarlo, leggerlo, elaborarlo. Perché è un bene che i dati siano liberi? Perché con i dati alla portata di tutti è più difficile, se non impossibile, far dire ai dati quel che si vuole. Una nota teoria dice che se ben torturati, i dati possono dire qualunque cosa. Vero, ma se questi dati sono nella disponibilità di chiunque, il torturatore maligno salta fuori e da quel momento non godrà più della fiducia, perché conosciuto come torturatore. Se qualcuno si mette ad analizzare i dati e li porta a dire una cosa che interessa solo a lui, tutti gli altri, con le giuste analisi, potranno dimostrare che quel che è uscito dall’analisi truffaldina è una conclusione di parte. Tutto questo, se i dati non sono aperti a tutti, non è fattibile, perché non sarà mai possibile analizzare i dati da i quali qualcuno avrà tratto delle conclusioni, per cercare di confutarle o confermarle. Se basi la libertà di movimento delle persone su dei dati che non sono liberi, mini la libertà complessiva delle persone. Questo è quello che sta succedendo in Italia da qualche tempo, da quando è stato deciso che le regioni entrano in stati di gravità differenti in base a decine di parametri basati su dei dati che non sono pubblici, quindi il colore e la gravità, dai quali deriva la libertà delle persone, può essere decisa in base a parametri non oggettivi e non controllabili. Per questo è stato lanciato l'hashtag datibenecomune al quale il podcast Pillole di Bit si Associa e del quale vi leggo la lettera aperta inviata al Governo. Tutte le informazioni le trovate sul loro sito, del quale vi lascio il link nelle note dell’episodio, come al solito. Viviamo una grave crisi. La società civile italiana, una delle più mature e competenti del mondo, è pronta a supportare le Istituzioni nel farvi fronte. Per farlo, però, ha bisogno di dati. La cittadinanza, stremata, chiede risposte mirate, meno gravose di "tutti in lockdown". Elaborarle richiede dati pubblici, disaggregati, continuamente aggiornati, ben documentati e facilmente accessibili a ricercatori, decisori, media e cittadini. Il nuovo sistema di classificazione del territorio nazionale in tre aree di rischio rappresenta, in questo senso, un'opportunità, perché comporta un sofisticato sistema di monitoraggio nazionale e quindi genererà, si presume, molti dati di qualità. Il governo è consapevole di tutto questo. Un recente documento di indirizzo pone "la trasparenza e l'accessibilità dei dati al centro della strategia di gestione del rischio pandemico". Pandemia a parte, l'Italia si impegna da tempo per la trasparenza amministrativa. In sede internazionale, per esempio, siede nel board dell'Open Government Partnership. Purtroppo, adottare un indirizzo non è sufficiente: bisogna anche tradurlo in pratica. E questo significa lavoro duro: misure attuative, integrazione di flussi informativi, data stores. Come sempre, la differenza tra il dire e il fare è... il fare. Per questo, chiediamo al Governo Italiano di: rendere disponibili, aperti, interoperabili (machine readable) e disaggregati tutti i dati comunicati dalle Regioni al Governo dall'inizio dell'epidemia per monitorare e classificare il rischio epidemico (compresi tutti gli indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio, di accertamento e quelli di risultato). Fare lo stesso per tutti i dati che alimentano i bollettini con dettaglio regionale, provinciale e comunale, della cosiddetta Sorveglianza integrata COVID-19 dell'Istituto Superiore di Sanità e i dati relativi ai contagi all’interno dei sistemi, in particolar modo scolastici. Tutti i dati devono riportare la data di trasmissione e aggiornamento; rendere pubbliche le evidenze scientifiche, le formule e gli algoritmi, che mettono in correlazione la valutazione del rischio, le mitasure restrittive e l’impatto epidemiologico ad esso correlato; recepire nella gestione, pubblicazione e descrizione dei dati tutte le raccomandazioni della task force “Gruppo di lavoro 2 – Data collection and Infrastructure“, presenti nel documento “Analisi dei flussi e mappatura delle banche dati di interesse per la task force dati per l’emergenza COVID-19”; nominare un/a referente COVID-19 su dati e trasparenza e un/a referente per ogni regione, a cui la società civile possa fare riferimento; istituire un centro nazionale, in rete con omologhi centri regionali, dedicato ai dati Covid, che non solo imponga standard e formati, ma che coordini e integri nuovi sistemi di raccolta e individui le criticità in quelli esistenti. Vediamo di continuo decisioni prese per limitare il contagio sulla base di dati che non sono pubblici: la trasparenza è alla base di ogni democrazia! I cittadini hanno il diritto di conoscere su quali dati e quali analisi si basano le decisioni prese dal governo per le restrizioni dei prossimi DPCM. Da questi dati dipende la nostra vita quotidiana, il nostro lavoro, la nostra salute mentale: vogliamo che siano pubblici! E vogliamo che siano in formato aperto, perché dobbiamo permettere agli scienziati e ai giornalisti di lavorare per bene. I firmatari di questa lettera sono estremamente preoccupati per il crollo di fiducia generato dalla gestione dell’emergenza COVID-19. In questo momento una corretta comunicazione, basata sull’evidenza dei dati, è quanto mai importante per comprendere le scelte istituzionali che hanno profonde conseguenze sulla vita delle persone. Ho anticipato questa mia scelta nel gruppo telegram del podcast e mi sono state fatte un po’ di contestazioni su alcuni concetti. I dati, se sono pubblici, possono cadere in mano a produttori di fake news che possono far dire loro quel che vogliono, ne ho parlato prima, il Software Libero, che è l’esempio più calzante secondo me, è alla portata di tutti e questo non ha fatto che migliorarlo, anche lui, se preso da gente pessima potrebbe essere modificato e compilato facendo software malevoli, il mondo è pieno di gente cattiva e purtroppo sta a noi difenderci dai cattivi, non è rendendo il software o i dati non liberi che si annulla la cattiveria nel mondo. Un’altra cosa che è venuta fuori riguarda le richieste di energie e personale per la gestione dei dati. Siamo in emergenza, abbiamo la necessità di focalizzarci sulla parte sanitaria, di salvare quante più persone possibili, abbiamo bisogno di medici e di posti letto. Vero. Ma abbiamo anche buttato via soldi in una miriade di fesserie, quindi energia ce n’è, risorse economiche anche. I dati pososno salvare vite, famiglie e situazioni difficili, è giusto che vengano gestiti in modo equo e corretto, è giusto destinarci energie, impegno economico e attenzioni. I contatti Tutte le informazioni per contattarmi, sostenere il podcast, compresi tutti i link di cui ho parlato in puntata li trovate su www.pilloledib.it Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare. Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e arriveranno contenuti esclusivi. Se volete, potete persino donare in bitcoin, il link a borsellino lo trovate sul sito Grazie a chi ha contribuito! Per questa settimana potete donare alla causa di datibenecomune, ovviamente, eh! Se volete una consulenza tecnica in campo informatico o volete un sito più o meno complesso, trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Da qualche tempo, se andate a cercare nel sito, nel menu Informazioni, c’è una nuova pagina, che si chiama Indice delle puntate, lì trovate tutta la lista delle puntate in ordine cronologico inverso, magari vi è più comodo se stavate cercando qualcosa di specifico oppure, se non sapete cosa ascoltare, per farvi ispirare da uno dei titoli. Il tip Non so se siete appassionati di cinema, quei posti dove si andava molto tempo fa, dove c’erano tante sedie una vicina all’altra e su un grande schermo proiettavano i film. Al cinema sono andato a vedere alcuni capolavori di animazione dello studio Ghibli, capolavori indimenticabili. Lo studio Ghibli ha fatto una cosa bellissima. Sul loro sito, rigorosamente in giapponese, abilmente tradotto dal traduttore di Google, ci sono per ogni film, alcuni fotogrammi, in alta risoluzione, disponibili per essere scaricati, gratuitamente. Non ci sono di tutti i film, ma pian piano arrivano. Sono tutti dei capolavori, si vedono i tratti della matita e quelli del pastello che li ha colorati, vale la pena anche passare del tempo a sfogliarli e a soffermarsi a guardare i dettagli di ognuno di loro. Vale come tempo ottimamente speso per far riposare il cervello da questa brutta situazione che abbiamo intorno Il link, come sempre, nelle note dell’episodio. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Nov 16, 2020
#164 – Il sensore fotografico
11:17

Catturare la luce e memorizzarla su una scheda di memoria non è affatto semplice e soprattutto è un lavoro molto stressante in fatto di trasmissione di dati.

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia

Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 164 e io sono, come sempre, Francesco. Inizio con un errata corrige. nella puntata scorsa ho dato i prezzi dell’hosting su cui è appoggiato pillole di bit e li ho dati completamente errati.  Il pacchetto tutto incluso costa 50€ all’anno più IVA compreso di nome a dominio, quindi per un totale di 61€, basta, non ci sono altre spese. Scusate per le informazioni errate. Più di 160 puntate e non ho mai parlato di fotografia, ho parlato mille anni fa, con Alex, del podcast cugino, Technopillz, che se non ascoltate, beh, dovreste, del formato JPG nella puntata 23. Ma non ho mai parlato di come si compone uno scatto fotografico, come si salva su una memoria e tutte le altre mille sfaccettature della fotografia digitale. Andiamo per gradi e parliamo del sensore fotografico. Qui ci va una enorme, enormissima, introduzione di fisica, come in altre decine e decine di puntate di questo podcast, purtroppo io non sono un fisico e vi dovrete accontentare di un po’ di nozioni all’acqua di rose. La fotografia è fermare la luce in un determinato istante, quindi l'ingrediente unico e fondamentale per la fotografia è la luce, senza luce non esiste fotografia. Come si cattura la luce? Si cerca di imprigionare l’attimo desiderato su una superficie sensibile, che possa rimanere impressionato e memorizzi esattamente quell’attimo lì. Prima del digitale c’era la pellicola, che, tenuta sempre al buio, veniva esposta, per pochi istanti alla luce e ne memorizzava forme e composizioni, dando così vita, dopo sviluppo e stampa, alla fotografia. Con il digitale le cose sono cambiate parecchio, ma la meccanica è rimasta la stessa. C’è una superficie sensibile alla luce che resta al buio, queste viene esposta alla luce per un determinato tempo e memorizza il fascio di luce che la colpisce, con informazioni del colore e delle forme, poi torna al buio. La luce, quella che noi vediamo arrivare dal sole, la luce più bella di tutte, è composta, contemporaneamente da onde elettromagnetiche che coprono tutto lo spettro visibile, per questo noi la vediamo bianca. Un tale che tutti conosciamo per la questione di una mela, Newton, scoprì questa bellissima cosa usando un prisma, riuscì a scomporre la luce in tutti i suoi colori. Quindi, se la pellicola memorizza, lo dico per semplicità, le immagini in piccoli grani di argento, come fa il sensore? E’ un po’ più complicato. Il sensore è un rilevatore di luminosità molto elaborato. Immaginiamo di avere un sensore molto grezzo, lui vede solo quanta luce bianca c’è in un solo punto, più luce c’è, più restituisce un segnale analogico forte, che poi viene convertito da un ADC, convertitore analogico digitale, in un segnale digitale a 14 bit, quindi un valore tra 0 e 16384, dove 0 è buio e 16384 è pieno sole. Ricordate, che ci torneremo, i bit sono 14 e non 8 come il JPG, non sembra, ma questa cosa farà molta differenza, ma ne parleremo in seguito. Di un puntino bianco ce ne facciamo poco, a noi servono le informazioni dei colori. Allora prendiamo questo sensore e lo dividiamo in tre. In informatica, il colore viene sempre diviso in 3 colori fondamentali, RGB, Red, Rosso, Green, Verde e Blu, per fare questo ai tre sensori, che continuano a leggere una luce incolore, applichiamo un filtro colorato. Li sottoponiamo al fascio di luce ed ecco che otteniamo tre valori di rosso, verde e blu, con una profondità di 14 bit, quindi 16384 valori ciascuno, che ci aiuteranno a comporre non solo l’intensità del fascio colorato, ma anche di che colore è, ricomponendo i tre colori. La magia, passatemi il termine, è questa: se il sensore legge la luce non colorata, ma io la filtro, il sensore leggerà solo la parte di luce che passerà attraverso il filtro, quindi, se metto un filtro rosso, il sensore mi dirà quanta luce rossa sta vedendo in quel momento. Se adesso prendiamo una superficie abbastanza estesa, come ad esempio la superficie di una pellicola, quindi 24x36mm e la tappezziamo di questi piccoli, piccolissimi sensori di lunminosità, le cose iniziano ad essere interessanti. Abbiamo ottenuto la stessa superficie di una pellicola con del materiale fotosensibile, tanto materiale fotosensibile, talmente tanto, che lo si conta in Megapixel, milioni di Pixel. Un sensore di questa dimensione è detto full-frame e la Canon 5D Mark 4, ad esempio, ha 30,4 Mega Pixel sul sensore, quindi più di 30 milioni di piccoli sensorini che catturano la luce. Una piccola nota, di solito questi sensori sono disposti sulla superficie che cattura la luce in una griglia ortogonale e il rapporto è che per ogni pixel rosso e ogni pixel blu ci sono due pixel verdi, perché alla sensibilità dei nostri occhi questa cosa piace molto di più. Quindi cosa succede quando voglio fare la fotografia? La tendina si apre, la luce passa, ogni sensorino viene colpito da una certa quantità di luce, questa luce viene tradotta in un segnale elettrico, che viene poi convertito in un segnale digitale e viene memorizzato in un file sulla scheda di memoria della macchina fotografica. Tutto questo in una frazione di secondo. Nelle pellicole c’era l’ISO, che indicava la sensibilità della pellicola alla luce. Le si comprava ISO 200, 400 o 800, le si montava e si sapeva che tutta la pellicola aveva quella sensibilità.  Più l’ISO era alto, più la pellicola era sensibile alla luce. Se in macchina c’era una ISO 800 per fare le foto di interni e c’era una bella giornata di sole, pazienza, le foto al sole non si potevano fare, perché si rischiava di ottenere le foto bruciate per la troppa luce Con la digitale, l’ISO si cambia ad ogni scatto, pazzesco, comodissimo. Ma cosa vuol dire modificare l’ISO? Faccio un esempio con l’audio. Ho un file MP3 ben registrato, faccio play e lo sento bene, non ho bisogno di alzare il volume, sono felice. Questo è l’ISO 100 in una bella giornata di sole. E se mi passano una registrazione fatta con un volume bassissimo? Come posso fare per riuscire a sentirla in modo accettabile? E’ semplice: alzo il volume dell'impianto stereo. La sento, ma sento anche un sacco di rumore di fondo, di norma come rumore bianco o fruscio. Ecco, questo potrebbe essere una foto di sera tardi con iso 3200. Nel sensore, visto che ogni pixel rileva quanta luce lo colpisce e ne restituisce un segnale analogico, posso agire con un analogo del pomello del volume e amplificare il segnale. Questo mi permette di avere un segnale elettrico più alto anche se c’è poca luce e quindi far finta che ci sia più luce. Il costo di questa amplificazione forzata è il rumore che introduco, che si trasforma nella foto in disturbo sotto forma di puntini che nella realtà non ci sono. I dati analogici, convertiti in digitale non sono pochi, facendo due conti, sempre sulla Canon 5D da 30 mega pixel, abbiamo 30 milioni di pixel che scrivono 14 bit ciascuno, facendo un rapido conto siamo a 52 Megabyte da scrivere sulla scheda per ogni scatto. Vi renderete conto che la capacità di calcolo della macchina fotografica deve essere elevata e soprattutto la velocità di scrittura della memoria flash su cui vengono memorizzate le immagini deve essere di un certo pregio. Se voglio fare una raffica di scatti a piena risoluzione, senza compressione in JPG, magari in pieno sole, con 10 scatti al secondo, la scheda di memoria e il processore devono poter elaborare e scrivere quasi mezzo giga al secondo, non è proprio una banalità. I sensori non sono solo grandi come le vecchie pellicole, possono essere più grandi, come i medio formato delle hasselblad o più piccoli, come il formato APSC delle reflex più economiche oppure molto più piccoli, come quelli che abbiamo negli smartphone. Superficie più piccola vuol dire pixel più vicini tra di loro, meno luce catturata e più disturbi tra di essi, portato all’estremo, i disturbi simili alla diafonia di cui abbiamo parlato nella puntata del vectoring, i segnali molto vicini tra di loro si danno fastidio. Un sensore più piccolo, per effetto ottico, aumenta la profondità di campo, per questo i bellissimi sfocati che si ottengono con i grandi sensori, si possono ottenere con gli smartphone solo con foto elaborate digitalmente in un secondo tempo. Ma avremo modo di parlarne in qualche puntata più in là. Le immagini salvate sulle memorie senza compressione, vengono detta RAW, tradotto letteralmente crude, queste immagini permettono una quantità di elaborazioni che sulle JPG o anche sulle BPM sono inimmaginabili e impossibili, ma anche di questo parleremo. La fotografia, come le reti, è un ambito vastissimo. Una cosa importante, da non dimenticare mai, è che la quantità di pixel in un sensore no è l’indicazione unica della qualità del sensore. CI sono sensori con meno pixel, ma che con ISO molto alti riescono a non avere rumore, oppure, che semplicemente, riescono a scattare immagini di qualità più elevata. Per comporre una buona fotografia, inoltre, il sensore non è l’unico componente in gioco, c’è anche la qualità della lente che convoglia la luce su di esso e l’occhio del fotografo che sa cosa inquadrare e come, queste due componenti sono altrettanto importanti. Ma Pillole di Bit non è un podcast di fotografia e per oggi ci fermiamo qui. I contatti Tutte le informazioni per contattarmi, sostenere il podcast, compresi tutti i link di cui ho parlato in puntata li trovate su www.pilloledib.it Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare. Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e arriveranno contenuti esclusivi. Se volete, potete persino donare in bitcoin, il link a borsellino lo trovate sul sito Grazie a chi ha contribuito! Se volete una consulenza tecnica in campo informatico trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Da qualche tempo, se andate a cercare nel sito, nel menu Informazioni, c’è una nuova pagina, che si chiama Indice delle puntate, lì trovate tutta la lista delle puntate in ordine cronologico inverso, magari vi è più comodo se stavate cercando qualcosa di specifico oppure, se non sapete cosa ascoltare, per farvi ispirare da uno dei titoli. Il tip Questo tip non c’entra nulla con la fotografia e con i bit, è più una curiosità, data dal fatto che già passano un sacco di ambulanze sotto casa, ma ultimamente ne passano di più, per ovvi motivi. Avete mai fatto caso che sul tetto di ogni ambulanza c’è un numero, scritto bello grande? Quel numero non serve per identificarle in un grande parcheggio, ma ha una sua funziona in servizio, soprattutto se il mezzo ha un supporto aereo da parte dell’elisoccorso. Il numero stampato è la sigla radio alla quale il mezzo risponde, un po’ come il numero di telefono, quando l’ambulanza esce su un servizio e ha in supporto l’elicottero, il numero della radio viene comunicato all’elicottero in modo che posso trovare l’ambulanza dall’alto e che possa mettersi in comunicazione direttamente con lei e non con altri mezzi di soccorso che potrebbero essere, per altri servizi, in quella zona. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Nov 09, 2020
#163 – Ottenere un sito web
11:27

Cosa succede da quando premo invio sul browser web a quando vedo il sito sul mio PC o sul telefono, tutti i giri delle richieste dei bit e dei bytes, dei nomi, degli indirizzi, delle immagini e delle pubblicità.

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 163 e io sono, come sempre, Francesco. Vi siete mai chiesti cosa succede dal momento in cui premete invio dopo aver chiedo al vostro browser un sito a quando questo compare, con tutte le immagini, i testi e le pubblicità sul vostro monitor?  Che la risposta sia sì oppure no, oggi ve lo racconto. Solitamente per visualizzare un sito web si usa un programma che si chiama browser Internet, nella storia, per i più vecchi, ci si ricorda di Internet Explorer e Netscape, poi i tempi sono cambiati e adesso ce ne sono decine e decine, i più conosciuti adesso sono Google Chrome, Microsoft Edge, Mozilla Firefox, Apple Safari e un enorme sottobosco di browser meno conosciuti, ma altrettanto validi. Il browser a che serve? Serve a renderizzare, in parole più semplici, a interpretare i linguaggi con i quali sono costruite le pagine web, l’HTML e il CSS, di solito in modo che siano gradevoli all’occhio umano. In questa puntata faremo un sacco di divagazioni e puntualizzazioni. La prima è adesso. HTML non è un linguaggio di programmazione, come potrebbero essere Python, PHP e il C, ma di markup. Spiegarne le differenze non è scopo di questa puntata, ma è importante che sia chiara la differenza, Torniamo a noi. Voglio aprire un sito, lo scrivo nella barra degli indirizzi del browser e faccio INVIO. Immaginiamo di aver scritto il nome di un sito qualunque, con molti contenuti, ad esempio il sito lastampa.it (no, non mi ha sponsorizzato la puntata, è il primo sito che mi è venuto in mente). Il computer adesso deve raggiungere un posto dove risiede il sito che voglio vedere. Come faccio a sapere dove sta? Chiedo al DNS. Senti DNS, a che indirizzo trovo il nome lastampa.it? Dove sta il DNS? Nelle impostazioni di rete potrei aver impostato come DNS il mio router interno, oppure un DNS pubblico come quello di google oppure un DNS particolare, come Pi-Hole, che assolve anche ad alcune altre funzionalità, come il filtro dei contenuti. Qualunque sia la mia configurazione, il DNS, per come è fatto e funziona, mi restituisce un indirizzo IP, che è quello dove risiede, o almeno, al quale risponde, il sito lastampa.it. Ne ho parlato nella puntata 63 Qui potrebbero entrare in gioco dinamiche di rete molto complesse con siti su molti server, in molte zone del mondo che bilanciano il carico, io la faccio facile e immagino che il sito sia su un solo server. Il computer, sa qual è l’indirizzo, va lì e chiede “ciao, mi dai la home di lastapa.it?” Altra piccola parentesi. Moltissimi server web sono condivisi, quindi è assolutamente normale che a un solo indirizzo IP rispondano decine di siti web diversi con nomi a dominio diversi. E’ il server web che quando arriva la richiesta al suo IP, verifica che sito si desidera e fornisce quello corretto e non un altro. Arriva quindi la richiesta al server, che deve rispondere con il contenuto della home del sito lastampa.it Il Browser del PC sa renderizzare le pagine HTML e CSS, può anche elaborare alcune parti di codice, come ad esempio JAVA o Javascript, che, attenzione, anche se il nome è molto simile, non sono neanche lontanamente parenti, ma non può elaborare codice scritto per essere elaborato lato server, come ad esempio PHP, Python o ASP. Quindi, se una pagina web ha del codice scritto in alcuni tipi di linguaggi, prima va elaborato lato server, per esempio tutte le chiamate ai DB ed elaborazioni varie, poi viene inviata al client di destinazione, dove viene terminata l’elaborazione ed il rendering finale. Ma, c’è un grande ma. La pagina non contiene solo HTML e un po’ di Javascript, questo succedeva tanti tanti anni fa. Adesso le pagine web contengono una quantità inenarrabile di cacca. Cacca che si riassume in contenuti esterni, che quindi sono contenuti su altri server che il browser chiama man mano che renderizza la pagina, quindi nuove chiamate a nuovi server, altre richieste DNS, altri download i dati e così via. In certi casi i contenuti multimediali sono ancora su siti diversi, quindi dal server principale si scarica l'ossatura del sito, poi da altri siti si scaricano le parti più pesanti, e via di nuove richieste DNS. E qui entrano i servizi come Pi-Hole o NextDNS. Tutti i contenuti pubblicitari sui siti web sono solitamente esterni e risiedono su server che fanno solo quello, riforniscono e tracciano contenuti pubblicitari. Esistono delle enormi liste di questi siti, se io so che il sito pincopallino.com è uno di questi siti e lo metto all’interno di un mio server DNS personalizzato, posso fare in modo che tutte le richieste di risoluzione nome di pincopalino.com restituiscano un indirizzo non valido, in questo modo il mio PC non lo può raggiungere e non potrà visualizzare la pubblicità perché non avrà modo di scaricarla. La stessa cosa vale per contenuti malevoli da siti noti. Il problema si risolve alla radice, il computer non raggiunge i siti non desiderati. Adesso abbiamo tutti i contenuti sul PC e il browser che fa? Non è proprio vero, se no l’esperienza utente sarebbe pessima, pagina bianca per un po’ e poi compare tutto di colpo, ci sono metodi per iniziare a caricare i contenuti man mano che arrivano, ma qui facciamo le cose un po’ più semplici. Il browser ha tutte le informazioni per creare la pagina così come il designer del sito web voleva che apparisse all’ospite del sito, gli è arrivata tutta in formato testo e lui è pronto a interpretarlo per farla vedere in tutto il suo splendore. Colori, immagini, link ipertestuali e tutto quel che serve per rendere una pagina web gradevole alla vita e usabile. Chi progetta i siti web fa un gran lavoro, perché ormai le pagine devono essere adattabili ad ogni dispositivo che si collega al server, non l’ho detto prima per evitare di incasinare ancora di più la questione, ma quando un client, il mio PC, il mio telefono o altro, si presenta al server web e gli dice “ciao, vorrei vedere questa pagina”, il server gli chiede “ma tu, chi sei?” e il client di gli risponde “sono un PC, con il Browser Chrome con una Risoluzione 1920x1080” oppure “sono un Android, con il browser Brave e una risoluzione di 2160x1080”. In base a queste e altre informazioni, il server fornirà uno stile della pagina che potrà essere visualizzata in modo coerente sul dispositivo e sul browser che l’ha chiesta. Vi assicuro che per chi progetta le interfacce grafiche dei siti web, questa gestione è un vero delirio. A caricamento e renderizzazione effettuata ecco a voi la pagina web gradevole ai vostri occhi, pronta per essere utilizzata, con tutti i pulsanti al loro posto, le immagini, le animazioni e tutto quel che ci deve essere. Per fortuna, da Gennaio 2021, non ci sarà più Flash. Se volete vedere come è scritta la pagina web che state guardando, con il browser del PC potete fare click con il tasto destro e selezionare la voce Visualizza Sorgente pagina, ce l’hanno un po’ tutti i browser, in questo modo potete andare a vedere cosa c’è sotto a tutta la bella impaginazione che vi allieta gli occhi. Vi renderete conto che non c’è una sola riga di linguaggio tipo PHP o ASP, perché quella è tutta elaborazione che viene fatta sul server web che ospita il sito, quidni al client non arrivano i sorgenti della pagina, ma solo il risultato dell’elaborazione. I contatti Tutte le informazioni per contattarmi, sostenere il podcast, compresi tutti i link di cui ho parlato in puntata li trovate su www.pilloledib.it Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare. Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e arriveranno contenuti esclusivi. Se volete, potete persino donare in bitcoin, il link a borsellino lo trovate sul sito Grazie a chi ha contribuito! Se volete una consulenza tecnica in campo informatico trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Il tip Da qualche tempo il sito di Pillole di Bit ha cambiato casa ed è in hosting presso un provider italiano, del quale sono molto soddisfatto e che ha deciso di sponsorizzare alcune puntate del podcast. ThirdEye è il brand di hosting di un provider di Rimini con sede a Milano, Parvati Srl, sul quale ho il piacere di gestire parecchi siti che ha una caratteristica fondamentale che lo differenzia da tutti gli altri: Gianluca. Non è l'unico a gestirlo, eh! Col cavolo che io sarei andato a dare i siti dei miei clienti a un hosting provider gestito da una sola persona che se ha il mal di pancia poi non funziona più nulla. Se io ho un problema so con chi parlo, ha una faccia (ha anche due gatti e un cane bellissimi, ma non servono a far funzionare i siti) e ha una professionalità che raramente ho trovato altrove.  Il pacchetto di hosting è completo, ha il CPANEL per tutta la gestione, permette di creare utenti ftp con le loro cartelle, ha l’accesso SSH al server, ha un repository git utile per chi sviluppa, permette di gestire in maniera completa il sito, anche i domini di terzo livello e tutti i certificati SSL che servono per farli funzionare. Ricordo ancora un giorno che mia moglie, che ha il suo sito professionale sui suoi server, ha avuto un problema con un aggiornamento, pianti dolorosi e lacrime, ho scritto “Gianluca, riesci ad aiutarmi e a ripristinare il backup del sito?” In meno di un’ora ha ripristinato tutto, ci ha detto cosa era andato storto e ha sistemato l’errore che ha causato il danno.  Io, da nerd che vuole stare tranquillo con le cose che funzionano e che se si rompono tornano su in tempi rapidi, mi sento di consigliarlo. Per registrare il sito su ThirdEye potete scrivere a domini@thirdeye.it. Non impazzite a segnarvelo, trovate la mail nelle note dell’episodio. Il pacchetto base, che è completo davvero di tutto, costa solo 61€ all’anno più 18,30€ di dominio. Non è un hosting alla buona, è un signor hosting. Lo provate e poi non lo abbandonate più. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Nov 02, 2020
#162 – Il Vectoring
8:03

Avere una connessione in fibra, quella fasulla, la FTTC, potrebbe avere dei problemi di rallentamenti considerevoli, se la stessa connessione ce l'ha anche il vostro vicino, il problema si risolve con il vectoring, una tecnologia che annulla i disturbi ad alte frequenze tra i doppini di rame vicini.

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 162 e io sono, come sempre, Francesco. Vi ho parlato dei vari tipi di connettività Internet che ci sono attualmente in commercio, sono andato a studiare un po’ la cosa e devo ammettere la la complessità del mercato è molto elevata in fatto di chi porta il cavo, chi la fibra, fino dove, chi mette il dispositivo, dove lo si mette, se in centrale, nell’armadio, in cantina, insomma è davvero un casino. Per l’argomento della puntata di oggi ci limitiamo a parlare delle connessioni FTTC, quindi quelle che sono vendute come fibra, ma non sono davvero fibra fino a casa, ma solo fino all’armadio di strada. La sigla sta infatti per Fiber to the cabinet La fibra arriva all’armadio, qui c’è un dispositivo che converte il segnale ottico in elettrico e lo modula su segnali ad alta frequenza e lo manda a casa vostra su quello che è il bellissimo doppino di rame, l’ultimo miglio, quello che è ancora di proprietà di TIM e che TIM affitta agli altri operatori. Nel tempo, sul rame, la velocità della connessione è andata aumentando, nella banda della voce ci si facevano stare 56kbps, poi, visto che avevamo tutti fame di banda, ci hanno lavorato su ed è nata la ADSL, con i dati modulati su una frequenza più alta della voce, che, in casa veniva divisa tra telefono e router, dal famosissimo filtro. Con l’avvento della fibra, la ADSL si è trasformata in VDSL e ha iniziato a usare molta più banda sul doppino di rame, eliminando così la parte di voce, che dava fastidio. Vuoi internet veloce? Ti devi accontentare della linea voce VoIP, quindi digitale, abbandonando la vecchia linea voce analogica. L’orecchio non se ne accorge, ma se ne accorgono i dispositivi più, diciamo, evoluti, come i fax e i vecchi pos per i pagamenti. La VDSL2 arriva a casa con due tipi di banda diversi, 17MHz e 35MHz, tralascio i dettagli tecnici, e arrivo al punto di oggi. Se da un armadio partono tanti doppini tutti vicini e tutti con la VDSL2 c’è un enorme problema: i disturbi elettromagnetici, i cavetti non sono schermati e i segnali a quelle frequenze si disturbano moltissimo, portando a corruzione nella trasmissione dei dati e quindi alla necessità di ritrasmissioni, aumentando la latenze e diminuendo di fatto la velocità totale. Scendendo nel pratico, se io chiedo un pacchetto, ad esempio a Spotify, con un pezzo di una canzone che sto ascoltando, se mentre la mia app lo sta scaricando, questo si corrompe a causa dei disturbi, il protocollo di trasmissione se ne accorge e ne richiede una nuova trasmissione.  Se ogni volta che mi serve un dato, devo continuamente chiedere al mittente “senti, me lo rimandi che è arrivato corrotto?”, la velocità di trasmissione crolla.  Questo disturbo è detto tecnicamente diafonia. Un sacco di paroloni oggi, eh? Ma non ho mica finito! E quindi che si fa? Esiste un protocollo di gestione della trasmissione che permette la riduzione e l’annullamento quasi totale di questo disturbo, questo sistema si chiama vectoring. Il problema è che per fare questo si deve avere il controllo di tutte le trasmissioni che vengono fatta dal DSLAM, che è il dispositivo che instaura le connessioni tra l’armadio e i router a casa, quindi tutte quelle ci sono sui doppini di rame. Se i dispositivi di trasmissione supportano e gestiscono il vectoring, questo tipo di interferenze viene annullato e la qualità e la banda non ne risente. Resta ferma la questione che la tecnologia VDSL2 risente tantissimo della lunghezza del cavo di rame dall’armadio di strada, quindi se siete a 50m potete arrivare a 200Mbps, ma se siete a 200m dall’armadio la velocità massima non sarà mai superiore a 130Mbps per calare a 50Mbps a 500m dall’armadio. Queste cose sulla fibra, ovviamente, non accadono. I contatti Tutte le informazioni per contattarmi, sostenere il podcast, compresi tutti i link di cui ho parlato in puntata li trovate su www.pilloledib.it Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare. Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata. Se volete, potete persino donare in bitcoin, il link a borsellino lo trovate sul sito Grazie a chi ha contribuito! Se volete una consulenza tecnica in campo informatico trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Il tip Due parole su Immuni, l’app di tracciamento di cui tutti parlano, in molti a sproposito, cercherò di essere rapido e schematico. Forse il tip è più lungo della puntata... Immuni non geolocalizza nessuno e non sa dove siete, non ha accesso al GPS e non sa nome e cognome di chi ha installato l’app. Non sa neanche con chi siete venuti a contatto, nessun nome e cognome. Neanche contatti ricorrenti. Whatsapp, che critta tutte le conversazioni, sa molte, ma molte più cose sul vostro conto e la usate senza nessun problema. Immuni non invade la privacy, il sistema di tracciamento usa identivitivi anonimi, non riconducibili ai telefoni di chi li usa e non li manda a nessun server centralizzato in modo sistematico. Whatsapp le manda a Mark, ma lì, nessuno si pone problemi. In caso di esposizione, la persona infetta manda ai server la serie dei suoi codici, i telefoni scaricano i codici e li confrontano con quelli incontrati, se c’è un match scatta la notifica. Non sai chi è l’altro, sai solo che sei stato vicino a uno che si è saputo essere infetto. Gmail conosce tutta la vostra rete di contatti, ma abbiamo tutti una casella di Gmail, senza mai aver detto una cosa sulla nostra privacy Immuni non distrugge la batteria, usa un protocollo, il bluetooth low energy, che nell’utilizzo normale della giornata incide per un 2% sul consumo della batteria. Molto meno di quanto possa incidere Twitter o Instagram, che non sono utili alla notra salute. I dati di Immuni sono su server Italiani, non all’estero (poi, contendo dati non riconducibili a persone, ma solo ID generici, secondo me non farebbe differenza). Sapete dove stanno i dati di tutte le vostre app installate sui cellulari, una per una? Forse non ve lo siete neanche chiesto. Immuni è un’app complessa, sviluppata in questi anni, si basa su un framework complesso che gira su un sistema operativo complesso, quindi non sarà esente da bug e da tentativi di attacchi, che venga forzata e bucata, secondo me, sarà una cosa del tutto normale, come è normale per qualsiasi app e sistema operativo al giorno d’oggi. Non è un valido motivo per non installarla. Immuni non è la soluzione, ma ne è parte. Se non c’è tutto un sistema che gestisce la parte successiva alla notifica non serve a niente, se la Sanità pubblica gestisce correttamente tutto il controllo successivo allora l’app è utile, se no, è solo un’app sviluppata bene e basta Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Oct 26, 2020
#161 – Il termoscanner
7:59

Non è una pistola, non emette raggi fotonici ultragalattici, non è doloroso, ma misura solo la temperatura corporea senza contatto in breve tempo. Smettiamola di credere alla fandonie che girano per la rete e i social

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 161 e io sono, come sempre, Francesco. Ormai è prassi, dovete entrare da qualche parte, vi tirate su la mascherina, anzi, dovreste già averla su che copre bocca e naso, vi avvicinate, vi fermate, qualcuno vi punta un oggetto sulla fronte, pochi secondi e, se non avete una temperatura superiore ai 37,5 gradi centigradi, vi fa accedere al posto dove volevate entrare. Fino a quando si potrà entrare da qualche parte, per come stanno andando le cose. Ora, in questo mondo pusillanime dove la gente si diverte a sparare la fesserie più immonde per i motivi più disparati, ne ho sentite di ogni colore, persino che il gesto di farvi puntare il termometro sulla fronte serve per farvi abituare a quando vi punteranno una pistola. Ok, inutile dire che sono tutte fregnacce. Anche il fatto che vi sparano raggi ipergalattici che vi modificano il cervello per farvi pensare quello che vogliono loro. Potessero, ve lo assicuro, installerebbero un po’ di intelligenza in più in tutti quelli che si rifiutano di farsela misurare per queste motivazioni idiote. Il termometro che viene usato per misurare la temperatura corporea all’ingresso di ogni locale, detto anche termoscanner, funziona in un modo completamente diverso da quello che vi raccontano in giro sui social. Ascoltate Pillole di Bit, non leggete le fesserie che girano su facebook, anzi passate il link delle puntate ai parenti che vi inoltrano le bufale come se fossero vere e fate ascoltare loro questo podcast. Ok, dai la smetto di fare il debunker, non ho la stoffa, e torno a parlare di tecnologia. Tutti noi, esseri umani, abbiamo una temperatura corporea che di norma oscilla intorno ai 37 gradi centigradi, se è più alta, di solito, è sintomo di un malessere, quindi si dice che abbiamo la febbre. Per noi maschi, di solito, oltre i 37,5, è segno che siamo a un passo dalla morte.  Uno dei sintomi del COVID è avere la febbre, per questo, per limitare i contagi, se si ha la febbre si deve stare a casa a scopo precauzionale. Per misurare la temperatura di un corpo, si possono usare tecnologie diverse. La prima è quella che tutti conosciamo, fin da quando siamo piccoli, ci si infila un termometro con del mercurio sotto l’ascella per cinque minuti, il mercurio, con il salire della temperatura si espande in volume e sale lungo l’asticella, si legge poi la temperatura lungo l’asticella in base a quanto è salito. Il problema è che il mercurio è tossico, quindi dal 2009 i termometri a mercurio sono diventati fuorilegge e si è sostituito con un altro materiale, il galinstan. Ma la tecnologia corre e l’elettronica pure, quindi il sensore, sempre a contatto, è diventato elettronico, e sono nati i termometri con il display, pochi secondi sotto l’ascella e via, ecco la temperatura facile da leggere su un display. Io uso un sensore di questo tipo, a immersione, per misurare la temperatura dell’acqua nell’acquario. Adesso voi però immaginate la coda per entrare in un supermercato, decine e decine di persone con un termometro da passarsi sotto l’ascella. La cosa fa un po’ schifo oltre ad essere mortalmente lenta. C’è una tecnologia diversa che sfrutta una caratteristica del nostro corpo che è ben descritta dalla fisica. Io non sono un fisico e ve la racconto all’acqua di rose. Avete presente il vecchissimo film Predator?  Era il 1987. L’alieno che arriva dallo spazio e che vede i suoi avversari non nello spettro visibile, ma nello spettro dell’infrarosso. Ecco, il nostro corpo, in quanto caldo, emette dell’energia, questa energia, può essere vista, non dai nostri occhi, ma la si vede con dei sensori che rilevano le emissioni infrarosse. Credo che l’abbiate visto in qualche decina di film di spionaggio o di guerra. Tutti quei corpi che nell’oscurità emettono una luce in varie tonalità di rosso, ecco, quelle rappresentano, in modo scenico, l’emissione dell’infrarosso, che il nostro occhio non vede, ma un sensore appositamente progettato sì. Più siamo caldi, più emettiamo energia nell'infrarosso. Il termoscanner, quindi, cosa fa? Una volta puntato sulla fronte, una zona abbastanza ampia e ben rappresentativa della nostra temperatura, vede quanta radiazione infrarossa emettiamo, la misura e la traduce in una temperatura. Nessun contatto, lettura molto rapida, problemi risolti alle lunghe file all’ingresso dei supermercati o grandi spazi chiusi. Il termoscanner non emette alcuna fonte di energia, legge solo quel che arriva sul suo sensore. Chi emette energia siamo noi, con il nostro corpo. In un certo senso, quel che si diceva in Matrix, che le macchine usavano l’energia del corpo degli uomini per poter funzionare, non era sbagliata. Un’altra applicazione molto comune dello stesso tipo di sensore, molto meno preciso, è negli antifurti, il sensore che rileva il movimento, non fa altro che rilevare un corpo caldo all’interno di una stanza. Sfrutta quindi lo stesso principio. Uno di questi sensori, se riusciste a schermare completamente il calore del vostro corpo, rendendolo pari alla temperatura della stanza o se riusciste ad alzare la temperatura della stanza alla vostra temperatura corporea, non funzionerebbe correttamente. Quindi nessun raggio del male e nessun condizionamento di armi alla fronte, semplicemente è il sistema migliore per misurare la temperatura senza contatti e con una velocità più elevata tra una persona e un’altra. Ah, no, misurarla sul polso non è una buona idea, è una zona più fredda della fronte e quindi se qualcuno ha la febbre e potrebbe quindi essere contagioso passerebbe come sano, cosa assolutamente non accettabile. I contatti Tutte le informazioni per contattarmi, sostenere il podcast, compresi tutti i link di cui ho parlato in puntata li trovate su www.pilloledib.it Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare. Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e arriveranno contenuti esclusivi. Se volete, potete persino donare in bitcoin, il link a borsellino lo trovate sul sito Grazie a chi ha contribuito! Se volete una consulenza tecnica in campo informatico trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Il tip Vi è mai capitato di avere un contatto ossidato a causa di una batteria che ha perso il suo contenuto oppure di avere una SIM di un telefono o una memorietta che non fa più bene contatto e non sapete come pulirli?  Neanche io lo sapevo fino a qualche tempo fa quando mi sono accorto che il telecomando della mia TV non dava segni di vita a causa della batteria che aveva perso il suo contenuto. Ho chiesto a Davide Gatti, conduttore del podcast Survival hacking, che vi consiglio di ascoltare, e lui mi ha fatto conoscere uno strumento di cui ignoravo l’esistenza. Avete presente quelle penne che se ruotate su se stesse fanno uscire la gomma da cancellare? Esiste una cosa simile che fa uscire una specie di spazzola con le setole in fibra di vetro. Queste setole puliscono alla perfezione qualsiasi contatto ossidato, senza sporcare nulla con liquidi e senza rovinarli. Costa meno di 10€ e la trovate su amazon, il link sponsorizzato lo trovate come al solito nelle note dell’episodio Grazie Davide! Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Oct 19, 2020
#160 – La rete unica
11:12

Dare il controllo dell'infrastruttura della rete internet di uno Stato ad una azienda che vende internet al dettaglio, fidatevi, non è una buona idea.

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia

Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 160 e io sono, come sempre, Francesco. Pare che sia deciso, o forse no, qualcuno, per nostra fortuna, si è opposto, in Italia ci sarà una unica grande rete di distribuzione di Internet e non la frammentazione che c’è ora, questo darà un grande colpo al futuro della connettività in Italia. Questa è la notizia. Potrei finirla qui, dire che da questa notizia sono comparsi come funghi un sacco di esperti delle infrastrutture internet come se fossero funghi, un po’ come durante i mondiali sono tutti commissario tecnico e così via. E invece, visto che ho visto un po’ come funzionano le cose nel settore della connettività vorrei dire la mia su questa cosa. Storicamente la rete di distribuzione delle linee telefoniche era di un solo gestore: la SIP, ve la ricordate?  Pronto è la SIP? NOP! Scusate. Tutto rame, posato millenni fa e sempre quello è stato ed è ancora. La società è cambiata negli anni, diventando Telecom Italia, poi è nata TIM per la parte mobile, poi è diventata TIM per mobile e fisso, ma la rete è rimasta di rame. Sempre di rame. La connettività è evoluta ed è passata da modulata su linea analogica a 56kbps alla fantastica ADSL, che usava una banda di frequenza diversa, sempre su rame. Non ci fossero stati altri operatori, che hanno iniziato a capire che questo maledetto rame non avrebbe fatto parte del futuro, nessuno avrebbe iniziato a scavare e a posare la fibra ottica, sicuramente non lo avrebbe fatto TIM. Dobbiamo dire grazie a Fastweb e altri operatori che sono ormai morti, che hanno iniziato, qualche decina di anni fa, con investimenti molto ingenti, a posare la fibra sotto le strade di grandi città. Poi è nata MetroWeb che ha iniziato un progetto moto più grande in tutta Italia, convertita nel 2015 in OpenFiber. Se non ci fossero stati loro, quella che si chiama concorrenza, noi saremmo ancora tutti con il rame, perché TIM non avrebbe iniziato a mettere la fibra, se non avesse avuto concorrenza. TIM è molto affezionata al rame. TIM ha quindi iniziato a posare la fibra però lo ha fatto in modo da non dire addio del tutto al suo amatissimo rame, ne ha fatto un pezzetto, si è fermata agli armadi di strada, perché tanto c’è ancora il maledettissimo rame. E’ chiaro che TIM ama il rame? Così ha iniziato a vendere la fibra fasulla, i contratti FTTC, Fiber To The Cabinet. La Fibra arriva all’armadio e dall’armadio arriva a casa tua, come? ma sul rame ovviamente! E se il rame fino a casa tua è vecchio o fa schifo hai la fibra che a più di 30Mbps non va, pazienza, quello hai e quello ti tieni. Con OpenFIber no, loro ti portano la fibra a casa, fino in cantina e poi salgono su. Arriva in casa tua, ti mettono l’apparecchio che converte il segnale ottico in segnale elettrico e hai la tua bella fibra a un giga, alla faccia di TIM. Notare bene, perché le cose vanno dette chiare. Non ti portano un giga solo per te in casa. Ad ogni fibra da 1 giga possono allacciare fino a 64 alloggi, quindi, in caso di richiesta contemporanea di tutti, la banda massima ottenibile è di 15Mbps. Ma è la fibra. Non patisce interferenze, alluvioni, niente. Solo strappi o danni fisici o elettrici ai dispositivi di attestazione. Il segnale ottico è sempre quello in ogni condizione. E tra 10 anni, quando cambieranno i dispositivi attestati, su quel filo di vetro sottilissimo magari la banda passante sarà di 10 giga, senza scavare oltre. Invece il rame sarà sempre quello. Quello che fa schifo, che passa in un cavedio umido che a più di 30 mega non va e se piove va a 2. Ok, ma torniamo a noi. La rete unica. Sapete qual è un altro dramma enorme di TIM? Che qualsiasi operatore che vuole portarvi la connettività a casa, se non avete a disposizione la fibra di Open Fiber, dove chiedere a TIM “senti, mi affitti il tuo maledetto rame?” Lo stesso rame che TIM userebbe per portarvi la sua connettività. Ecco, vi si è accesa una lampadina arancione che lampeggia con la scritta PERICOLO? Esatto, TIM ha la rete, vende i servizi sulla sua rete e affitta la rete per vendere i servizi di connettività alla concorrenza. OpenFiber no, OpenFiber, affitta solo la fibra per vendere la connettività, lei non vende connettività a nessuno. Mi pare un po’ più normale. La nuova rete unica, con un sacco di giri di capitali e di società sarà, alla fine, per la maggioranza, pare di poco più del 50%, di TIM. La stessa TIM che non avrebbe mai investito in fibra se non ci fossero stati altri che iniziavano a scavare per mettere la fibra. La stessa TIM che continua a vendere come fibra, le connessioni su rame La stessa TIM che ha pubblicizzato, giusto qualche giorno fa, una cosa del tipo “non serve pensare alla fibra, si deve pensare alla connettività senza fili”, quando tutto il mondo sa, e lo sapete anche voi ascoltatori di Pillole di Bit, che la larghezza di banda nell’etere è limitata, talmente limitata che gli operatori mobili hanno pagato miliardi di euro per avere delle piccole parti di spettro elettromagnetico per il 5G. Quindi nel futuro avremo una società, TIM, che possiederà la maggioranza di una rete, la cui parte più moderna non l’ha realizzata lei, e che la venderà ai suoi concorrenti, quelli che offrono connettività. Vi racconto qualche piccolo aneddoto italiano. In italia abbiamo Trenitalia, che si occupa dei treni e RFI, che si occupa della rete ferroviaria, il paragone è abbastanza calzante. Prima le due società erano la stessa. Una società che vuole far circolare dei treni sulla rete ferroviaria affitta il passaggio a RFI. Mettiamo che questa società si chiami Arenaways e voglia collegare Torino a Milano con le fermate intermedie, con dei treni nuovi, moderni e con un servizio di alta qualità, usando la linea dei treni regionali. Affitta la linea e poi, per motivi politici non le fanno fare le fermate intermedie, perché va contro l’amica Trenitalia. Arenaways che fa? Fallisce nel giro di due anni. E se una nuova società si chiama Italo e vuole usare la rete ad alta velocità? Succede che RFI e Grandi stazioni costruiscono una cancellata esattamente tra la sala d’aspetto dei passeggeri Italo e il binario dove dovrebbero passare i treni, costringendoli a fare decine e decine di metri in più rispetto ai 5 metri sufficienti senza la cancellata. Quindi cosa potrebbe succedere se TIM, che ha la rete e vende la connettività, deve affittare la sua rete a chi vende la connettività? Un vecchio adagio dice che a pensare male si fa peccato, ma raramente si sbaglia. Ho visto già quel che succede adesso con il rame, e il futuro, a mio parere, non prevede nulla di buono. Sono il primo a dire che la rete dovrebbe essere unica, di un’azienda privata e tutta in fibra, secondo me dovrebbe anche prevedere il completo abbandono del rame e una partecipazione pubblica nel finanziare le aree a fallimento di mercato, cioè quelle zone a bassa densità di popolazione dove gli investimenti di posa della fibra non tornerebbero. Questo perché tutti dovrebbero avere diritto a una connettività seria, come tutti hanno diritto alla corrente elettrica, all’acqua potabile e alle fogne. Ho visto posti, anche poco fuori di grandi centri urbani, dove la connettività massima è di 5 mega al secondo e non sempre, a volte non raggiunge mezzo mega. Questo non va bene.  Uso un paragone di Stefano Quintarelli, forse ancora più calzante. Avere un unico mulino che vende la farina a tutti i fornai va molto bene, ma se questo mulino vende anche il pane, chi garantisce che non venda la farina più scadente agli altri fornai, per tenersi la migliore per sé? Quindi la rete unica potrebbe essere una buona cosa, ma chi la gestisce, non deve vendere al dettaglio, deve solo gestirla e vendere all’ingrosso. Se volete ascoltare una fonte più autorevole, vi consiglio caldamente la puntata del podcast 2020 del 2 ottobre 2020 con l’intervista a Raffaele Tiscar, vice Segretario generale del Consiglio dei Ministri al Governo Renzi, ne sa sicuramente molto più di me e racconta un po’ di storia partendo dal rame, al progetto Socrarte che poi è stato bloccato da Telecom quando era ancora monopolista. Il link è nelle note dell’episodio e l’intervista parte dal minuto 53 I contatti Tutte le informazioni per contattarmi, sostenere il podcast, compresi tutti i link di cui ho parlato in puntata li trovate su www.pilloledib.it Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare. Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e arriveranno contenuti esclusivi. Se volete, potete persino donare in bitcoin, il link a borsellino lo trovate sul sito Grazie a chi ha contribuito! Se volete una consulenza tecnica in campo informatico trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Il tip In questi mesi tutti abbiamo partecipato a una o più sessioni di videochiamate e sicuramente spesso ci siamo trovati a dover condividere lo schermo per spiegare qualcosa su un file in nostro prossesso, magari cercando di aiutarci con il puntatore del mouse, tra un sacco di difficoltà. Oggi vi presento il cosiddetto uovo di Colombo, che è tra le mille utility dei Sysinternals di Microsoft, che una volta o l’altra vi racconterò in una puntata dedicata e che è stato proposto nel gruppo telegram da un ascoltatore, per la precisione da Francesco, mio omonimo. Si chiama Zoomit e fa delle cose eccezionali. Anticipo che funziona solo su Windows. Si scarica, non serve installarlo, si lancia e tramita alcune shortcut rapide da imparara, permette di fare zoom di parte dello schermo, di disegnare righe, cerchi o quadrati di vari colori, oppure di scrivere del testo, come se il proprio monitor, durante la presentazione, fosse una vera e propria lavagna. Leggero, gratuito e facile da usare. Io ve lo consiglio, da tenere lì, nella cartella delle utility. Grazie Francesco!  Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Oct 05, 2020
#159 – Il mio backup
14:20

Vi racconto come faccio il backup dei miei PC che uso per lavoro e per diletto. Benvenuti a casa mia o, meglio, nemo mio studio

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 159 e io sono, come sempre, Francesco. Vorrei ringraziarvi tutti per i riscontri delle ultime due puntate, siete stati tantissimi e devo essere sincero, nessun commento negativo, grazie di cuore, davvero. In molti, a fronte della mia costante battaglia sulla questione del backup, mi avete chiesto come gestisco io il backup dei miei dati. In questa puntata vi apro le porte di casa mia, anzi, del mio studio, perché con i PC che ho in casa, ebbene sì, più di uno, io ci lavoro, e di come faccio il backup di tutti loro. Partiamo dalle macchine Attualmente uso un iMac del 2012 come mio desktop principale. Su questo computer ci registro i podcast, ci perdo un o’ di tempo su Twitter e Youtube, lo uso come postazione per il telelavoro, gestisco tutte le mie fotografie e apro almeno 30-40 tab di Chrome contemporaneamente. Poi ho un Intel NUC su cui ho installato Windows 10, che utilizzo per tutti gli sviluppi software per i miei clienti e per le prove di software e per fare tutto quello che si può fare solo con Windows. Non vado nel dettaglio, oggi si parla di backup. Ho un altro Intel Nuc, che ha sostituito il primo Raspberry, su cui ho tutto il sistema di domotica che mi sono sviluppato, quindi sensori, antifurto, automazione, domotica, VPN e quant’altro. Questo computer ha Ubuntu. In ultimo ho un Portatile che è un altro dispositivo Apple, che mi porto in giro quando vado al lavoro in ufficio e quando vado in giro dai clienti. Sono tutti dispositivi che uso in produzione, nel senso che per me, se uno di questi va a pallino, è un problema e devo attivarmi per ripristinare il problema il più in fretta possibile. Oltre a questi, gestisco anche il backup del PC fisso e del portatile di mia moglie, anche lei li usa per lavoro. Il mio backup a questo punto è di due tipi: il primo è del sistema operativo: se si scassa il disco devo prenderne uno nuovo e devo ripristinare la macchina nel minor tempo possibile. Il secondo è sui dati, se ho un problema devo poter recuperare i dati persi. Sono un nerd, ma ho anche un sacco di robe da fare, quindi per me la tecnologia mi deve aiutare, ma non mi deve rompere le scatole: la predispongo, la testo e deve funzionare. Niente accrocchi instabili con mille ore di manutenzione. No. L'avvio e va avanti da sola per sempre. In ambito Apple mi sono sempre trovato bene con Time Machine. Ho avuto bisogno e ho sempre recuperato quel che c’è stato da recuperare, che sia stato il portatile di mia moglie perché si è scassato il disco o il mio portatile perché al mare è andato male un aggiornamento e avevo dietro il disco del backup, che vi assicuro, non era casuale. Time Machine di Apple è di serie con il sistema operativo e funziona in modo piuttosto banale: si sceglie la destinazione del backup e lui fa una prima copia di tutto il sistema sul disco, poi salva le differenze ogni ora dell’ultimo giorno, ogni giorno dell’ultima settimana e ogni settimana dell’ultimo mese, poi ogni mese fino a che c’è spazio sul supporto. Ovviamente se il supporto non è connesso, i backup riprendono quando questo verrà collegato. Se manca per più di 10 giorni, il sistema inizia ad avvisarti. Si può decidere di fare il backup su più supporti e il supporto di backup può essere protetto da password. Il restore può essere fatto sfogliando il disco da un’interfaccia molto spaziale, passatemi il termine, ha un cielo stellato che si muove mentre sfogliate il contenuto del disco, che non funziona con il doppio monitor.  Oppure si può dire, alla reinstallazione di un Mac “senti, prendi da un disco di Time Machine”. Il Mac tornerà esattamente uguale a com'era prima. App, impostazioni, reti WiFi, insomma, proprio tutto. Funziona anche se si passa da un vecchio Mac a uno nuovo, pare magia. Il mio iMac è impostato per fare il backup sui seguenti supporti: Un disco USB sempre collegato Un disco USB che ho nel cassetto in ufficio e che porto a casa il primo lunedì del mese Un NAS che non è a casa, ma collegato in VPN alla rete di casa mia. Questo lo posso fare da quando ho la fibra con una banda decente. Anche la connessione del NAS remoto deve avere una connettività decente. Per decente intendo almeno 100 mega in up io e in down la destinazione. Un disco USB che ho nello zaino che mi porto sempre in giro, che collego quando il sistema me lo chiede, circa ogni 10-20 giorni. Da quando ho l’iMac non ho mai avuto bisogno di fare recupero dell’intero sistema operativo e non l’ho mai reinstallato, sono circa 8 anni. Ho fatto recuperi di test da ogni singolo disco senza avere mai problemi. Un disco di Time Machine può essere usato per fare il Boot da un Mac senza disco avviabile, questa cosa, in emergenza, è molto comoda. Il PC Windows invece ha il backup fatto con Veeam Agent. Veeam è un produttore di software di backup nato per il mondo virtuale, lo uso in azienda per fare il backup di 60-70 macchine virtuali e ci posso fare davvero di tutto, ma costa migliaia di euro. Per casa non è il caso. Qualche tempo fa è uscito Veeam Agent che è gratuito, con qualche limite, ma fa bene il suo mestiere. Ha una sola destinazione, ma si può pianificare con che frequenza fare il backup e quante versioni tenere. Il backup, come TimeMachine è dell’intero sistema, ma a livello di file, quindi posso recuperare l’intero PC se si scassa il sistema o il disco, con un disco di avvio che mi genera lui in fase di configurazione, oppure posso chiedere di recuperare il singolo file a seconda del periodo di storico che ho impostato. Per i miei PC Windows e Linux ho deciso di mantenere le ultime 7 versioni, lui funziona così: ogni giorno fa il backup e crea un nuovo file dell’intero sistema, mantiene i differenziali degli ultimi 6 giorni, questa politica si chiama differenziale inverso. Visto che non posso avere un secondo supporto da delocalizzare, mi sono dovuto arrangiare quindi uso il software del NAS per fare la replica delle cartelle Veeam su Google Drive, che ho con abbonamento G Suite, quindi con abbondante spazio. La domenica mattina, lui sincronizza tutta la cartella di Veeam con Drive così se succede qualcosa al NAS ho comunque una copia da qualche altra parte. Ho provato a fare la replica su Amazon Glacier, sempre con uno dei programmini del NAS, il problema è che lì sopra i dati si mettono e non si aggiornano, questo, dopo qualche mese di backup, inizia a pesare non poco sul portafogli, è una cosa da tenere a mente. Per i portatili la questione è un po’ più complicata, perché tenerli attaccati a un disco è praticamente impossibile, visto che stanno in uno zaino o comunque in giro. L’unica soluzione è avere un disco di rete nel posto dove li si accende più spesso in modo che possano fare il backup in autonomia. Mi raccomando, non smetterò mai di ricordarlo: il backup deve essere fatto in automatico, se vi affidate alla vostra manualità lo fate 3 volte e poi non lo fate mai più. Il mio macBook quindi fa il backup a casa sul NAS, visto che sincronizzare su Drive un backup che, seppur su un PC che ha pochi dati, potrebbe arrivare a parecchi GB, non ho attivato la replica di quel disco, ma ho un disco, quello che tengo nello zaino, che di tanto in tanto collego al PC, quando il sistema me lo chiede, che io si a casa o in ufficio o da clienti. Io lavoro e lui salva i dati. Questo mi permette anche, come è già successo, di avere il backup apprezzo se vado in trasferta o in vacanza e mi devo portare il portatile. Se me lo devo portare mi serve, se si scassa e ho il modo di fare il restore è molto meglio, no? Qui sorge il problema del backup del NAS, sono molti dati e se succede qualcosa in qualche modo vanno gestiti.  Per il momento, sempre con un tool di Synology, ho predisposto un backup giornaliero su un disco esterno, per il quale ho scaricato e provato dei software per Windows e per Mac che possono fare browsing e estrazione dati dal backup sul disco, anche a Synology morto. Il problema è che è un disco USB lì accanto. In caso di problemi gravi, quali incendio o furto completo di tutto quello che c’è in casa, perdo tutto quello che c’è nel NAS. L’idea in futuro, con un po’ di soldi da investire, è quella di prendere un altro NAS, metterlo a casa dei miei genitori, fare un VPN e fare lì la replica completa. Abbiamo tutti una connessione 1000/300 la cosa dovrebbe essere fattibile. Dovrei provare a fare un test della copia del NAS su Amazon Glacier, ma secondo me il costo, alla lunga, potrebbe essere abbastanza pesante. L'ultima parte dei miei dati, quella su cui lavoro più spesso, è su Google Drive e Documents, pago un abbonamento annuale a Google e quindi lo uso in modo abbastanza deciso. Ma tutti sanno, e lo scrivono addirittura sulle magliette, che il cloud non esiste, è solo il computer di qualcun altro. Che questo sia in mano al terribile google o anche in mano a un provider italiano che ci fornisce la piattaforma NextCloud. Non sono macchine nostre. E non tutti si possono permettere di comprare un server e darlo in housing in un datacenter per poi farne anche la manutenzione. Quindi si deve prevedere che prima o poi i nostri dati nel cloud possano sparire. Se si hanno dati da un qualunque provider cloud è necessario averne una copia offline nelle nostre mani. Come si fa? Con Google c’è il servizio Takeout che permette di scaricare tutto il contenuto del proprio account, vi arriveranno dei link a decine di archivi ZIP con all’interno tutti i vostri dati di ogni servizio Google. SI possono anche usare tool di terza parti come Got Your Back per fare una copia sensata di tutta la casella di posta com la struttura delle cartelle oppure rclone per pianificare il download via script di tutto il disco di Drive. Fatta la copia regolarmente, questa può essere messa su un disco e archiviata da qualche parte, che non si sa mai. Al momento io uso Got Your Back e Google takeout per il resto, confermo subito che è una gran rottura di scatole fare ‘sta roba. Come potrei migliorare? A scrivere tutto quello che faccio, mi sono venute un po’ di idee su come migliorare la faccenda del backup e avete tutto un po’ più strutturato. Il backup di tutte le macchine dovrebbe finire sullo stesso NAS, questo dovrebbe replicare sul nas remoto, in maniera completa. Il backup sui dischi USB va bene così, devo ricordarmi che una volta ogni due tre anni, questi andrebbero sostituiti. Spero di avervi dato un po’ di idee su come gestire il backup dei vostri dispositivi, ricordandovi, che da sottoporre a backup, che non ho menzionato qui, ci sono anche tutti gli altri dispositivi, come gli smartphone, le console e tutto quello che ha una memoria e delle impostazioni, anche le cose della domotica, a volte. I contatti Tutte le informazioni per contattarmi, sostenere il podcast, compresi tutti i link di cui ho parlato in puntata li trovate su www.pilloledib.it Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare. Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e arriveranno contenuti esclusivi. Se volete, potete persino donare in bitcoin, il link a borsellino lo trovate sul sito Grazie a chi ha contribuito! Se volete una consulenza tecnica in campo informatico trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Il tip Visto che ho parlato di G Suite, il tip della settimana è su Google, nello specifico Gmail. Se usate la casella di posta di Google e avete l’abitudine di mettere la forma, oltre a, per favore, togliere tutte quelle specie di note legali che non valgono nulla e appesantiscono solo le mail, tolgiete anche le GIF animate, va! Dicevamo, ultimamente, è possibile definire più firme diverse, in modo da poter decidere al volo quale usare a seconda del tipo di mail che state mandando, se ad amici, se qualcosa di più serio oppure a qualcuno al quale dovete lasciare il vostro telefono oppure no. La trovo una banalità molto utile. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Sep 28, 2020
#158 – I dati a scuola
19:17

Comprare il PC per un ragazzo che va a scuola è solo il primo passo, poi si deve iniziare a usare il PC in modo corretto, tenere al sicuro i dati che si mettono all'interno e avere il paracadute nel caso in cui questi vengano persi. Questa puntata è pensata per i genitori degli alunni, per i ragazzi e per gli insegnanti. Se volete saperne di più contattatemi, tutte le informazioni sono nel box giallo.

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 158 e io sono, come sempre, Francesco. Negli ultimi giorni, in ufficio, parecchie colleghe e colleghi sono passati da me ponendomi la stessa domanda: “devo comprare il computer per mio figlio per la scuola, ma non so cosa comprare. Mi consigliano tutti il macbook, ma ci vanno troppi soldi e non ho idea di che fare, mi aiuti?” La risposta a questa domanda è nella puntata 147, che vi consiglio di ascoltare, il link lo trovate nelle note dell’episodio, come sempre. In questa puntata vorrei aggiungere qualche dettaglio extra, che solitamente a scuola nessuno insegna e che è sconosciuto ai più, sia ai genitori che ai figli, da quel che sento, soprattutto agli insegnanti. Diciamo che questa puntata è proprio rivolta a queste categorie di persone: i ragazzi che hanno un computer nuovo, i genitori che lo hanno comprato loro e gli insegnanti, che ne hanno uno loro, magari da non molto tempo, e hanno i loro alunni che arrivano a scuola col portatile e sono impacciati nell’utilizzo. Quindi, se ne conoscete qualcuno, sentitevi liberi di dar loro il link della puntata da ascoltare, è facile da scaricare, è gratuita e non dura molto. Secondo me, dal mio piccolo, potrebbe essere interessante per loro e per la sicurezza dei loro dati. E poi, per la miseria, ci va un po’ di cultura digitale dei propri dati e della sicurezza. Nessuno lo insegna e poi ‘sti giovani vivono in un mondo pieno di dati inconsapevoli che vanno protetti, tenuti bene, che le password sono una cosa seria, che i telefoni sono molto personali e protetti con un PIN che non va detto a nessuno. Ok, la smetto che poi divento noioso, andiamo avanti con la puntata. Come prima cosa, è importante rendere sicuro il PC su cui si lavora, quindi è necessario mettere la password all’utente del PC. Il PC si deve accendere e questo deve chiedervi la password per accedere. Avere un PC senza password è comodo, ma molto, molto stupido. Sia che lo lasciate sempre a casa, sia che lo portiate in giro, a scuola o a casa di qualche compagno o compagna. Lasciare libero accesso al PC quando non si è davanti è un rischio grave, qualcuno potrebbe cancellare il contenuto, rubarvi i file, modificarli o mandare mail e usare gli account social in nome e per conto vostro. Potrebbe non essere piacevole che uno dei vostri professori riceva una mail di insulti dalla vostra casella di posta di istituto. La password di accesso deve essere una password seria, lunga almeno 12 caratteri con un misto di maiuscole minuscole e numeri, così che sia impossibile da craccare a forza bruta e non deve essere banale. Se la mettete più lunga si può tralasciare la cosa delle maiuscole numeri e caratteri speciali, la fate di 20 caratteri e siete a posto. Con banale intendo che non deve essere: password il vostro nome il nome del vostro gatto la vostra data di nascita il nome di un parente il mese in corso o la stagione in corso, seguito dall’anno Deve essere una password unica, non usata per altri account. Cercate di imparare subito queste nozioni di base e fatele imparare ai ragazzi, sono cose importanti davvero. Sono importanti al pari di mettere il PIN al telefono, di fare sesso con il preservativo, di lavarsi spesso le mani, si non usare le bottigliette d’acqua in modo promiscuo. Se il sistema operativo lo permette, è importante anche crittografare il disco fisso, in modo che se qualcuno ve lo ruba, non ci possa mettere dentro il naso smontandolo dal PC. Sì, c’è gente molto curiosa che lo fa, non solo nei film. Pensate se ci mettete le vostre foto personali dentro, non vi vengono un po’ i brividi? Ok, sembra una roba da malati di mente, ma non lo è. Al pari dal dire “chiudi la porta di casa quando esci, così non ti entra qualcuno in casa” oppure “non scrivere il PIN del bancomat sul bancomat stesso”. Se non avete una pessima sensazione quando sapete che qualcuno possa mettere il naso nei vostri dati, anche se non avete niente di compromettente all’interno e non parlo di cose illegali, ma magari di cose che non volete che si sappiano in giro, qualche domanda me la farei. La cosa molto molto strana è che la crittografia del disco è facilissima da ottenere su MacOS, anzi, è proposta di default al setup, così come su quasi tutte le distribuzioni di Linux più utilizzate. Invece non è prevista di serie su Windows 10 home edition, la versione che si trova su ogni PC in vendita al supermercato. Per questo ci sono software di terze parti un po’ più complessi da usare. Se il computer è usato da più persone, a mio parare è corretto che ognuno di essi abbia un suo utente in modo che si possa gestire il suo desktop e i suoi documenti come piace di più a lui o lei e soprattutto che non possa accedere ai documenti degli altri. Tra fratelli, si sa, potrebbe esserci un po’ di rivalità, troppo facile che possa accadere che la sera prima di una consegna, Mario apra la cartella di Lucia e nasconda il documento “Tesi di Storia” da consegnare per un lavoro di gruppo. Se Mario ha il suo utente e Lucia ne ha un altro e nessuno dei due sa la password dell’altro, la questione è risolta. Se io fossi il genitore, alla configurazione del PC farei così: Configuro il PC e creo un utente principale “big boss” amministratore del PC con una password che i miei figli non sanno. Poi creo un utente per ogni figlio non amministratore e dico loro di cambiarsi la password subito. In questo modo io non posso accedere ai loro utenti ed è giusto che sia così, loro non possono installare programmi o fare fesserie senza chiedermelo ed è ancora più giusto. Le cose particolari, come installare nuovi programmi, si fanno insieme. Ogni tanto comunque io chiederei loro di accedere con me presente e guardare il loro profilo, così da controllare che non abbiano fatto fesserie. La questione di dove vanno su Internet con il PC è una questione difficile, complessa e molto dibattuta. Non posso darvi una mano, perché non saprei da dove iniziare, in una delle prossime puntate vi parlerò di nextDNS, che potrebbe aiutarvi in questo, ricordatervi, che soprattutto per i più piccoli, Internet potrebbe essere un posto molto pericoloso. Breve riassunto. Abbiamo un PC nuovo. Ogni persona che lo usa non è amministratore del PC, ma lo è un solo utente la cui password è in mano ai genitori Le password sono password serie, ognuno ha la sua e gli altri non la devono sapere, soprattutto i genitori non devono sapere le password dei figli. Se possibile il disco del PC va crittografato. So che la scuola dei figli è una grandissima spesa, tra il materiale, i libri, le penne, adesso anche il PC, la connessione Internet e così via, ma potrebbe servire qualcosa da comprare: i software. I software vanno acquistati, usare software pirata è male. Sempre. Il software pirata non si usa. L’antivirus su Windows non serve comprarlo, Windows defender, che è già di serie nel sistema operativo funziona molto bene e va bene usarlo. Su Linux e MacOS, a mio parare, il rischio non è così elevato da doverne prendere uno. Per quel che riguarda Office invece le cose sono un po’ diverse. La scelta di base è installare LibreOffice, è Open Source, è fatto bene, la versione 7 ha fatto un bel balzo in avanti, è gratuito ed è compatibile con ogni documento e ogni sistema operativo. Se la scuola fornisce una licenza di Microsoft Office 365, che in teoria, non potrebbe essere usato, come G Suite, a causa dell’annullamento del Privacy Shield, con la licenza c’è la possibilità di installare il pacchetto di Office, lo mettete su senza problemi. Se avete invece l’account di G Suite, Microsoft Office non vi serve, in quanto userete il pacchetto di produttività per l’ufficio all’interno del browser che fornisce Google. Se i genitori in ufficio hanno un utente di Office 365, forse non lo sanno, ma la licenza permette loro di installare il pacchetto Microsoft Office su un massimo di 5 PC, anche se sono personali, io ne approfitterei. Insomma, la scappatoia di usare i programmi legalmente senza tirare fuori un soldo c’è. Se i professori a scuola vi chiedono di usare un software a pagamento e vi dicono “la potete scaricare gratis, craccandola in questo modo”, l’unica cosa ammessa che potete fare, è insorgere e dire al professore che così non si fa. Cari insegnanti, non si insegna a usare software pirata agli alunni. Se usate software proprietario a pagamento dovete fare in modo che la scuola si occupi della fornitura delle licenze necessarie per tutti gli studenti. Se non avete i soldi o se il produttore del software non ha le licenze gratis per le scuole, passate a un prodotto con le stesse funzionalità Open Source, ne verrà sicuramente fuori qualcosa di buono. Adesso passiamo a un altro capitolo, molto importante, la sicurezza dei dati. In azienda mi occupo di una delle cose più bistrattate da chiunque: fare in modo che i dati aziendali non vadano persi e, in caso di problemi, avere le modalità di recupero che funzionino in modo corretto. Detta in breve, backup e restore dei dati. Durante l’attività scolastica, con un PC viene generata una grande quantità di dati, tra appunti, documenti, compiti, relazioni e quant’altro, questi dati sono digitali e in quanto tali sono molto volatili, più volatili di quello che si possa pensare. Cosa può succedere a un file? Può essere cancellato inavvertitamente Può essere modificato per sbaglio e poi salvato Si può corrompere perché il PC va in crash mentre ci si stava lavorando sopra Si potrebbe rompere il disco dove il file risiedeva Il computer potrebbe essere rubato o perso Potrebbe essere spostato in una cartella per errore e mai più ritrovato. Sì, mi è successo anche questo. Si potrebbe fare click sull’allegato sbagliato e perdere tutto per colpa di un cryptolocker. Potreste perdere la password del disco crittografato. Insomma, è necessario avere un modo per poter recuperare i dati in caso di eventi infausti. Soprattutto perché questi eventi capitano sempre nel momento meno adatto, come ad esempio la sera prima della consegna di un lavoro preparato nelle tre settimane precedenti e impossibile da ricreare in una notte. E’ quindi necessario mettere i propri dati al sicuro, per fare questo l’unico modo saggio è fare in modo di averne più di una copia, il famoso backup. Ci sono molti modi di fare backup, in azienda ci sono modalità che impongono di avere almeno 3 copie dello stesso dato, su almeno due tipi di supporti diversi uno dei quali abbastanza lontano da dove stanno i dati di produzione. Ma io lo so che stiamo parlando di studenti e i loro dati non sono ricerche in campo farmaceutico che valgono miliardi di dollari. I dati vengono ore di lavoro che spiace perdere e quindi sono importanti, ma non vitali. In più i soldi delle famiglie degli studenti non sono quelli delle aziende farmaceutiche e proporre un sistema di backup da 10.000 euro per una famiglia che magari si è già svenata per comprare un PC per i propri figli è un’idea stupida e fuori da ogni ragione. La prima cosa che viene in mente è: dai, la scuola mi ha dato un account Microsoft o Google, i miei dati li metto lì. Pensiero giusto, ma sicurezza non sufficiente. Sono i grandi del web, ma ci sono due problemi. Il primo è che i loro server non sono sempre disponibili, anche a loro capita di essere offline, di rado, ma capita. Come capitò a Twitter che era giù esattamente durante il mio primo talk al Linux Day dove dovevo presentare il mio bot antifurto funzionante basato, guarda un po’, su Twitter. Il secondo è che l’account che viene fornito dalla scuola è della scuola e non dello studente, non è un posto vostro dove mettere i vostri dati. E’ gratis, vero, ma non va bene. Quindi? Si potrebbe fare un account gratuito su Google o su Dropbox per mettere lì copia dei propri dati. Ok, meglio. E’ un account tuo, nessuno te lo può chiudere, ma essendo gratuito, in qualunque momento, il fornitore potrebbe dirti “senti, dal mese prossimo o paghi o te lo chiudo”. In più, per evitare che questo account sia sensibile ad attacchi di cryptolocker non devi installare il client sul PC; ma devi accedere via web e caricare le cartelle di volta in volta quando vuoi fare un backup. E’ gratis, ok E’ nel cloud e hai accesso da ogni dispositivo, ok Non è garantito che sia per sempre Non è comunque un disco tuo. Potresti passare a un account cloud, ma a pagamento. Va meglio, io faccio così, ho un account G Suite e ho tutto lì. Ha un costo annuale e parecchio spazio. Ma resta un servizio cloud, quindi uno spazio disco di un altro, che non so dove sta e potrebbe, per un problema tecnico, sparire nel momento sbagliato. Eh, ma non va mai bene niente! Lo so, purtroppo. Ma potreste fare un piccolo passo in più, ha un certo costo, ma vi assicuro che ne vale la pena. Vi comprate un disco USB e copiate lì sopra regolarmente tutti i vostri dati. Lasciate il disco a casa, sempre. Succede qualcosa e i dati sono lì, al sicuro, vi dovete solo ricordare, almeno una volta a settimana, di prendere le vostre cartelle e copiarle lì dentro. Se preferite, potete usare un programma di backup che fa questo lavoro per voi. Su Mac c’è Timemachine che è gratuito, per Windows C’è Veeam Agent che è gratuito anche lui. Attaccate il disco e lui fa il backup di tutto il PC. Se c’è il backup, non c’è la sofferenza Se non c’è il backup, prima o poi perderete i dati e poi inizierete a fare il backup. E’ una cosa scientifica. Ma non è ancora finita. Il backup non è un backup se non si è in grado di recuperare i file all’interno. Quindi, ogni tanto si deve fare finta di perdere un file, si deve prendere il disco o lo spazio cloud dove si è messo il backup e lo si deve cercare, trovare, recuperare ed aprire. Se è tutto a posto, allora potete dormire sonni tranquilli. Il digitale è bello. Il digitale deve essere sicuro E’ un po’ come il sesso, se ci pensate bene. Volete essere ancora più sicuri? Prendete questo disco, che se i dati non sono moltissimi potrebbe essere una chiavetta USB, e lo fate tenere nel cassetto dell’ufficio a uno dei vostri genitori, il venerdì lo porta a casa e fate il backup. Il lunedì lo riporta in ufficio. Deve essere in un cassetto chiuso a chiave e deve essere crittografato. Vogliamo aggiungere ancora un livello di sicurezza extra? Un po’ di spesa in più e di supporti esterni ne prendete due, uno a casa e una copia di questo, in ufficio di uno dei genitori o a casa della nonna. Perché portarlo lontano? Perché se entrano i ladri e portano via tutto o se la casa prende fuoco, i dati stanno da un’altra parte. Sì, siamo a livelli della paranoia. Ma forse è meglio un po’ di paranoia che lavorare sei mesi sulla tesi da presentare all’esame di maturità e poi perderla per sempre, insieme a tutte le foto che avete da quando siete nati, per un evento infausto.   A questo punto, se vi interessa un aiuto potete chiedermelo, i contatti arrivano nella sezione subito dopo, posso aiutarvi se siete i genitori, ma anche se siete i professori, se vi interessa posso fare una lezione nelle vostre classi, in presenza o da remoto, per spiegare queste cose ai vostri alunni, anche se, magari, se sentite dai loro professori, le impareranno con più favore. In ogni caso, il feed del podcast è gratuito per tutti, potete passarvi questa puntata e tutte le altre, senza alcun problema. I contatti Tutte le informazioni per contattarmi, sostenere il podcast, compresi tutti i link di cui ho parlato in puntata li trovate su www.pilloledib.it Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare. Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e arriveranno contenuti esclusivi. Se volete, potete persino donare in bitcoin, il link a borsellino lo trovate sul sito Grazie a chi ha contribuito! Se volete una consulenza tecnica in campo informatico trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Il tip Nel tip di oggi parliamo di Windows e di quanto spazio possa occupare in modo quasi illegale sul vostro disco fisso che avete pagato e che vorreste usare per metterci i vostri dati e non la sua spazzatura. C’è una cartella all’interno di Windows che si chiama “Installer”, normalmente è nascosta e non viene pulita quando si fa la pulizia disco. Un giorno, andando a cercare di fare un po’ di pulizia ho scoperto che su uno dei miei PC occupava qualcosa come 30GB. Cancellare a mano file dalle cartelle di sistema non è mai una buona idea, quindi mi sono messo a cercare e ho scoperto che in quella cartella ci sono i toll per rimuovere e sistemare le patch installate nel sistema operativo. Il problema è che ci sono anche quelli che ormai non servono più. Esiste un tool, sviluppato da un australiano che fa un lavoro molto semplice, verifica le patch installate, la corrispondenza di quel che c’è in quella cartella e identifica i file che non servono più. Dà la scelta di rimuoverli o spostarli, io li ho messi in un’altra cartella su un altro disco. Ho liberato 25GB. Non ho avuto nessun problema sul PC, quindi mi sento di consigliarvi questo fantastico tool, che si chiama Patch Cleaner, trovate il link, come al solito, nelle note dell’episodio. https://www.homedev.com.au/free/patchcleaner Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Sep 21, 2020
#157 – Il 5G
16:55

Insieme a Bill Gates, il 5G è uno dei temi con più bufale costruite ad arte per screditarlo, molte delle quali campate per aria, altre basate su invenzioni e alcune persino su cose completamente sbagliate, apposta per sviare l'attenzione. Ho cercato di fare un po' di chiarezza su sigle, onde radio e frequenze.

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 157 e io sono, come sempre, Francesco. Sono mesi che si sente in giro la sigla 5G e tutte le volte che la sento nominare c’è qualcosa che non torna, qualche informazione sbagliata o palesemente falsa. Come faccio di solito in questo podcast, partiamo dalle basi. Anzi, oggi partiamo dalle fesserie, ma quelle grosse, talmente grosse che io non ce la faccio a dirle, le faccio dire da chi crede per davvero. L’audio è preso da una manifestazione dei gilet arancioni di qualche tempo fa, sulle teorie del complotto basate su Bill Gates. Dopo aver ascoltato questa puntata andate a guardarvi il documentario su Bill gates su Netflix, ne vale la pena. Vi lascio all’audio, è breve, ma mette i brividi. Ok, adesso possiamo andare avanti. non commento perché se no mi fanno chiudere la baracca. Nel mondo che viviamo siamo circondati da onde elettromagnetiche e non credo che esistano molti posti sulla terra o nello spazio, dove non ce ne siano. Le onde elettromagnetiche hanno due caratteristiche fondamentali: la loro ampiezza e la loro frequenza. Non sono un fisico, vi dico le cose terra terra, se all’ascolto ci sono dei fisici, spero mi perdonino. Anzi, meglio, se ne hanno voglia, mi possono mandare un vocale dove si qualificano come tali e fanno una spiegazione delle onde elettromagnetiche migliore della mia che possa capire anche mia nonna che ha 90 anni. L’ampiezza dell’onda equivale, in termini elettrici, alla tensione del segnale. Più è ampia, più è potente e arriva lontano, visto che con la distanza il segnale si attenua. La frequenza invece indica quante volte al secondo quest’onda oscilla tra il massimo è il minimo. L’unità di misura della frequenza è l’Hertz, un Hertz equivale a una frequenza di una volta al secondo, quindi in un secondo, l’onda sinusoidale parte da zero, raggiunge il massimo, poi raggiunge il minimo passando dallo zero e una volta raggiunto il minimo torna a zero. Un’altra caratteristica, che si deriva dalla frequenza, è la lunghezza d’onda. Se disegnamo un’onda su un pezzo di carta, la lunghezza d’onda è la lunghezza che passa tra due massimi. Sapendo la frequenza e la velocità delle onde nell’etere, si può calcolare la lunghezza d’onda. L’onda si propaga alla velocità della luce. Le onde elettromagnetiche possono quindi essere di frequenze differenti e se c’è un’onda a una certa frequenza in un posto, un’onda nella stessa frequenza la disturba, perché si somma. Ho fatto un esempio pratico nelle cuffie antirumore, nella puntata 152, se io sommo a una frequenza, la stessa frequenza al contrario, la frequenza di origine viene annullata e il risultato è zero, assenza di segnale. A questo punto è chiaro che se uso una certa frequenza per una certa funzione in un posto, non posso usarla per un’altra funzione, se no genero un disturbo. Per questo motivo le frequenze sono state divise in sezioni e ogni sezione è usata per funzionalità diversa, tenendo presente che alcune frequenze non possono essere usate per scopi, diciamo tecnologici, perché ci servono per altro. Adesso lo vediamo. Iniziamo con un ripasso delle grandezze. Un mega Hertz è un Milione di Hertz Un Giga Hertz equivale a mille Mega Hertz Un Tera Hertz equivale a mille Giga Hertz Un Peta Hertz equivale a mille Tera Hertz Un Exa Hertz equivale a mille Peta Hertz Le frequenze possono essere divise in alcune categorie: Le onde radio fino a 250 mega hertz Le microonde fa 250 megahertz a 300 gigahertz Infrarossi da 300 gigahertz a 428 terahertz Luce visibile da 428 terahertz a 749 terahertz Ultravioletto da 749 terahertz a 30 petahertz Raggi X da 30 petahertz a 300 exahertz Raggi gamma da 300 exahertz in su Prima cosa che si nota in modo chiaro. Siamo continuamente sottoposti a onde elettromagnetiche, semplicemente perché vediamo cosa c’è intorno a noi. Sono onde generate dalla natura, dal Sole o dalle lampadine e ci sono sempre state. Seconda cosa che si può dedurre. non c’è tanto spazio per le comunicazioni radio, rispetto allo spettro elettromagnetico globale. Ok, abbiamo definito cosa sono le onde elettromagnetiche. Questa cosa ci serve per il discorso sul 5G, che alla fine verte tutto su frequenze. Il 5G ha diverse accezioni. La prima, che non ci riguarda direttamente, è la sigla indicata con la g minuscola. Parla di accelerazione. 1g è l’accelerazione alla quale siamo sottoposti costantemente dalla massa della terra, è quella che permette a un corpo di cadere verso la terra se non ha niente sotto ai piedi. Se salto da una rupe verso il mare per fare un tuffo, il mio corpo cadrà verso il mare con accelerazione di 1g. Accelerare a 1g vuol dire che se parto da fermo, dopo 1 secondo il mio corpo avrà raggiunto la velocità di 9,81 metri al secondo e ogni secondo questa velocità aumenterà di 9,81 metri al secondo. Quindi al primo secondo andrò a 35Km/h, al secondo 70Km/h al terzo secondo 105Km/h e così via (in un posto ideale, cadendo nel vuoto, senza resistenza dell’aria e così via) Oggi faccio il professore di fisica pur non avendone titolo, mi scuso di questo 5g vuol dire 5 volte l’accelerazione terrestre. Il Blue Tornado, a Gardaland, sottopone i passeggeri ad una accelerazione massima di 4.5g, quindi, per brevi periodi, 5g sono divertenti, se non si ha troppa paura. 5g per più tempo porta a svenire, perché il sangue defluisce dal cervello ai piedi e il cuore non pompa abbastanza per contrastarli. Accelerare a 5g vuol dire che in 3 secondi si passa da 0 a quasi 150Km/h, mica poco! Poi c’è il 5G del WiFi. Questa sigla è usata spesso in modo improprio perché il WiFi è a 5GHz, la G è una abbreviazione inesatta. Il WiFi che tutti abbiamo in casa e in ufficio si trasmette con onde elettromagnetiche. Giusto per inciso, la TV la riceviamo grazie alle onde elettromagnetiche, anche la radio, stesse onde, ma frequenze diverse, in parole povere ogni trasmissione di informazioni che non coinvolge un cavo, passa dalle onde elettromagnetiche. La WiFi usa attualmente due tecnologie diverse, quella vecchia viaggia nell’intorno dei 2.4GHz, quella nuova dei 5GHz. La tecnologia vecchia permette una velocità massima più bassa di quella nuova e ha un problema di sovraffollamento, ha pochi canali disponibili e parte di questi si sovrappongono, questo vuol dire che spesso ci sono interferenze e le interferenze portano a corruzione di dati che, portando a continue ritrasmissioni abbassano la velocità reale della trasmissione. Altra nota di colore: il forno a microonde, quello che usate per scaldarvi il pranzo, viaggia a 2.45GHz. la stessa frequenza del WiFi. Il Microonde cuoce, il WiFi, come abbiamo potuto notare tutti, perchè siamo ancora vivi e non con la testa esplosa come le uova nel micro, invece non cuoce. Perché? E’ la stessa frequenza! Perché cambia la potenza di trasmissione. Il Microonde arriva a 800 Watt, il Router WiFi trasmette a meno di una decimo di Watt, quindi non cuoce. Il WiFi a 5GHz, erroneamente chiamato 5G, viaggia a una frequenza più elevata, permette maggiori velocità di trasmissione dati e ha i canali, molti di più del 2.4, separati per bene tra di loro, quindi non ci sono interferenze tra un canale e l’altro. La frequenza del 5GHz patisce di più i muri rispetto al 2.4, questo la porta ad avere meno portata dal router, ma disturba molto meno in un condominio, ad esempio. Il 5G riferito alla trasmissione dati cellulare, invece vuol dire una cosa completamente diversa. La G in questo caso sta per generazione, è la trasmissione dati di quinta generazione, da quando si trasmettono i dati sulla rete cellulare. Qui il 5 non è affatto legato alle frequenze, che sono indicativamente su quattro posti molto limitati nello spettro generale delle radiofrequenze 700 megahertz 2600 megahertz 3700 megahertz 26 gigahertz Tra i 700 mega e i 2600 mega ci sono tutte le frequenze del 2G e del 3G. Aggiungo che alcune di queste frequenze sono già attualmente in uso dal sistema di trasmissione del digitale terrestre per la TV, il cui switch alla versione 2, con conseguente necessità di cambiare i vecchi decoder e TV, si rende necessario per liberare le frequenze per il 5G Cosa cambia da 4G al 5G? A livello pratico, per gli utenti, la rete 5G ha innegabili vantaggi Velocità di trasmissione molto più elevata Tempi di latenza molto più bassi, al pari dell’attuale connettività in fibra ottica possibilità di collegare molti dispositivi in più per ogni cella. Si toglie il problema dei cellulari allo stadio, che durante le partite non prendono più per la troppa gente nello stesso posto Molte più antenne, quindi potenza di emsissione molto inferiore Adesso due parole due per chi crede che Bill Gates usi il 5G per veicolare il coronavirus in modo che poi noi ci vacciniamo con i vaccini al piombo che poi verrà usato sempre dalle antenne 5G per trasformarci nei suoi robot personali. Se lo credi e ne sei davvero convinto, pensado che io sia al soldo di Bill, fai così: ferma la riproduzione di questo podcast, cancella l’iscrizione, se sei nel gruppo telegram del podcast esci. Poi chiudi gli account dei social e fatti un favore: inizia a pensare con la tua testa ed evita di farti condizionare da gente che dice solo fesserie. La realtà è che il 5G è come il 4G e come tutte le altre onde elettromagnetiche: al momento nessuno studio ha dimostrato che fa male, non trasmette il coronavirus e usa frequenze alle quali siamo già sottoposti da anni. Sono tutte baggianate le teorie delle cospirazioni. Fatevene una ragione. Spegnere il 5G non serve a nulla se non dare del disservizio. Quelli che dicono che per il bene comune non autorizzano l’installazione del 5G nel proprio comune, per fortuna non lo possono più fare, meriterebbero che i gestori spegnessero tutte le antenne per 3 o 4 giorni, lasciando tutti con i telefoni disconnessi, mi piacerebbe vedere la reazione. Pensare che il 5G faccia male è come credere che il pasticcino chantilly sia pericolosissimo, mentre tutti gli altri, che stiamo mangiando senza problemi, il babà, il bignè alla crema, il cannolo allo zabaione o la crostatina con la crema e la fragolina, siano assolutamente non dannosi. Ultima, piccola nota, sempre di fisica. Le famigerate onde millimetriche, quelle che i famosi complottisti dicono che sono fermate dalla scritta “pinguino” in lettere minuscole sulle cover dei telefoni - cribbio, ma come fate a pensare a idiozia e di questo tipo, come? - sono le onde la cui lunghezza d’onda ricavata dalla frequenza e dalla velocità, che è pari a quella della luce, è di qualche millimetro. Le microonde, che come abbiamo detto, vanno da 250MHz a 300GHz hanno lunghezza d’onda che va da 10cm a 1mm circa. I contatti Tutte le informazioni per contattarmi, sostenere il podcast, compresi tutti i link di cui ho parlato in puntata li trovate su www.pilloledib.it Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare. Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e arriveranno contenuti esclusivi. Se volete, potete persino donare in bitcoin, il link a borsellino lo trovate sul sito Grazie a chi ha contribuito! Se volete una consulenza tecnica in campo informatico trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Il tip Il tip di questa puntata è una di quelle cose che vi cambia la vita, lavorando su un PC. Si chiama text expander e ha una funzionalità abbastanza banale, ma che se applicata per bene vi farà dire “wow!” Immaginate di dover scrivere spesso una frase o una serie di cose, sempre uguali, molto noiosa da scrivere o che spesso sbagliate. Normalmente, anche io facevo così, avete un file con il contenuto da scrivere, lo aprite, selezionate, copia e poi incolla. Bene, adesso immaginate di assegnare una scorciatoia a quella serie di parole, la scrivete e immediatamente viene sostituita con quella serie di parole. Qualche esempio. Scrivete :mail e il sistema scrive subito la vostra mail per esteso Oppure :indirizzo ed ecco il vostro indirizzo completo L’ultimo :ciao e compare la forma di saluti che usate più spesso a conclusione delle mail Ah, no, ancora uno, un modo banale per fare la e maiuscola accentata in Windows, che è sempre difficilissimo. Mettete nel file di configurazione che dopo aver scritto : E ‘ lui mette la E accentata maiuscola, carattere che potete prendere dalla mappa caratteri. Fine della tribolazione nei documenti importanti. Vi ho fatto venire l’acquolina in bocca? Bene. Vi annuncio che è gratuito e open source. E c’è per Windows, Linux e Mac.  Che aspettate? Correte ad installare subito Espanso, attualmente la miglior utility che io abbia mai provato per un PC (sempre dopo Alfred per Mac, ovviamente) Il file di configurazione è un file di testo, molto facile e intuitivo da compilare, si modifica con un editor di testo evoluto, quindi non con notepad, ma magari con notepad++ Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Sep 14, 2020
#156 – Il secondo fattore
10:44

Avere una password sicura è sano, avere l'autenticazione a due fattori è meglio, ma avere una chiavetta hardware per autenticarsi è ancora più sicuro. Ho comprato e sto usando una YbiKey e ne sono molto soddisfatto.

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 156 e io sono, come sempre, Francesco. Bentornati dalle vacanze! Anche io sono di nuovo davanti al microfono tutte le settimane, la puntata è disponibile il lunedì alle 4 del mattino. Ma potete ascoltare Pillole di bit anche più tardi, ovviamente. Per esempio mentre andate in ufficio e prendete l’auto, il bus o il treno alle 7:30, se la vostra app per podcast ha fatto il suo mestiere correttamente mentre voi dormivate ancora. Spesso mi dicono di essere un po’ pignolo e ompiscatrole su determinati argomenti. Secondo me si sbagliano, perché sono anche peggio. Uno di questi è la questione password e accessi. Nooo! Ancora una puntata sulle password! Ebbene sì, ma con una novità. Oggi parliamo anche di hardware e di un po’ di storia. L’hardware di cui vi parlerò l’ho potuto comprare con i fondi messi da parte con le vostre donazioni, quindi inizio con il ringraziare tutti quelli che hanno donato per sostenere il podcast. Grazie! C’è una novità anche lì, ma ne parliamo dopo. In questo mondo difficile e complesso abbiamo un milione di password da ricordare e, come vi ho raccontato nella puntata 154, è necessario un posto dove tenerle. Serve per forza, perché avere 50 password tutte diverse tra di loro comporta la completa impossibilità di ricordarsele tutte a memoria. Così ne ricordo solo una e le altre sono tutte lì dentro. Con i giusti plugin non è neanche necessario fare copia-incolla delle password, sarà il software installato nel browser o nel telefono a inserirle per noi. A un certo punto ci si è accorti che avere solo un utente e una password per proteggere un accesso non era abbastanza sicuro. Basta perdere la password, facendola finire in mano di altri, che il nostro accesso può essere violato. Brutta storia. A questo punto sono nate le autenticazioni a due fattori, delle quali ho parlato nella puntata 59, direi abbastanza datata. Per accedere ad un sistema siamo passati dal dover sapere qualcosa, la password, al dover possedere qualcosa, un sistema che ti permetta di inserire una seconda password, tipicamente un PIN di 6 o più cifre. Il secondo fattore si ottiene in modi diversi. Può essere mandato via SMS al numero di telefono registrato nell’account. Questo sistema non è molto sicuro, perché, purtroppo, è facile fare SIM hijacking e rubare il numero di telefono a qualcuno da attaccare, in modo che il messaggio non arrivi a lui, ma all’attaccante. Ho parlato di cosa può succedere nella puntata 109. Si potrebbe usare una di quelle chiavette fisiche, che, schiacciato un bottone, ti forniscono un codice. Poi però hanno bucato RSA e l’algoritmo della generazione dei numeri è diventato pubblico, così quelle chiavette sono sparite e chi le usava di più, le banche, ha passato tutto sull’app del telefono. Adesso, il sistema più usato è quello dell’app di autenticazione, il cui sistema, per l’utilizzatore finale, è abbastanza semplice. Mi registro con utente e password, poi, nelle opzioni del mio account attivo l’autenticazione a due fattori, il servizio mi propone un QRcode che io scansiono con la mia app per i codici. A questo punto l’app è sincronizzata con il servizio e mi genera un codice di 6 cifre ogni 30 secondi, quando devo accedere al servizio, metto l’utente, la password, poi apro l’app e metto il codice che vedo in quel momento, così da poter accedere. La cosa non è complessa, ma è scomoda. Per ovviare a questo, molti produttori hanno allentato un po’ la cosa e, per esempio, chiedono il codice dell’app solo al primo accesso su un PC sul quale non è mai stato fatto prima. Ci sono singoli provider che implementano il loro sistema personalizzato. Ad esempio con Google, se hai un telefono con il tuo utente all’interno ti chiede sul telefono se hai fatto accesso e basta mettere il PIN di sblocco del telefono, o accedere con l’impronta o con il viso e rispondere sì. Apple invece manda un pin su un altro dispositivo Apple che hai, non so cosa succede se ne hai solo uno, però. I servizi generici si appoggiano ad app che fanno questo. Io uso e sto dismettendo Google Authenticator, perché ha una piccolo problema: se perdi l’accesso al telefono dove hai l’app è un casino risalire a tutti i codici che attivano l’autenticazione a due fattori. Ovviamente se hai l’autenticazione a due fattori attiva e perdi l’app che genera i codici, la cosa potrebbe risultare problematica, perché disattivarla non è attività semplice, per fortuna. Da qualche tempo sto migrando i miei codici su un’altra app che ha alcune funzionalità molto interessanti. La prima è che è bloccata all'accesso, quindi per ottenere i codici di sblocco devo inserire un PIN o l'impronta digitale, un po’ di sicurezza extra, insomma. La seconda funzionalità è che si può fare backup dei codici che attivano la generazione dei token, in modo da non dover diventare matti se perdiamo il telefono dove sono tutte memorizzate. O se si rompe o se lo cancelliamo e non ci facciamo un salvataggio prima. Questa app è Authy ed è la perfetta compagna del password manager. A fare un po’ di ricorsione si può mettere il token dell’autenticazione a due fattori del password manager su Authy. Detto così sembra tutto difficilissimo, ma in effetti, accedere a un servizio con password e token, a conti fatti, è rapido. Accedo al sito Metto utente e password, magari recuperandole dal gestore Prendo il telefono Lo sblocco Apro Authy La sblocco Seleziono il servizio Metto il token Fatto, in meno di 30 secondi. E poi, dopo tutto questo, c’è l’uovo di colombo. La chiavetta per l’autenticazione. La chiavetta per l’autenticazione ti cambia il mondo degli accessi. Si compra su Amazon o altri shop di tecnologia, ha un prezzo che va dai 20 a 70€ e sostituisce in tutto e per tutto l’app che genera i codici. E’ supportata da una marea di software e applicazioni e funziona pressapoco così. Nella gestione dell’account aggiungi, come secondo fattore di autenticazione, la chiavetta Quando ti viene chiesto la infili nella porta USB Schiacci il bottone della chiavetta Questa viene registrata nell’account All’accesso, solitamente il primo fatto su un nuovo PC, viene chiesta la password e poi di inserire la chiavetta, si inserisce, si schiaccia il bottone ed ecco fatto l’accesso. Anche senza cellulare. Una chiavetta può essere usata per molti servizi, ad esempio io la uso per la mia cassaforte bitwarden per le password, i miei account Gmail e altri servizi. L’ho messa nel portachiavi delle chiavi dell’auto, così non posso scordarmela mai e vivo molto più tranquillo. Ho lasciato la possibilità di usare ancora l’app con il generatore dei codici perché nel caso in cui me la scordassi o la rompessi sarei tagliato fuori dai miei account. Alcune di queste chiavi sono NFC, quindi funzionano anche per sbloccare accessi ad app sul telefono, altre funzionano se collegate, con apposito adattatore al connettore dati del telefono stesso. Io uso una YubiKey 5 NFC, trovate il link sponsorizzato su amazon nelle note dell’episodio. Ma la chiavetta non fa solo queste cose, può fare una serie infinita di altre autenticazioni, con un po’ di sbattimento e configurazioni. Potete usarla, per esempio per autenticarvi sul vostro PC, Windows, Linux o Mac, è un po’ uno sbattimento, ma funziona, al pari di una smartcard. Non funziona se il PC è legato ad un dominio Active Directory. Sul sito di Yubi, ve lo lascio nelle note, trovate tutti i servizi con i quali è possibile associare la chiavetta. Per ogni servizio è indicato, passo passo come configurare il tutto, alcuni sono oggettivamente un po’ complessi e soprattutto è indicato quali chiavette del produttore sono compatibili con quel particolare servizio. Io la tengo nel portachiavi con le chiavi dell’auto, così sono certo di non scordarla da qualche parte, diciamo che mi ha cambiato la vita nella gestione delle autenticazioni. Non ho ancora migrato tutto perché alcune sono davvero, ma davvero complesse, anche per me.  I contatti Tutte le informazioni per contattarmi, sostenere il podcast, compresi tutti i link di cui ho parlato in puntata li trovate su www.pilloledib.it Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare. Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e arriveranno contenuti esclusivi. Se volete, potete persino donare in bitcoin, il link a borsellino lo trovate sul sito Grazie a chi ha contribuito! Ho appena speso 160€ per rinnovare Spreaker, mettetevi una mano sulla coscienza, o in tasca, o sul conto Paypal, grazie di cuore, davvero. Se volete una consulenza tecnica in campo informatico trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Il tip Ne ho parlato già in puntata, quindi ve la propongo qui: l’app authy è la manna dal cielo per la gestione dei codici per l’autenticazione a due fattori. Genera le password che cambiano regolarmente, dette TOTP, l’acronimo sta per Time based One Time Password, quindi password usabili una sola volta che cambiano nel tempo. Scansiona i QR code proposti dai vari servizi, registra gli account e vi permette l’accesso. L’apertura dell’app può essere bloccata con un PIN o con l’impronta e soprattutto permette il backup e la replica dei codici necessari ai vari account, in modo che se vi si rompe o vi rubano il telefono non dovete diventare matti a gestire l’autenticazione a due fattori senza il secondo fattore. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, come al solito il lunedì mattina. Ciao!
Sep 07, 2020
#155 – Twitter e social engineering
10:24

Hanno attaccato Twitter, lo hanno fatto per bene usando social engineering sia per attaccare, che per scatenare la truffa con i bitcoin. Questa puntata è per ricordare che si deve stare attenti a quel che si fa e si dice, sempre.

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 155 e io sono, come sempre, Francesco. La settimana scorsa, più precisamente il 15 luglio 2020, Twitter è stata attaccata in maniera piuttosto brutale. Alcuni degli account più famosi e seguiti, in seguito a questo attacco, hanno iniziato a twittare una cosa del tipo “mi sento buono, se mi mandi una quantità qualsiasi di bitcoin a questo indirizzo entro mezz’ora, te ne restituisco il doppio entro 24 ore” Questo attacco ha fruttato poco meno di 200.000 dollari in bitcoin su quel borsellino. Avrebbe potuto fruttarne molti di più, ma visto che la cosa è sembrata strana a tutti abbastanza in fretta, uno dei più importanti siti che gestisce borsellini bitcoin ha impedito il trasferimento di denaro a quello dei ladri. Questo evento mi ha fatto pensare che, più che descrivere cosa è successo, chi è stato coinvolto e quali sono le cose tecniche che sono state fatte, è importante capire cosa si deve fare per capire come non abboccare a una truffa del genere. In breve, a livello tecnico, i cattivi hanno avuto accesso ai sistemi di gestione degli account Twitter, hanno cambiato le mail di riferimento, hanno disattivato l’autenticazione a due fattori, hanno cambiato le password e li hanno usati per twittare. Agli utenti non sono arrivate notifiche perché la mail di destinazione delle notifiche è stata cambiata. Mi domando come possa succedere che cambi la mail e non parte una notifica di conferma a quella vecchia o una roba del genere. E’ anche vero che se cambi la mail perché hai perso la vecchia ci va un modo alternativo per la sostituzione. Quindi l’attacco è partito di sistemi interni di Twitter. Questa cosa è molto grave. Di alcuni di questi account, i cattivi, hanno avuto accesso anche ai DM e di altri hanno fatto l’export totale dei dati dell’account. Per informazioni molto più precise c’è il post sul blog di Twitter che spiega tutto per bene. Lo trovate come di consueto nelle note dell’episodio. Ma oggi ci poniamo due domande un po’ diverse. La prima: i cattivi come hanno fatto ad avere accesso ai sistemi interni di Twitter? La seconda: davvero esiste gente che cade nella truffa del mi dai subito X e ti restituisco con comodo X per 2? I cattivi, da quel che dice Twitter, hanno adescato alcuni dipendenti e con tecniche di Social Engineering sono riusciti a farsi dare gli accessi. Non sappiamo nulla di più. Il Social Engineering è una tecnica molto usata per accedere a sistemi informatici senza dover fare un attacco informatico dall’esterno. Questo tipo di attacco prevede che si agganci la vittima in qualche modo, di persona, con una mail, via chat, con una pennetta USB, ad esempio e la si convinca a fare qualcosa che permetta di carpire informazioni utili all’accesso. Detta così forse è un po’ complessa, faccio qualche esempio Immaginiamo che Mario sia dipendente di una grossa azienda e che, parlando con gli amici venga fuori che ha accesso a dati molto sensibili. Ne ha parlato al bar e quindi qualcuno ha sentito che Mario, che lavora alla Acme, ha accessi di un certo tipo. A quel qualcuno si accende una lampadina e inizia a pensare come sfruttare Mario. Potrebbe fermarlo per la strada, dicendo di essere un suo vecchio collega del quale Mario non si ricorda e, con faccia di tolla e molta affabilità lo invita a raccontargli cosa sia cambiato in azienda cercando di carpire da lui una serie di informazioni. Se si è tranquilli e a proprio agio, si dicono cose anche che non si dovrebbero dire, come ad esempio delle vecchie credenziali o una password così complessa che non la ricorderà nessuno, tranne il registratore in tasca di qualcuno. Oppure, ancora meglio, lo trova mentre fa smart working da starbucks e mentre parla, filma con una piccola videocamera quel che scrive al PC in modo da carpire utente e password della VPN Potrebbe mandargli una mail, falsificando il mittente, dove lo invita a cliccare su un certo link che attiva un malware che fa prendere il controllo del PC. Potrebbe chiamarlo in ufficio, facendo finta di essere il supporto tecnico, per farsi dare un accesso al PC aziendale per poi iniziare a scavare o a sfruttare le credenziali memorizzate Potrebbe, con l'aiuto di un complice, lasciare una chiavetta USB sulla sua scrivania con la scritta “urgente” o “strettamente confidenziale”. Chi non resiste alla scimmia di infilarla nel PC? Ottenuto l’accesso, il resto è un gioco da ragazzi. La seconda domanda, pare banale, ma non lo è. Cosa spinge una persona a dare dei soldi in cambio di una parola di uno sconosciuto che dice “ti rendo il doppio”? Le basi della truffa ci sono tutte: C’è la fretta, devi farlo entro mezz’ora, non hai il tempo di riflettere e devi farlo di impulso Prima tu versi il denaro, poi io pago. Certo. Sto comprando casa. All’atto si fa tutto insieme, io fornisco un assegno circolare al vecchio proprietario e in cambio ottengo le chiavi, di fronte alla banca e al notaio. Oppure, prendo una bottiglia di latte, pago alla cassa e vado via. O ancora, ordino da Amazon, un ente che conosco e del quale tutti si fidano, so che la roba arriva.  Poi c’è il modo di pagamento: il bitcoin, una moneta i suoi wallet sono anonimi e le transazioni, una volta confermate, non sono più annullabili. Se pago con carta di credito e poi mi accorgo che è una truffa, ho ottime possibilità che quei soldi tornino, con i bitcoin no. Si deve stare attenti, sempre a tutto e a tutti. In azienda non è un gioco, gli accessi sono personali, non vanno mai dati a nessuno, men che meno a parenti, urlati in piazza o forniti al supporto tecnico. Chi è il supporto tecnico? Li ho chiamati io? Perché mi stanno chiamando? Devo proprio dare accesso al PC a una persona che non conosco? Fatevele queste domande, sempre. E fate in modo che nessuna, nessuna, nessuna informazione aziendale esca tramite di voi.  Non dite le mail dei responsabili, potrebbero falsificarle e impersonarsi a loro. Non scrivete, mandate via mail o dite la vostra password a nessuno. Se in una mail di un fornitore c’è un link, prima di cliccarci su, chiamate il fornitore e chiedete il perché del link e dove vi dovrebbe portare Se un allegato ha una scritta enorme, non quella nella barretta gialla in alto, che dice “attiva le macro”, ecco, non fatelo, mai. Non inserite mai dispositivi nel PC, a meno che non siate certi della provenienza.  Le chiavette USB che trovate in giro guardatele come se fossero una cacca di cane molliccia e puzzolente. Non si toccano e si lasciano lì dove stanno. Tutte. Sempre. Le chiamate di assistenza tecnica devono originare da voi. Se un tecnico vi chiama e vi dice che si deve collegare al PC senza che voi abbiate chiesto nulla, nel 95% dei casi è una cosa che puzza, non fornite accesso, a rischio di risultare antipatici. Se è una persona che fa quel mestiere in azienda e lo conoscete, beh, lì non è un problema e se fate qualche domanda in più gli fate una piacevole sorpresa, un utente che sta attento alla sicurezza è un evento raro. Attenzione alle mail, anche se arrivano da persone conosciute, falsificare il mittente di una mail è facilissimo. Un occhio di riguardo a tutte quelle cose che “devi farlo entro 10 minuti”. Non siete chirurghi al pronto soccorso. Fermatevi e riflettete su quello che vi viene chiesto, come vi viene chiesto, domandatevi il perché e se non siete convinti, fate un doppio controllo, magari di persona. E’ un mondo difficile e se vi fregano, poi dovete anche andare davanti a un giudice a giustificarvi, non è roba banale. Chiudo con una cosa che io reputo banale, ma per molti, in effetti, non lo è. Nessuno, davvero, nessuno, vi regala soldi o telefoni o automobili o qualunque altra cosa. Se vi arriva una mail dove vi dicono che avete vinto un telefono o una ricca eredità e vi chiedono dei soldi in anticipo, magari con money transfer e non via banca, ma non fa differenza, oppure vi mandano a un sito dove fare accesso con le credenziali di qualche servizio noto, beh, è una truffa.  Sempre, eh? Non ogni tanto. Sempre. Nessuno regala cose o soldi, nessuno mai. I contatti Tutte le informazioni per contattarmi o sostenere il podcast li trovate su www.pilloledib.it Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare. Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e arriveranno contenuti esclusivi. Grazie a chi ha contribuito! Se volete una consulenza tecnica in campo informatico trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Il tip Oggi vi consiglio una serie TV disponibile su Amazon Prime Video, si chiama Upload e tratta un argomento piuttosto complesso, come rendere una vita immortale, quando il corpo muore, spostandola in un mondo virtuale dove può continuare a funzionare e comunicare con il mondo dei vivi. La serie è ben fatta, tocca argomenti tecnologici ed etici con gran qualità, il cast, a parte la bionda, è all’altezza. Ho solo trovato un po’ troppo invasivo il product placement. C’è ovunque, in qualunque scena. Sono 10 puntate da mezz’ora, si guarda in un fine settimana, con calma Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, che sarà, dopo una necessaria pausa estiva, a settembre. Grazie per avermi ascoltato e buone vacanze! Ciao!
Jul 27, 2020
#154 – Il password manager
11:57

Abbiamo tante password, troppe password. Per mantenerle al sicuro è necessario rispettare alcune semplici regole che ci impongono di scriverle da qualche parte, ma vanno scritte in un posto sicuro.

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia

Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 154 e io sono, come sempre, Francesco. Tutti, ormai, volenti o nolenti, abbiamo degli accessi a servizi digitali che prevedono utente e password e ogni tanto anche il secondo fattore di autenticazione, tipicamente un’app sul telefono. Siamo sommersi da password, una per ogni servizio, tutti ci dicono che vanno usate e tenute in modo sicuro. Vero, le password vanno gestite, vanno gestite bene e tenute segrete, perché se si dà in giro una propria password ci potrebbero essere ripercussioni anche gravi. Avete presente l’immane casino che è successo in Twitter? Pare sia nato tutto da una password in chiaro passata da un’app di messaggistica. Ma ne riparleremo in una prossima puntata. Dareste mai il PIN del bancomat ad un passante? No, perché con quello arriva direttamente sul conto corrente. E la password della mail? Quella forse è meno pericolosa. Sbagliato. Chiunque abbia accesso alla vostra mail potrebbe andare a leggere a quali servizi siete iscritti e, usando la mail stessa, potrebbe chiedere il reset di tutte le password per poter accedere indisturbato. La cosa inizia a far paura. Quindi, queste sono le regole delle password, che vengono per qualsiasi servizio e che devono essere rispettate in maniera maniacale. Le password devono essere lunghe, molto lunghe. Un attacco di forza bruta, per violare una password da 8 caratteri ci mette poche ore, per violarne una da 20 ci mette svariati anni. Ok, allora iniziate a creare password lunghe, non per forza con simboli, numeri maiuscole o minuscole. Lunghe. Magari 3 o 4 parole che non hanno senso tra di loro. PQ45!nhu1$ non è una buona password stradagreenscoziatelefono è una buona password, anche se è tutta minuscola. Bene, primo punto: password lunghe Andiamo avanti, le password devono essere diverse per ogni sito e servizio che usate. Tutte diverse. Questo perché capita, sempre più spesso, che qualcuno perda interi DB di password. e se nel DB c’è il vostro username con la relativa password, che usate anche in altri servizi, la prima cosa che qualcuno fa è tentare l’accesso. E lo fanno, oh, se lo fanno.  Qualche tempo fa stavo guardando un film sul divano e mi è arrivata la notifica dell’autenticazione a due fattori dell’account di Steam. Ci hanno provato. E ci sono quasi riusciti. Hanno usato una password trafugata da qualche sito e l’hanno provata sull account di Steam, il sistema a due fattori, per far accedere, ha mandato a me il SMS per la conferma. Secondo e terzo punto: password diverse per ogni servizio e attivazione dell’autenticazione a due fattori. Le password, ogni tanto, vanno cambiate, gli esperti dicono che se non c’è stata violazione non è necessario, ma se avete anche solo il dubbio che qualcuno abbia visto la tastiera mentre la scrivevate, beh, cambiatela quando non vi vede più. Quarto punto: le password vanno cambiate. Quando vi chiedono le domande di sicurezza, c’è un solo modo per gestire la cosa. Prendete delle domande a caso e mettete delle risposte completamente fuori contesto, segnatevi domande e risposte. Per esempio, se la domanda è “qual è il nome del tuo primo cane?” come risposta NON (nello scrpit è maiuscolo e grassetto) mettete il nome del primo cane, ma mettete una cosa che non c’entra niente, come ad esempio “Autunno” oppure “chettenefrega”. Se qualcuno vuole accedere al vostro account, potrebbe cercare di passare dalle domande, se vi conosce, ma se avete messo risposte incongruenti è tutto più difficile. Segnatevele, ovviamente. E, perdio, smettete di rispondere ai quiz che escono sui social chiedendovi tutte quelle cose personali per dirvi che siete svegli empatici e floreali. Sono enormi database per attaccare le domande di recupero password. Ok, Smettetela. Anche di condividerli. Quinto: rispondere fesserie alle domande di recupero e segnarsi le fesserie Ok, adesso siamo arrivati al punto che abbiamo decine e decine di password, tutte diverse, con anche delle domande strampalate da ricordare. Ce le dobbiamo segnare. Dove? Iniziamo da dove non va affatto bene. Ma proprio no. Un foglio scritto vicino al monitor o sotto la tastiera. NO. Un file di testo chiamato password, sul desktop o in qualunque altra cartella del PC. NO. Un file di testo con un nome strano dentro il quale scrivete la parola password, in qualunque cartella del PC. NO. Un qualunque documento che sia di testo, Word, Excel o altro che faccio doppio click e lo apro. Che sia sul PC o in un servizio cloud. NO. E allora, dove me le devo scrivere? Ovviamente nell’unico posto sicuro dove si possano scrivere: in un password manager. Un password manager è un software che permette di gestire l’archivio delle proprie password in modo strutturato, funzionale e sicuro. Partiamo dalla sicurezza. Create l’archivio e impostate la password principale, bella lunga e robusta, una password che non serve che vi segniate da nessuna parte, ve la dovete ricordare. Senza quella password tutto quello che mettete all’interno del database protetto non potrà mai più essere aperto da nessuno. Iniziate a inserire dentro tutte le vostre credenziali di accesso con utente, password e sito di riferimento. Tutto quello che mettete lì dentro sarà protetto dalla password principale. Questo file con tutte le password è talmente sicuro che potete anche usare qualche servizio cloud, per averlo sempre disponibile.  Ci sono anche dei servizi cloud che fanno solo questo, i password manager. A questo punto esistono delle funzionalità comodissime che permettono, una volta autenticati nell’applicazione del password manager di inserire le credenziali automaticamente nei siti web che usate o nelle app sullo smartphone. Su smartphone si possono anche sbloccare con l’impronta. Sicuro e comodo da usare. Un’altra caratteristica importante dei password manager è che le password le generano loro e non è necessario che voi le conosciate, le inseriranno sempre loro per voi e quindi saperle non è necessario. Con il password manager diventa tutto più facile, archivio sicuro, una sola password da ricordare, password tutte diverse. Quindi, secondo me, non ci sono scuse per non usare un password manager, proprio nessuna. Se non ce l’avete, appena finito l’ascolto di questa puntata, prima però arrivate davanti a un PC, non fatelo in auto o in bicicletta, fermatevi e scegliete un password manager. Avere un password manager è anche comodo in caso di eventi gravi come la vostra morte. Succede a tutti, eh? E alla propria dipartita resteranno decine e decine di account da smantellare, come si fa? Una busta chiusa, sigillata e firmata sui lembi con le istruzioni per accedere al password manager e la relativa password. Questa busta la consegnate a una persona della quale vi fidate ciecamente e ogni tanto gli chiedete di farvela vedere ancora chiusa e sigillata. Succede l’irreparabile e questa persona potrà accedere ai vostri account per chiuderli senza lasciarli vagare in eterno o senza dover fare lunghe procedure burocratiche per farvi fare il reset dai vari servizi Quale password manager scegliere? Mica facile, ce ne sono una moltitudine in giro. Il più facile, che lavora completamente offline, per averlo sul telefono dovete passare da Dropbox o da Google Drive, è gratis e open source è Keepass. Ci sono client per ogni piattaforma ed è tutto sommato facile da usare e gestire. Un altro, open source, ma tutto online, sui loro server o, se si è abbastanza smanettoni su un proprio server virtuale, è BitWarden, è gratis, per funzionalità extra costa 10 dollari all’anno Una terza alternativa, più strutturata e proprietaria, ma dotata di ottime funzionalità è 1password. Ha sia il piano famiglia che quello personale e ha tariffe a partire da 3 dollari al mese. Fatelo per voi e fatelo subito, se non usate un password manager, iniziate ad usarlo. I contatti Tutte le informazioni per contattarmi o sostenere il podcast li trovate su www.pilloledib.it Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare. Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e arriveranno contenuti esclusivi. Grazie a chi ha contribuito! Se volete una consulenza tecnica in campo informatico trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenze e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor Ho accorciato la noia dei contatti e del supporto, ci ho messo solo 153 puntate... Il tip Esiste anche in podcast, ma oggi vi consiglio una newsletter, sempre a tema digitale, anzi, molto orientata alla sicurezza. Carola Frediani invia la newsletter Guerre di Rete tutte le domeniche, sempre contenuti interessanti, scritta molto bene, quasi un giallo, dove a volte il colpevole la fa franca, ma sono tutti fatti reali. E’ abbastanza lunga e se non volete o avete tempo di leggere, da qualche settimana c’è anche un podcast. E’ estate, quindi adesso è in pausa, ma al link che vi lascio nelle note ci sono tutti i 150 e passa invii fatti, da leggere, magari comodamente sdraiati sotto l’ombrellone Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata. Grazie per avermi ascoltato! Ciao!
Jul 20, 2020
#153 – La tecnologia in vacanza
15:54

E' periodo di vacanze ed è periodo di portarsi dietro parte della tecnologia che usiamo e che ci potrebbe tornare comoda in vacanza. Ho cercato di fare un riassunto di quel che potrebbe servire per non arrivare in hotel e scoprire che il telefono è pieno.

Questi sono i dispositivi e servizi di cui ho parlato, se sono su Amazon sono sponsorizzati

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Telegram (o anche solo il canale dedicato solo ai commenti delle puntate) - Twitter (ma lo userò sempre di meno) - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Come? - Con una donazione singola con Satispay - Con una donazione singola con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione ricorrente con Stripe (anche con Apple Pay o Google Pay) - Con una donazione singola o ricorrente con Paypal - Con un acquisto sponsorizzato su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno sei servizi di Ehiweb con il mio link sponsorizzato Se hai donato più di 5€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget!

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 153 e io sono, come sempre, Francesco. Inizio luglio. Caldo Tempo di vacanze. Sorge il problema, di noi patiti di tecnologia, di cosa ci dobbiamo portare in vacanza senza dover fare spese folli nei luoghi di mare o montagna per comprare le batterie o altri oggetti tecnologici che presi con calma potrebbero costare poco. La prima cosa importante o, meglio, fondamentale, è avere modo di ricaricare tutto quello che è a batteria. Per fare questo servono le prese di corrente e, purtroppo, troppo spesso nei luoghi di villeggiatura latitano oppure sono in posti davvero scomodi. Se cambiare nazione assicuratevi di avere un adattatore per le prese di corrente all’estero, ce ne sono di banali con un solo formato, oppure quelli che hanno le levette ed estraggono tutte le possibili configurazioni per tutto il mondo. All’adattatore o alla presa a muro è necessario collegare una ciabatta, perché la sera, tornati in camera, ci saranno un po’ di cose da mettere sotto carica, visto che le avremo usate durante il giorno. Prendetela con ricchezza di cavo, non sapete dove potete trovare una presa libera da usare allo scopo. Faccio un elenco, sicuramente non esaustivo. Un telefono a testa, in caso di una coppia due, se avete figli, un po’ di più Uno o due battery pack che saranno stati usati durante la giornata. La macchina fotografica. Il gimbal, se fate video stabili con il telefono. Questo se non lo avete, secondo me dovreste valutarlo. Lo smart watch, per chi lo usa Il tracker GPS, se vi piace sapere dove siete andati e non volete scaricare la batteria del telefono La saponetta WiFi 3G, se siete all’estero e la usate per condividere la connessione con tutti i vostri dispositivi usando una SIM locale. Siamo arrivati a quasi 10 dispositivi. Non male, dai. Ma per caricarli servono i carica batteria, a parte casi particolari, come le batterie delle macchine fotografiche, tutti i dispositivi si ricaricano con degli alimentatori USB e i relativi cavi micro USB, USB-C o lightning. Portarne uno per dispositivo potrebbe essere un po’ dispersivo, vendono quelli che hanno fino a 8 porte USB, una sola presa a muro e 8 porte USB non sono male. Se avete dispositivi con la ricarica ad alta velocità dovete portarvi un alimentatore adatto. Passiamo ai cavetti. Io ho un sacchetto con degli elastici dove ho ordinati un po’ di cavetti di tipo diverso. Ho un cavo normale da 1m e uno lungo da 3m per ogni tipo di connettore che mi serve, ne ho di più se ho più dispositivi con il microUSB. Quelli che normalmente servono sono, come già detto, microUSB, USB-C e Lighting, quest’ultimo solo per apple. Da non dimenticare i cavetti strani e proprietari dei vari dispositivi, tipo, per chi ce l’ha, il vecchio Pebble o il piccolo pad magnetico per l'apple watch o qualunque altro dispositivo strano. Attenti a non perderli o romperli, senza il cavetto di ricarica, qualunque dispositivo diventa inutilizzabile e si trasforma in uno stiloso e caro fermacarte. Quando siete in giro assicuratevi di avere uno o due battery pack con i relativi cavetti, vi consiglio di non portarvi quelli che usate in albergo, ma un kit diverso, che se lo perdete andando in giro poi diventa un problema. Magari sull’isola sperduta del pacifico, ordinare su Amazon non è una grande idea. Prendete un battery pack da almeno 10.000 mAh e che si ricarichi con la microUSB, non con il suo alimentatore specifico che viene perso entro la terza ricarica. Gli shop degli alberghi o dei villaggi solitamente hanno i cavetti a tre o quattro volte il prezzo normale. Finiti cavi e ricarica passiamo ai dispositivi. Se siete all’estero e non potete o volete fare a mano della connettività, è cosa furba prendere una SIM del posto, io l’ho fatto ovunque sia stato, persino in Madagascar. Per usarla in modo comodo si può comprare una cosiddetta saponetta, che ha lo slot per la SIM e diffonde una rete WiFi, disattivate i dati dei telefoni e vi collegate a quella rete WiFi. In alcuni casi la SIM si può ordinare prima e ve la spediscono a casa, in altri casi la si può comprare alle macchinette in aeroporto agli arrivi oppure in uno dei negozi dei vari operatori in giro per le città.  In alcuni casi potrebbero chiedervi il documento. Se vi informate prima sulle tariffe e la copertura è meglio, ovviamente. In certi, anzi nella maggior parte dei casi potrebbe essere necessario accedere all’interfaccia web di gestione per configurare la connessione, studiatevi come si fa prima di partire, così saprete configurarla subito senza perdere tempo in vacanza. Se avete un vecchio telefono che volete usare per fare tethering è la stessa cosa, solo che la batteria durerà un po’ di meno. Se invece usate le WiFi dei locali, ricordatevi che ogni WiFi alla quale ci si può collegare senza password è una wifi non sicura, che espone tutto il traffico che ci fate passare attraverso. Non intendo la password che vi compare sul portale che si apre dopo essersi connessi, intendo la password che vi chiede il dispositivo quando scegliere la WiFi. Questa mancata sicurezza si risolve con un contratto con una VPN, come vi ho parlato qualche puntata fa, per esempio AirVPN. Vi collegate alla WiFi, attivate AirVPN e siete sicuri che il vostro traffico è al sicuro da occhi indiscreti. Ci sono contratti anche per periodo brevi, da usare solo in vacanza. Attenzione che in certi Paesi l’utilizzo delle VPN è vietato e perseguito, attenti. Se fate molte foto e video con il telefono, potreste arrivare in fretta a riempirlo, bloccandolo quasi completamente. In più, se al decimo giorno di vacanza, con le vostre mille fotografie, ve lo rubano o lo perdete, le foto sono perse per sempre. La soluzione più facile è quella di avere un servizio cloud, io uso Google Foto, con il quale sincronizzare le foto una volta tornati in albergo. In alternativa vendono delle chiavette specifiche per gli smartphone che permettono di riversare le foto per poi poterle copiare sul computer a casa a fine vacanza. Inutile dire che quella chiavetta non va persa. Se siete maniaci, potete usare entrambi i sistemi e avere doppia copia di tutte le foto e i video. Per chi è appassionato di video e ha poi voglia di passare decine e decine di ore, tornato a casa, per montarli e farci il video da pubblicare su youtube, noi vecchi lo masterizzavamo su DVD per portarlo a casa degli annoiatissimi amici, vi consiglio un Gimbal. E’ un manico per il telefono che vi permette di fare video, timelapse, hyperlapse che gestisce il movimento su più assi, annulla l’ondeggiamento dalla camminata e rende tutto incredibilmente più stabile. Io ne ho, anzi, è di mia moglie, uno vecchio di DJI che è davvero uno spettacolo. Attenzione: usare il gimbal consuma in modo allucinante la batteria dello smartphone. Se invece siete fotografi che amano portarsi la reflex e i quindici chili di accessori e lenti, sapete già cosa vi dovete portare dietro, anzi, addosso. Quello che posso consigliare è qualche scheda di memoria in più e un piccolo portatile, in modo da scaricare le foto fatte da qualche altra parte. Io ho il ricordo di un viaggio a Venezia con le calle di sera vuote, con la nebbiolina, bellissime. E le foto le ha il maledetto che mi ha rubato la reflex il mattino dopo sull’autobus da Mestre. Inutile che vi consigli lenti e accessori, ma secondo me procurarsi un filtro polarizzatore è un ottimo acquisto per ogni posto dove vogliate andare. Io uso una cinghia che si attacca alla piastra del cavalletto, che mi permette di non avere la macchina appesa al collo, sembra poca roba, ma a fine giornata il collo ringrazierà. Esistono anche delle clip che si attaccano alla cintura o allo spallaccio dello zaino, sono davvero molto comode. Una nota per chi pensa “eh, ma sei in vacanza, perché non lasci il telefono in albergo?”. Perché con il telefono ci sono le mappe, e si possono fare preventivamente, personalizzate su Google Maps con i vostri punti di interessa. Perché con il telefono si possono fare pagamenti in tutta sicurezza. Perché in molte città con l’app apposita si usano i mezzi pubblici. Perché è il modo più leggero di fare foto e geolocalizzarle senza doverci pensare troppo. Perché vi permette di chiamare il 112 in caso di emergenza. Perché condividere e tenere i contatti con amici e parenti è bello, perché non farlo quando si è in vacanza? Spero di essere stato chiaro. Altri gingilli da portarsi in vacanza? Sono qui per questo! Ci sono i gps tracker che permettono di registrare dove siete stati con una precisione più alta di quel che fa Google con lo smartphone se abilitata la memorizzazione delle posizioni. Se volete fare il backup della memoria SD direttamente su un disco USB, senza dover portare il PC in vacanza ci sono dei dispositivi che lo fanno praticamente in automatico. Avere copia delle proprie foto è sempre una buona idea! Provatelo a casa prima di partire, è sempre meglio essere in vacanza e non dover studiare il manuale di un nuovo dispositivo. Portatevi qualche scheda di memoria aggiuntiva per la macchina fotografica, se una si rompe o si riempie vi salverà la vacanza. Sempre per la macchina fotografica cercate di avere almeno due batterie, per non perdere l’attimo durante una giornata piena di fotografie. Portarsi un piccolo cavalleto per foto serali o notturne è sempre una buona idea, deve reggere il peso della macchina fotografica o avere la pinza per il telefono. Il gimbal per lo smartphone lo sostituisce egregiamente. Se avete bisogno di un punto luce notturno in camera, camper o in tenda, vendono delle chiavette USB che hanno un piccolo led in cima e non fanno altro. La collegate a un alimentatore USB o a un battery pack e avete la lucina notturna. Ultimo, ma non perché non importante: un condom USB. In giro siamo sempre disperatamente alla ricerca di energia da inserire nei nostri telefoni che si scaricano. Adesso iniziano a comparire nei luoghi pubblici le porte USB per la ricarica. Il problema è che nessuno sa cosa c’è collegato a quella porta e tutti sanno che avere accesso fisico, cioè avere un dispositivo al quale collegare un cavetto, è il miglior modo di attaccarlo. La USB ha 4 connessioni. i 5 Volt la massa due cavi di dati Se io potessi usare solo i due cavetti della tensione, isolerei ogni tentativo di attacco. Ecco, il condom USB fa questo. Voi lo infilate nella presa USB all’aeroporto e a questo collegate il vostro cavetto. Al telefono arriva solo la tensione necessaria per la ricarica e nessuno riuscirà a collegarsi con la parte dati al telefono. Chiudo con una cosa fondamentale. Andare in vacanza porta a essere più rilassati e a tratti più distratti. Quindi si alza la possibilità che perdiate o vi rubino i dispositivi, la cosa è antipatica e fa arrabbiare, ma voi, fatelo per la vostra sicurezza anche futura, fate in modo che ogni dispositivo sia bloccato con un PIN o una password, non lasciate nulla sprotetto che una persona qualsiasi possa prenderlo e vedere cosa contiene. I contatti Tutti i contatti, i link e le informazioni su questo podcast li trovate sul sito www.pilloledib.it, il link diretto alla puntata è www.pilloledib.it/podcast/xxx   Potete contattarmi in un sacco di modi diversi: l’account twitter @pilloledibit o @cesco_78 la mail pilloledibit@gmail.com il gruppo telegram www.pilloledib.it/telegram     Il form sul sito Rispondo a tutti e sono attivo nel gruppo di discussione Se volete partecipare attivamente al podcast, trovate sul sito i link per le donazioni, ci sono molte piattaforme e modalità, scegliete quella che vi piace di più. 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Jul 13, 2020
#152 – Le cuffie
19:24

Ne ho troppe, ma almeno vi posso raccontare le caratteristiche di tutte le principali, sia in tipo di connessione che in forma e dimensione. Non fate come me e compratene solo una

  • La puntata 16 sugli altopralanti
  • Le cuffie Sony WH-800 (sono vecchie, ci sono modelli più aggiornati
  • Le Bose QC (quelle che ho io non esistono più)
  • Auricolari Aukey
  • Airpods

(i link sono sponsorizzati)

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 152 e io sono, come sempre, Francesco. Io ho una malattia, anzi, forse più di una, ma quella di cui vi parlerò in questa puntata è l’acquisto compulsivo di cuffie. A casa ho cuffie di ogni genere e specie, da attaccare con ogni modalità a qualsiasi dispositivo. Ho pensato quindi di fare questa puntata durante la quale, sperando di non attaccarvi la malattia, vi racconto le differenze tecnologiche e di funzionamento, così che se siete indecisi su quali prendere avete qualche parametro in più per ponderare la vostra scelta. Vi esorto a non fare come me. Le cuffie per ascoltare la musica e le telefonate possono essere divise in più categorie, in base alla forma e al tipo di connessione. Partiamo dalla connessione. Sul mercato potete trovare cuffie sostanzialmente di tre tipi diversi. La cuffia analogica con il filo che ha il jack e si inserisce nell’apposito connettore. Questa cuffia esiste da sempre, quando andavo a casa della nonna c’erano queste cuffie con il connettore grande che si inserivano nel giradischi In questo caso l'elaborazione dell’audio, che ormai è tutta completamente digitale, vinili a parte, viene fatta dal dispositivo di riproduzione, l’audio viene amplificato per essere inviato alle cuffie e viene trasmesso con una segnale analogico sul cavo, da qui arriva alle cuffie che lo fanno sentire nelle orecchie. Se il jack ha 3 sezioni divise da due cerchi colorati, sono cuffie stereo, se le sezioni sono 4 allora c’è anche il microfono. Queste cuffie funzionano su ogni dispositivo che ha il jack per l’uscita cuffie. Quelle vecchissime e quelle nuovissime, lo standard è sempre quello, al massimo vi serve un adattatore per passare dal jack grande a quello piccolo. La cuffia, sempre con il filo, ma digitale, può essere USB. Se collegata al PC, questo la vede come una scheda audio aggiuntiva e come tale la tratta. Solitamente la porta USB la alimenta, quindi non ha bisogno di pile. Il PC manderà al chip interno delle cuffie le tracce audio in digitale e questo provvederà a elaborarlo, convertirlo in analogico, amplificarlo e mandarlo ai diffusori. Per far funzionare queste cuffie è necessario un PC con un driver, quindi non funzioneranno sul vecchio giradischi della nonna, anche perché inserire una USB in un jack audio è parecchio difficile. Le cuffie degli iphone, che si collegano al telefono con la connessione lightning, funzionano pressappoco nello stesso modo, il telefono fornisce il segnale in digitale e nelle cuffie c’è un chip con un amplificatore che converte in analogico, amplifica e manda agli auricolari. Il terzo metodo perde il filo, aggiunge le batterie ricaricabili e si collega al dispositivo tramite bluetooth. E’ ovvio che la sorgente della musica deve avere il bluetooth, come un PC o un telefono. Una volta fatto il pairing, cioè collegate le cuffie al dispositivo, queste, quando verranno accese, si collegheranno al dispositivo in pochi secondi e saranno pronte. Le cuffie bluetooth hanno alcune caratteristiche alle quali fare attenzione quando le si sceglie. La prima è sicuramente la durata della batteria. Ovvio che più la cuffia è piccola e leggera, meno durerà, perché la batteria è più piccola. La seconda, se avete più dispositivi, è quanti dispositivi in contemporanea può gestire. Le cuffie standard si possono abbinare a più dispositivi, ma quello attivo è solo uno per volta. Ad esempio io giro, mio malgrado, con due telefoni, quello privato e quello del lavoro. Posso abbinare lo stesso paio di cuffie ai due dispositivi, ma lui sarà connesso a solo uno per volta. Se lo abbino a quello del lavoro e mi chiamano su quello personale, per fare una chiamata con le cuffie devo andare nelle impostazioni del telefono e forzare la connessione, che disconnetterà l’altro telefono. Un bel casino. Ci sono alcune cuffie che invece gestiscono due dispositivi insieme, sembra magia, ma è realtà. Ascolto la musica con spotify dal telefono personale, mi arriva una chiamata sul telefono del lavoro, la musica viene messa in pausa e posso fare la conversazione sul telefono del lavoro. Al termine, la musica ripartirà. Lo fanno le cuffie da 20€, ma non lo fanno gli airpod, le powerbeats e il bluetooth della FIAT da 15 mila €, questa cosa non la capisco affatto. Ci sono alcune cuffie che sono sia bluetooth, che con il filo. Ho un paio di Sony WH-800, vi metto tutti i link nelle note, come sempre, che funzionano alla grande con entrambi i sistemi. La batteria viene consumata solo se collegate in bluetooth. Ancora una nota. La qualità dell’audio del microfono via bluetooth viene tagliata normalmente in frequenza, quindi se faccio una conversazione, che sia telefonica o con uno dei sistemi di meeting, usando le cuffie bluetooth, l’interlocutore mi sentirà peggio, rispetto alle cuffie con il filo. Cosa vuol dire tagliare in frequenza? Piccola digressione di audio e fisica. Il suono si diffonde nell’aria con delle onde ad una certa frequenza,la nota LA, ad esempio è un’onda a 440Hz. Il nostro orecchio sente da 20Hz fino a una frequenza massima di circa 20kHz, invecchiando il massimo si abbassa a circa 16kHz Tutta la musica prodotta, normalmente sta all’interno di questo range, perché se no sarebbe inutile emetterla, nessuno la sentirebbe. Quando parliamo emettiamo delle onde a varie frequenze, fin qui spero sia tutto facile. Sono stati fatti degli studi e si è capito che per lasciare intellegibile la parola, basta mantenere le frequenze fino a 4kHz, a seguito di questi studi, per risparmiare, all’epoca la banda costava cara ed era difficile da trasmettere, tutti i telefoni analogici trasmettevano sui fili di rame le comunicazioni tagliate a 4kHz, quindi se parlando fosse uscita qualche lettera un po’ più acuta, questa non sarebbe passata. Si capisce quel che si dice, ma si perde buona parte del suono di contorno. Piccola nota: le ADSL hanno il filtro perché il traffico dati viene messo sullo stesso filo di quello telefonico, ma su frequenze più alte, il filtro divide la parte voce dalla parte dati. Tornando a noi, i microfoni bluetooth rispettano lo standard telefonico di anni e anni fa, con chiamate che ormai non hanno più questi limiti, soprattutto se sono videoconference, usare il microfono bluetooth abbassa la qualità audio di chi parla. Chiusa la parentesi di fisica. Tra le cuffie bluetooth ci sono alcune distinzioni da fare, perché le cose lineari e facili nella tecnologia non piacciono a nessuno. la cuffia ad archetto è facile, ha un ricevitore, un amplificatore stereo e i due diffusori. Le cuffie che hanno il filo che passa dietro alla nuca invece dell’archetto hanno più o meno la stessa tecnologia, visto che è tutto più piccolo, la batteria potrebbe durare qualche ora in meno. Poi ci son le cuffie che stanno in una scatolina, le aprite, le mettete all’orecchio, una o entrambe e le usate. Queste sono diverse. In tutti i casi avete a che fare con tre batterie, una nella scatolina e una in ogni auricolare e due amplificatori. La batteria nella scatolina ricarica le minuscole batterie negli auricolari, questi si estraggono, si usano e quando vengono riposti la microbatteria viene ricaricata. Le più vecchie hanno uno dei due auricolari che è il master, lui si collega al dispositivo e poi manda la musica al secondario. Le ultime, dette true wireless, hanno un ricevitore bluetooth in ogni auricolare, questi sono quindi indipendenti e possono essere usati uno, l’altro o entrambi. Queste cuffie hanno un vantaggio bestiale rispetto a tutte le altre: non si deve gestire l’accensione. Apro la scatolina, le indosso e sono collegate. Le altre, se non hanno il bluetooth attivo, vanno prima accese e magari non si fa in tempo a rispondere ad una chiamata. Il secondo dettaglio invece è un problema. Queste piccole batterie risentono della vecchiaia, cioè dei cicli di carica e scarica, molto in fretta e soprattutto, se si usa spesso l’auricolare destro, ad esempio, per le lunghe telefonate, in breve si arriverà che la durata della batteria di quell’auricolare sarà inferiore al sinistro, cosa assai antipatica quando si deve ascoltare musica. Ultima cosa: le cuffie bluetooth sono senza fili e trasmettono onde radio. Se ascoltate la musica in aereo è bene che vi portiate un paio di cuffie con il filo, l’utilizzo di quelle bluetooth potrebbe essere vietato. In ultimo, è necessario comprenderle in questo elenco, ci sono cuffie che sono senza fili, ma non sono bluetooth, ad esempio le cuffie che si collegano alla TV e che permettono di ascoltarne l’audio senza fili sono in radiofrequenza con protocolli proprietari, se ne avete di vecchie, alcune possono essere ancora in infrarosso. Chiuso il capitolo del metodo di comunicazione, passiamo alle dimensioni, ma torniamo prima a parlare di fisica, non sono un fisico, perdonatemi per eventuali strafalcioni. Abbiamo detto che la musica ha un range dinamico che fa da 20Hz a 20kHz, più la frequenza è bassa, più noi percepiamo un suono basso, più è alta, più un suono acuto. Le frequenze da emettere nell’aria, arrivano in formato elettrico e poi vanno convertite in vibrazione dell’aria. Questa cosa si fa con gli altoparlanti, ne ho parlato nel lontanissimo episodio 16. Una membrana vibra ad una certa frequenza e questa viene emessa in aria in modo che arrivi al nostro timpano. A seconda della frequenza, questa membrana deve essere di una certa dimensione, per le frequenze basse deve essere grande, per quelle alte deve essere piccola, anche perché se è troppo grande, la sua inerzia non le permetterebbe di vibrare alla giusta velocità. Nelle casse altoparlanti a casa, questa cosa si fa con i woofer per i bassi, i tweeter per gli altii e il midrange per il resto delle frequenze. Il problema è che parliamo di diametri in decine di centimetri, come si fa per le cuffie che sono qualche millimetro? Ci si adatta. Per questo esistono diversi tipi di cuffia di diversi diametri. Il concetto è uno e non può cambiare: la musica migliore si sente con le cuffie più grandi. E’ la fisica e non si scappa. Quelle con il diametro maggiore sono definite over ear e coprono completamente l’orecchio appoggiandosi su quel che c’è intorno all’orecchio. Più piccole e un po’ più portabili ci sono le on ear, che si appoggiano sul padiglione Poi ci sono gli auricolari, che si inseriscono nel padiglione, ma non tappano il condotto uditivo Per concludere ci sono le cuffie in ear che si infilano nel condotto uditivo e lo isolano fisicamente dall’esterno con un gommino. Finità così? assolutamente no. Tralascio tutta la parte di post elaborazione del suono, che in certe cuffie fanno in modo che si possa sentire come se si fosse al cinema, con una specie di magia, ma mi soffermo su una cosa diventata ormai fondamentale: la riduzione del rumore. Esistono cuffie da ormai più di 10 anni che permettono di ascoltare annullando o quasi i rumori dall’esterno. Per fare questo le cuffie devono avere una batteria, anche se hanno il filo. Il sistema funziona pressapoco così, sempre roba di fisica, abbiate pazienza. Partiamo dalla nota LA di cui parlavamo prima, 440Hz, un’onda sinusoidale con una certa ampiezza. Questa onda arriva al nostro orecchio che la traduce e ci fa sentire il suono. Se adesso emettiamo la stessa nota, con la stessa frequenza e la stessa ampiezza, con la forma d’onda invertita, cioè quando l’onda originale è al massimo positivo, quella che emetttiamo noi è al massimo negativo, succede una cosa strana. Cosa? Succede che la prima onda è annullata dalla seconda e non si sentirà nulla. Questo accede solo se l’onda invertita è in perfetto sincrono con quella da annullare, capirete che tecnologicamente ci è voluto parecchio studio. Queste cuffie hanno un microfono che sente quel che c’è fuori e lo replica, all’interno della cuffia, invertito. Questo annulla i rumori esterni. Sulla metro, in treno, anche in aereo. Anche in ufficio se c’è un open space molto rumoroso. Basta accendere le cuffie indossarle e come per magia si viene catapultati nel mondo del silenzio. Questa cosa funziona con le cuffie che coprono l’orecchio e con le cuffie in-ear, se l’orecchio non è isolato dal mondo esterno non può funzionare. Alcune di queste cuffie hanno un bottone che inverte nuovamente la forma d’onda e le rende di fatto trasparenti, replicando quel che sentono fuori nell’orecchio, un po’ come fa un dispositivo per chi ha la funzionalità dell’orecchio ridotta. La rimozione del rumore non è attiva su frequenze alte, così ci possono sentire ancora le sirene dei mezzi di emergenza, i bambini che piangono, il clacson delle auto e altre cose a frequenze elevate. Resta sempre il fatto che se si guida un qualunque mezzo le cuffie non vanno usate. Esistono anche le cuffie a conduzione ossea, ma non le ho mai provate e vorrei evitare di dire fesserie, quindi se mi capiterà di provarle potrei fare una puntata aggiuntiva. I contatti Tutte le informazioni per contattarmi o partecipare al gruppo degli ascoltatori Telegram del podcast le trovate sul sito www.pilloledib.it (col punto prima dell’it). Nel gruppo telegram si chiacchiera di argomenti tecnici, ogni tanto ci si aiuta e spesso, dalle domande, ho tirato fuori delle puntate interessanti. Le note di questa puntata sono al link diretto www.pilloledib.it/podcast/152    Realizzare e distribuire un podcast, al quale tutti possono accedere gratuitamente, ha dei costi. L’attrezzatura, il software, il dominio, il servizio di streaming e così via. Se vi va di partecipare alla realizzazione in modo prettamente economico, sul sito trovate i link per i vari metodi di pagamento, che sono Paypal e Satispay, se donate più di 5€, compilate anche il form con i vostri dati e vi spedisco gli adesivi a casa. Se donate meno di 3€, se possibile preferite Satispay, PayPal prende un’enormità di commissioni su cifre piccole. Se vi abbonate con almeno 5€ al mese vi mando la tessera di abbonato a casa, arriveranno contenuti specifici per chi si abbona. Un altro modo per partecipare è diffondere questo podcast, quindi dite ai vostri amici che lo ascoltate e invitateli a farlo anche loro, magari scopriranno il mondo dei podcast e se innamoreranno! Grazie ai donatori di questa settimana! Se invece volete sponsorizzare una puntata singola con un vostro prodotto, sito o servizio, alla pagina www.pilloledib.it/sponsor trovate tutte le informazioni Ultimo, ma non meno importante, se volete una consulenza tecnica da me, fatturata, ovviamente, trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza   Il tip Il tip di oggi è più una collezione di pro e contro di varie cuffie che ho provato, magari vi aiuta a non buttare via i vostri soldi. La più versatile da tenere a casa è la sony XXX, una cuffia quasi over ear, con il filo e bluetooth, la uso collegata vol il cavo audio, che tra l'altro ha i connettori standard e può essere sostituito con un cavetto qualunque, collegata al microfono che uso per registrare il podcast o al controller della playstation. Si collega via bluetooth al PC o al Mac oppure al telefono. Buona qualità audio Ottima durata delle batterie Comoda sulle orecchie Scomodissima da portare il giro, anche se ha il suo enorme sacchetto. Le magie le ottengo invece con paio di cuffie Bose della serie QC, che sta per Quiet Confort. Hanno il sistema di riduzione del rumore e, anche se sono di sei anni fa, il sistema funziona alla grande e mi ha salvato da un bel mal di testa nel volo new york-milano. Audio di buona qualità Comode sulle orecchie Hanno la custodia per essere portate il giro, non è piccolissima, ma almeno è quasi piatta. Sono solo con il cavetto audio proprietario che ha il jack più piccolo e piegato Senza batteria o con la batteria scarica non funzionano, neanche il normale ascolto. Il carica batterie è proprietario e non il classico USB Gli auricolari in-ear economici di Aukey sono, piccoli, leggeri ed economici. Si collegano a due dispositivi contemporaneamente e la qualità audio è discreta, il bluetooth dura tranquillo tutto il giorno, anche se si fanno molte telefonate e il fatto che siano magnetici e appesi al collo, sono sempre pronti all’uso quando arriva una telefonata. Come tutte le in-ear a me, tendenzialmente, cadono. Auricolari di tutt’altro livello audio, nel senso che sono spettacolari, sono i powerbeats, io ho la versione 3, con l’archetto e il filo dietro il collo. Visti gli accordi fatti con Apple, se si fa il pairing su un dispositivo, queste saranno collegabili in modo semplice e immediato a ogni altro dispositivo apple con il vostro account. Ma solo uno per volta. Tenerli al collo, senza la parte magnetica, è impossibile, quindi vanno bene solo se si esce con loro indossati e non si tolgono più. Averli pronti per rispondere a una telefonata è pressoché inutile. Ultimo paio che ho provato, sono gli airpod, quelli nella scatolina bianca di apple. La comodità d’uso è eccellente, la custodia è piccola e sta in tasca, se arriva una chiamata, si estrae la cuffia, cercando di non farla cadere, magari in un tombino, la si mette all’orecchio e questa è pronta. Togliere la cuffia dall’orecchio interrompe la riproduzione di quello che si stava ascoltando Con due tap si può avviare la riproduzione o fermarla Per cambiare il volume si deve agire sul telefono, al contrario di tutte le altre. La qualità audio per il parlato è perfetta, per la musica le Powerbeats e le altre non in ear sono notevolmente meglio. Queste cuffie cadono facilmente, se ce l’avete nell’orecchio spenta è un attimo portare la mano all’orecchio e non trovarla più, con la mascherina il rischio è ancora più elevato. Ultima nota: se non le si usano per molti giorni la scatoletta comunque si scarica, quindi ogni tanto mettetela sotto carica. Come le Powerbeats si collegano facilmente a ogni dispositivo con il vostro account google, ma solo uno per volta, con il cambio del dispositivo fatto a mano. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata. Grazie per avermi ascoltato! Ciao!
Jul 06, 2020
#151 – La VPN verso casa
13:25

Ancora VPN, pare essere un discorso molto apprezza to dagli ascoltatori, in questa puntata un piccolo ripasso di protocollo IP e una soluzione per collegarsi a casa propria da qualunque parte nel mondo per accedere la lampadina smart (e fare altre cose)

Le puntate di rifermento sono la 39, la 52, la 63 e la 107 Il DNS dinamico DuckDNS Il post di Antonio sulle VPN Voglio che mi prepari la VPN per casa mia La VPN AirVPN

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 151 e io sono, come sempre, Francesco. Ho già parlato di VPN, in più puntate, nello specifico, la 39, la 52 e la 107, ma è un argomento che spesso torna, sia nel gruppo telegram che nelle richieste che mi arrivano via mail, quindi mi è parso corretto fare ancora una puntata di approfondimento, toccando un argomento un po’ più pratico. Antonio mi ha scritto e mi ha chiesto, in poche parole, come faccio a collegarmi ai miei dispositivi a casa se non sono in grado di costruirmi una mia VPN? Ci sono dei servizi esterni che lo fanno? Spolier: ci sono e lo fanno, ma quasi, ci arriviamo dopo. Ripetiamo un po’ di teoria che non fa mai male. Internet è una rete grande, che copre tutto il mondo, per andare da una parte all’altra si deve avere un IP e conoscere l’IP di destinazione, la traduzione da nomi a IP viene fatta con il DNS, puntata 63, ma non è questo l’argomento di oggi. Il traffico che passa da un IP all’altro, di norma non è crittografato, quindi chi c’è in mezzo, e vi assicuro che i dispositivi fra un IP e l’altro nel mondo sono parecchi, può vedere tutto quello che passa. Ma gli IP nel mondo sono un numero finito, per la precisione sono da 000.000.000.000 a 255.255.255.255 trnne alcune eccezioni, quindi 4 miliardi e 295 milioni circa e se ci pensate nel mondo siamo 6 miliardi, non tutti sono connessi, ma quelli connessi hanno sicuramente più di un dispositivo a testa. Insomma, gli IP nel mondo non sono abbastanza. Con la nuova versione del protocollo IP, la IPv6, gli IP sono molto di più, ma ne parleremo, appena riesco a studiarmeli per bene. Per ovviare a questo, è stato deciso che nel mondo alcuni range di IP non dovessero essere usati come IP pubblicamente disponibili sulle rete, gli IP pubblici appunto, ma dovessero essere privati. Questo vuol dire che spesso, dietro a un solo IP pubblico possono esserci parecchi IP privati. In termini pratici  casa vostra il router ha un IP pubblico, tranne alcune eccezioni che vedremo, e poi voi in casa avete degli altri IP, che se fate caso, spesso e volentieri sono gli Ip che hanno anche a casa i vostri amici. Non è una trattazione di reti, ma, così indicativamente gli indirizzi usabili in reti private sono questi: . da 10.0.0.0 a 10.255.255.255 (16 milioni di indirizzi circa) . da 172.16.0.0 a 172.31.255.255 (un milione di indirizzi circa) . da 192.168.0.0 a 192.168.255.255 (65 mila indirizzi irca) Sicuramente a casa vostra avete gli indirizzi da 192.168.1.0 a 192.168.1.255, anzi quasi sicuramente, ma succede nel 95% dei casi circa. La rete interna, quella privata, permette di far comunicare tra di loro i dispositivi, per questo dal Pc potete stampare sulla stampante WiFi o dal telefono potete comandare il Chromecast o raggiungere il NAS. Ognuno di questi dispositivi può accedere ad un qualunque IP pubblico su Internet, ovviamente, tramite un protocollo che si chiama NAT, Network Address Translation, che funziona pressapoco così: Il PC vuole accedere a www.google.it, l’indirizzo di www.google.it non è all’interno della rete, quindi chiede al router “senti, mi fai accedere all’IP di google.it?” Il router si segna qual è l’indirizzo del dispositivo che lo chiede e ruota la richiesta, per questo si chiama router, sulla rete pubblica, mettendo come sorgente della richiesta il suo IP pubblico. Quando il server di google risponde, risponde all’IP pubblico del router, che si ricorda l’indirizzo da cui aveva avuto origine la richiesta, e glielo manda. Ma se io dall’esterno voglio accedere alla rete interna? Il router, solitamente, ha un firewall che prende tutte le richieste che arrivano per qualche dispositivo all’interno, nella sua rete privata, e le respinge. Dall’esterno nessuno entra. E’ possibile configurare il router in modo che possa ricevere alcune richieste sul suo IP pubblico su una determinata porta e le inoltri a un IP privato nella rete interna, questa è una regola di portworfarding. Aprire una porta verso la rete interna, se non si sa cosa i sta facendo è sempre pericoloso. Ok, ma io sono fuori casa e voglio vedere se in casa va tutto bene, voglio accedere alla telecamera, vedere il termostato, accedere al NAS, insomma, voglio collegarmi casa, come posso fare? Uso una VPN, in una delle due accezioni tipiche per le quali è usata. instauro un canale crittografato e riservato che mi permetta di accedere alla rete di casa mia senza che il traffico che passa tra il mio PC e casa sia visibile su Internet. Cosa serve per far questo? Serve un dispositivo all’interno della mia rete di casa che sia visibile dall’esterno, con un portforwarding, quindi, che accetti le connessioni VPN, verifichi che le connessioni siano legali tipicamente con un certificato, un utente e una password e instauri la connessione. In azienda per fare questo di solito ci sono dei dispositivi dedicati prodotti da famosi marchi come Cisco, Sophos, Wathguard o altri (no, nessuno mi ha sponsorizzato) che hanno un certo costo. A casa nostra si può fare tutto con un Raspberry Pi a basso costo. Il raspberry Pi, per chi non lo conoscesse, è un piccolo PC grande come un pacchetto di sigarette, completo di tutto, sul quale si installa Linux e che può essere usato per fare davvero un milione di cose. Mettere su un server VPN però potrebbe essere una roba complessa. Ma il mondo dei nerd è bello perché c’è gente brava che riesce, non sempre, purtroppo, a rendere le cose difficili un po’ più facili. Nasce quindi PI-VPN, che si installa sul raspberry con un solo comando che sistema tutto per poter funzionare correttamente. Però in effetti non è tutto così facile. Per far sì che tutto funzioni è necessario anche fare un portforwarding di una porta specifica verso l’indirizzo del raspberry, che deve essere sempre quello e non dinamico scelto dal router. manca ancora un piccolo dettaglio. L’IP pubblico a casa, quello che vi assegna l’operatore di connettività, è dinamico, quindi spesso cambia. Come abbiamo detto prima, per far partire una connessione è necessario conoscere l’indirizzo della destinazione, se questo cambia non è così facile. Ci sono dei servizi che fanno DNS dinamico, quindi, a fronte di una registrazione si sceglie un nome e questo avrà come indirizzo assegnato quello di casa,man mano che cambia. Per queste cose io uso DuckDNS. Ok, devo ammettere che sì, è facile, ma non proprio banale, ecco. Soprattutto se non si è ferrati nell’utilizzo del router e di Linux. Esistono dei servizi esterni, trovati da Antonio, che tra l’altro li ha recensiti sul suo blog con un articolo dettagliato e molto ben scritto, trovate il link come di consueto nelle note dell'episodio, che fanno a sbattimento quasi zero, una cosa simile. Ti registri, colleghi al loro server tutti i dispositivi che ti serve che si vedano tra di loro e il gioco è fatto, saranno tutti visibili in un tunnel connesso e protetto. Questo sistema ha l’innegabile vantaggio di non dover configurare niente, tranne le singole VPN sui dispositivi che vuoi connessi tra di loro. Il problema è che non si può configurare la VPN su dispositivi smart quali, ad esempio il gateway delle lampade smart o il termostato, quindi è una soluzione parziale. Non so se si può fare, ma ci va un po’ di lavoro sporco sul router, si potrebbe collegare il router a uno di questi servizi, così da avere lui, e tutta la rete sottostante, connessa e visibile. In questo modo abbiamo protetto l’accesso alla rete di casa quando siamo fuori, con PI-VPN abbiamo anche protetto la navigazione Internet, che passerà attraverso la connessione VPN e uscirà dal nostro IP pubblico di casa, come se stessimo davvero a casa. la cosa bella è con il telefono in VPN verso casa, si possono usare tutti i dispositivi smart all’interno della casa, io ad esempio comando senza problemi le luci tradfri di ikea o accedo al pannello di controllo di home assistant, senza aver aperto porte strane dall’esterno verso l’interno che mi espongono solo a rischi. Tutto molto bello, ma se qualcuno di voi ascoltatori volesse la VPN verso casa sua e non sa da dove iniziare? Ci sono qua io e posso offrire i miei servizi professionali, vi lascio il link della pagina dedicata, ma in sostanza, vi posso offrire questo tipo di attività: vi comprate il raspberry, la scatola e il suo alimentatore io vi preparo la scheda con tutta la configurazione pronta e ve la spedisco Quando vi arriva la mettete nel raspberry, lo accendete, ci mettiamo d’accordo, mi collego al vostro PC, con le vostre passord mi collego al router, lo configuro e vi consegno un manuale su come si usa e 5 file di configurazione usabili su 5 dispositivi per collegarli in VPN. Se vi interessa, andate sul mio sito https://www.iltucci.com/blog/vpnacasa/ e contattatemi, oppure scrivetemi alla mail pilloledibit@gmail.com. E’ una consulenza professionale, viene quindi correttamente fatturata. Insieme alla MicroSD vi spedisco anche gli adesivi, se li volete mettere sul raspberry. Se siete abbonati al podcast vi faccio uno sconto del 15%. I contatti Tutti i contatti, i link e le informazioni su questo podcast li trovate sul sito www.pilloledib.it, il link diretto alla puntata è www.pilloledib.it/podcast/151    Potete contattarmi in un sacco di modi diversi: l’account twitter @pilloledibit o @cesco_78 la mail pilloledibit@gmail.com il gruppo telegram www.pilloledib.it/telegram     Il form sul sito Rispondo a tutti e sono attivo nel gruppo di discussione Se volete partecipare attivamente al podcast, trovate sul sito i link per le donazioni, ci sono molte piattaforme e modalità, scegliete quella che vi piace di più. Se donate almeno 5€ compilate il form con i vostri dati e vi spedisco gli adesivi a casa. Sembra brutto dirlo, ma se donate meno di 3€ su PayPal vanno più soldi a loro che a me, in questo caso, scegliete Satispay, se possibile. Se non ce l’avete ancora, fatelo, è gratis, comodo e lo usano un sacco di esercenti, se usate il codice promo FRANCESCOT vi arrivano anche 2€ gratis (a volte di più) Ringrazio tantissimo chi sta partecipando, chi ha partecipato e chi sta pensando di farlo. Se vi abbonate con una donazione minima di 5€ al mese vi mando la tessera da abbonato e sto pensando a contenuti aggiuntivi Se vi interessa una consulenza tecnica per vostri progetti, siti, sviluppi o un aiuto sul PC o la rete a casa o in ufficio,  trovate tutte le informazioni alla pagina www.iltucci.com/consulenza, il link è nelle note, come sempre. Se invece volete sponsorizzare una puntata, si può fare anche questo, informazioni su www.pilloledib.it/sponsor Il tip E se invece di collegarvi via VPN a casa volete solo avere un modo sicuro di navigare, in modo che il vostro operatore o chi gestisce la WiFi libera non possa vedere dove andate, potreste abbonarvi a uno dei servizi di VPN che si trovano su Internet. Vi consiglio AirVPN, che è gestito da un amico, è un’azienda italiana e garantisce puro e completo anonimato, al punto da accettare in pagamento anche le criptovalute. Non sono stato pagato per questo tip, quindi è un consiglio e non una pubblicità. Visto quel che sta succedendo, come detto nella puntata precedente, una VPN di questo tipo è utile per bypassare eventuali, idioti, blocchi. Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata. Grazie per avermi ascoltato! Ciao!
Jun 29, 2020
#150 – Il cloud, ancora
16:38

Una seconda puntata di seguito sul cloud, adesso sulla differenza tra avere un server in un datacenter o avere un servizio che si paga per quanto lo si utilizza. Il tutto paragonato a una scrivania.

Ho anche detto sue parole (un po' arrabbiate) sulla questione del filtro contenuti attivo per ogni connessione ad Internet

Il nuovo podcast da ascoltare è AWS in Italiano

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